ROMA — “Chi trova un amico trova un tesoro”: il programma lanciato alcuni giorni fa da Leonardo, che prevede un premio fino a 1.500 euro per i dipendenti che segnalano i profili giusti da assumere, ha fatto discutere, sollevando anche qualche critica da parte dei sindacati, che lo vedono come la certificazione di un sistema di domanda e offerta di lavoro che non funziona. Eppure non rappresenta una novità: ci sono aziende, come Accenture, che hanno lanciato da tempo progetti di questo tipo.
«All’estero il job referral rappresenta una modalità di assunzione molto diffusa, e ormai anche in Italia tra le multinazionali è una pratica consolidata», conferma Roberta Gentile, talent management director di Vertiv, fornitore globale di soluzioni per le infrastrutture digitali («facciamo tutto quello che serve all’interno dei datacenter, tranne i computer», spiega). Vertiv offre bonus compresi tra gli 800 e i 3.500 euro a chi “presenta un amico”.
«Per job referral si intende un sistema di rec…
ROMA — “Chi trova un amico trova un tesoro”: il programma lanciato alcuni giorni fa da Leonardo, che prevede un premio fino a 1.500 euro per i dipendenti che segnalano i profili giusti da assumere, ha fatto discutere, sollevando anche qualche critica da parte dei sindacati, che lo vedono come la certificazione di un sistema di domanda e offerta di lavoro che non funziona. Eppure non rappresenta una novità: ci sono aziende, come Accenture, che hanno lanciato da tempo progetti di questo tipo.
«All’estero il job referral rappresenta una modalità di assunzione molto diffusa, e ormai anche in Italia tra le multinazionali è una pratica consolidata», conferma Roberta Gentile, talent management director di Vertiv, fornitore globale di soluzioni per le infrastrutture digitali («facciamo tutto quello che serve all’interno dei datacenter, tranne i computer», spiega). Vertiv offre bonus compresi tra gli 800 e i 3.500 euro a chi “presenta un amico”.
«Per job referral si intende un sistema di reclutamento dei candidati tramite passa parola – spiega Matilde Marandola, presidente di Aidp (Associazione italiana per la direzione del personale) – I dipendenti segnalano all’azienda dei candidati per alcune posizioni aperte utilizzando le loro reti di contatti e ricevendo in cambio un premio in denaro, giorni di ferie extra o strumenti di welfare. Ovviamente solo nel caso in cui la candidata, o il candidato, superi il periodo di prova».
In un mercato del lavoro asfittico come quello italiano, dove le difficoltà di reclutamento segnalate dalle aziende, secondo il report mensile di Unioncamere, sfiorano in media il 50%, ma con picchi che superano il 70% in alcuni settori, le imprese si contendono gli aspiranti dipendenti. «La campagna che abbiamo appena lanciato – spiega un portavoce di Leonardo – nasce per sollecitare la ricerca di personale molto specializzato, difficile da reperire. I laureati Stem non sono abbastanza rispetto al fabbisogno delle aziende che li cercano. Per il nostro piano industriale 2024-2028 avremo bisogno di 6-7.000 nuovi dipendenti».
Non sono soltanto le multinazionali a premiare chi riesce a portare un amico in azienda: «I settori in cui il fenomeno è maggiormente utilizzato sono quelli relativi alla tecnologia, all’It, a sanità, settore vendite e servizi finanziari. Le tipologie di aziende che usano questo sistema di reclutamento – rileva Marandola – sono quelle di grandi dimensioni, startup tecnologiche, organizzazioni che ricercano personale qualificato, e sicuramente quelle in cui la cultura aziendale rappresenta un valore cruciale».
Infatti la scarsità di figure specializzate non è la sola leva del job referral, conferma Raffaele Credidio, Emea people director di Micron, multinazionale che produce memorie a semiconduttori: «Sono anni che adottiamo questa policy, con bonus differenziati a seconda della posizione del dipendente che supera il periodo di prova e viene assunto. I dipendenti che ci mettono la faccia danno un valore aggiunto, perché il nuovo arrivato cercherà di mettercela tutta, anche per non far fare brutta figura a chi lo ha presentato. Chi arriva, poi, risponderà alle nostre esigenze anche rispetto alla policy aziendale: per esempio noi cerchiamo persone adattabili anche dal punto di vista degli orari, dovendo comunicare con l’Asia e con gli Stati Uniti». «L’esperienza ci dice che questa modalità di assunzione dà una piccola garanzia in più – conferma Gentile – In questo periodo stiamo assumendo molti giovani, e ci capita che ci segnalino i loro compagni del corso di laurea».