C’è anche la birra fra le vittime dei cambiamenti climatici. Fenomeni atmosferici estremi, come alluvioni e siccità, hanno danneggiato la produzione di orzo, fra i principali ingredienti di una delle bevande più diffuse e popolari, facendone calare le rese. Il problema, diventato evidente nel 2023, si è riproposto anche quest’anno. Secondo Coldiretti e Consorzio Birra italiana, rischia di trasformarsi in un fattore strutturale, compromettendo la crescita della filiera, che deve già fare i conti con l’aumento dei costi. Si spiega così, allora, la richiesta che in modo sempre più pressante le due associazioni di produttori rivolgono al governo per l’adozione di misure di sostegno per il settore. La più importante è il ripristino della riduzione dell’accisa per i microbirrifici, scaduta lo scorso anno. Intervenire sulle accise, nella misura di 2 centesimi, e reintrodurre gli sconti per i birrifici fino a 60mila ettolitri sono le richieste avanzate anche da AssoBirra per la prossima legge…
C’è anche la birra fra le vittime dei cambiamenti climatici. Fenomeni atmosferici estremi, come alluvioni e siccità, hanno danneggiato la produzione di orzo, fra i principali ingredienti di una delle bevande più diffuse e popolari, facendone calare le rese. Il problema, diventato evidente nel 2023, si è riproposto anche quest’anno. Secondo Coldiretti e Consorzio Birra italiana, rischia di trasformarsi in un fattore strutturale, compromettendo la crescita della filiera, che deve già fare i conti con l’aumento dei costi. Si spiega così, allora, la richiesta che in modo sempre più pressante le due associazioni di produttori rivolgono al governo per l’adozione di misure di sostegno per il settore. La più importante è il ripristino della riduzione dell’accisa per i microbirrifici, scaduta lo scorso anno. Intervenire sulle accise, nella misura di 2 centesimi, e reintrodurre gli sconti per i birrifici fino a 60mila ettolitri sono le richieste avanzate anche da AssoBirra per la prossima legge di bilancio. Se fossero accolte, le accise scenderebbero a 2,97 euro per ettolitro grado plato (l’unità di misura della densità), dando respiro ad un mercato in contrazione che in un anno ha registrato perdite superiori al 5 per cento.
I numeri della birra in Italia
I danni dell’inflazione
Prima della pandemia, il settore birraio era in crescita. La nascita di nuove realtà artigianali era accompagnata da investimenti, lancio di nuovi prodotti e dalla spinta commerciale dei grandi marchi storici del Paese. La tendenza si è invertita bruscamente dopo il periodo di emergenza sanitaria a causa dell’inflazione e dell’erosione del potere d’acquisto. Nel 2023 la produzione è scesa a 17,4 milioni di ettolitri, segnando un meno 5,02% rispetto al 2022. I consumi nazionali si sono fermati a 21,2 milioni di ettolitri, poco più di 36 litri pro capite, rispetto ai 22,5 milioni dei dodici mesi precedenti (meno 5,85%). Il primo semestre di quest’anno ha confermato la tendenza al ribasso. La produzione nazionale e il mercato interno continuano ad essere in sofferenza. I consumi ristagnano e – altro elemento di preoccupazione – sono sostenuti prevalentemente dalle birre importate, che fanno segnare un più 10,2%.
Il peso delle accise
Da questo punto di vista, la riduzione dell’accisa servirebbe a non scoraggiare gli investimenti e a mantenere la competitività. La misura, infatti, pesa su tutta la filiera: produttori, rivenditori e consumatori. Inoltre, siccome è soggetta all’Iva, l’accisa incide sul prezzo lungo tutta la catena del valore. In pratica, su un bicchiere di birra alla spina, circa 80 centesimi sono imputabili all’accisa, mentre su una bottiglia da 66 cl in offerta speciale, ossia il formato più venduto nei supermercati, la tassa incide sul prezzo di vendita per circa il 40 per cento.
«Le dinamiche degli ultimi 18 mesi confermano l’esistenza di una correlazione inversa tra l’aumento delle accise e l’andamento del mercato - spiega Alfredo Pratolongo, presidente di AssoBirra -. Dopo il primo aumento di gennaio 2023 il comparto è entrato in una fase contrazione che si è protratta dopo il secondo aumento a gennaio 2024. Nel primo semestre di quest’anno, i dati riportano un incremento delle importazioni da Paesi europei con una tassazione fino a quattro volte inferiore a quella italiana. In questo modo le aziende che esportano sono di fatto più competitive, poiché il prezzo, soprattutto in un contesto di ridotto potere d’acquisto, ha un impatto significativo». Intervenire sulle accise in modo permanente servirebbe, quindi, a rilanciare la competitività delle aziende e del prodotto. «La birra – osserva Pratolongo - è l’unica bevanda da pasto gravata da accise, il differenziale va ridotto. Si tratta di una tassa regressiva che ha un peso elevatissimo proprio sulle birre più popolari, sulle quali i consumatori pagano una tassazione iniqua».
La diversificazione delle produzioni
Non va, però, dimenticato il sostegno alla filiera agricola. Un punto su cui Coldiretti è categorica: è necessario dare alle aziende un’opportunità di diversificazione colturale delle produzioni, come avviene già per il luppolo, che è l’altro ingrediente fondamentale per la produzione di birra. Grazie all’azione del Consorzio Birra italiana, con il coinvolgimento di cooperative specializzate nella lavorazione, si assiste ad una sempre maggiore professionalizzazione di questo tipo di coltura. Attualmente in Italia ci sono 28mila ettari destinati alla coltivazione di orzo e 89 ettari di coltivazioni sperimentali di luppolo, con una maggiore concentrazione in Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. La birra artigianale, invece, viene prodotta principalmente in Lombardia, Veneto, Piemonte e Toscana. Le associazioni di categoria chiedono anche di sviluppare soluzioni di agricoltura 5.0 per contenere gli impatti del cambiamento climatico, investendo nello sviluppo della ricerca genetica per sperimentare nuove varietà più resistenti.
I birrifici artigianali
Nonostante le difficoltà, il settore birraio rappresenta un patrimonio per il Paese. Crea ricchezza e occupazione lungo una filiera che si sviluppa dai campi ai bar e ai ristoranti, impiegando circa 103mila persone e mantenendo solidi legami con le imprese agricole dalle quali proviene gran parte del malto d’orzo.
A ciò si aggiunge la filiera della birra artigianale, che conta 1.174 birrifici. Di questi, 280 sono agricoli: autoproducono il 51% delle materie prime necessarie. Secondo i dati di Coldiretti e del Consorzio Birra italiana, la produzione di birra artigianale ha raggiunto i 48 milioni di litri, di cui quasi 3 milioni destinati all’export, e con un valore di oltre 430 milioni di euro sul mercato del fuori casa. I posti di lavoro, fra addetti diretti e indiretti, hanno toccato le 92mila unità. Un trend da consolidare. «Il settore della birra artigianale è di fronte a una sfida complessa - osserva Teo Musso, presidente del Consorzio Birra italiana -. Oggi il clima incide sia sulla produzione agricola sia sulla disponibilità dei consumatori a trascorrere tempo fuori casa. Nonostante l’inflazione si stia stabilizzando, la fiducia deve ancora consolidarsi. Davanti a questi ostacoli, l’unica via è fare squadra e puntare con determinazione sulla promozione della filiera agricola italiana, con la prospettiva di una ripresa per il 2025».