Landini: “C’è un’emergenza salari e il governo programma il taglio”
di Rosaria Amato , Valentina ConteROMA — Salari bassi, spinti giù da inflazione e precarietà. E da un governo che «rifiuta la concertazione, firma intese separate con sindacati di comodo, impone ai dipendenti pubblici un aumento del 6% contro una perdita di potere d’acquisto del 17%». Per questo, dice Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, «la questione salariale è politica». E sarà al centro dello sciopero generale del 29 novembre con la Uil. Landini in piazza a Bologna. Pierpaolo Bombardieri a Napoli.
Il referendum tra i pubblici
«Facciamo un referendum tra i lavoratori pubblici e vediamo se sono d’accordo», insiste Landini. Il leader Cgil accusa Palazzo Chigi di «programmare una riduzione strutturale delle retribuzioni pubbliche». Teme che quell’intesa – ottenuta senza la firma di Cgil e Uil – faccia da modello ad altri comparti pubblici. E anche privati, dove si fa fatica. Ci sono 29 contratti scaduti con 6,9 milioni di lavoratori in attesa. Serve un aiuto dello Stato: «Ogni risorsa mettiamola per defis…
ROMA — Salari bassi, spinti giù da inflazione e precarietà. E da un governo che «rifiuta la concertazione, firma intese separate con sindacati di comodo, impone ai dipendenti pubblici un aumento del 6% contro una perdita di potere d’acquisto del 17%». Per questo, dice Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, «la questione salariale è politica». E sarà al centro dello sciopero generale del 29 novembre con la Uil. Landini in piazza a Bologna. Pierpaolo Bombardieri a Napoli.
Il referendum tra i pubblici
«Facciamo un referendum tra i lavoratori pubblici e vediamo se sono d’accordo», insiste Landini. Il leader Cgil accusa Palazzo Chigi di «programmare una riduzione strutturale delle retribuzioni pubbliche». Teme che quell’intesa – ottenuta senza la firma di Cgil e Uil – faccia da modello ad altri comparti pubblici. E anche privati, dove si fa fatica. Ci sono 29 contratti scaduti con 6,9 milioni di lavoratori in attesa. Serve un aiuto dello Stato: «Ogni risorsa mettiamola per defiscalizzare i rinnovi e non sul secondo livello, poco diffuso», chiede Landini.
Una legge sulla rappresentanza
Poi affonda: «Siamo passati dai 150 contratti nazionali del 1995 ai quasi mille di oggi. Eppure non abbiamo ancora una legge sulla rappresentanza. E ai tavoli col governo ci troviamo con altre 17 sigle». Ne ha anche per Confindustria: «Dopo il caffè estivo, nessun altro contatto». E poi giù contro un paio di ministri, Trasporti e Sanità. Salvini parla di sciopero selvaggio? «Non so cosa intenda per “selvaggio”, forse una citazione autobiografica. Rispettiamo la legge». Solo l’1,5% del personale sanitario ha scioperato? «Se Schillaci pensa che il 98% di medici e infermieri sia con lui, auguri. Ragionare così è stupido e irresponsabile. La sanità è al collasso. E chi sciopera perde un giorno di retribuzione».
L’emergenza salariale
Sui salari Landini mostra le slide della Fondazione Di Vittorio. In trent’anni, fino al 2020, uno stipendio medio italiano ha perso mille euro (-3%), francesi e tedeschi ne hanno aggiunti 10 mila (+30%). Peggio nel 2021-2024: giù di altri 8 mila euro, (5 mila per chi ha il taglio del cuneo). La perdita poi si cumula. Diventa una voragine da 25 mila euro entro il 2029 (15 mila col taglio). «Se non si alzano ora i salari, con 52 miliardi di dividendi dati negli ultimi due anni, quando?», si chiede Landini.
La proposta della Uil per il terziario
La Uil concorda con la richiesta di una legge sulla rappresentanza e di una detassazione degli aumenti contrattuali, ma anche di secondo livello. Propone per il terziario, settore con salari giù del 13,5%, più della media, un contratto unico per battere il dumping al ribasso, contratti di secondo livello per recuperare la produttività, adeguamenti biennali e la sostituzione dell’Ipca con un indice che rifletta l’inflazione reale. «I sindacati l’hanno accettato nel ‘93 per responsabilità, per far entrare questo Paese in Europa», ricorda il leader Uil Bombardieri. Mentre adesso «agganciare i rinnovi contrattuali all’Ipca significa negare la realtà».