Siena — Quelle di Michela e Francesca sono le facce dietro ai numeri delle strategie industriali. Stanche ma non arrese. Con addosso i segni del tempo che passa e nello sguardo la preoccupazione, perché è difficile immaginare un futuro nel mondo del lavoro se hai cinquant’anni e da almeno venticinque fai l’operaio. Fuori dai cancelli della Beko una pioggerella triste bagna chi è arrivato per l’assemblea contro la chiusura annunciata mercoledì a Roma da Arçelik, l’azienda turca che solo 8 mesi fa ha rilevato da Whirpool lo stabilimento industriale, uno degli ultimi della provincia.
Tante coppie tra gli operai della fabbrica
Le 299 persone che andranno a casa alla fine dell’anno prossimo hanno sentito arrivare il "piano socialmente brut…
Siena — Quelle di Michela e Francesca sono le facce dietro ai numeri delle strategie industriali. Stanche ma non arrese. Con addosso i segni del tempo che passa e nello sguardo la preoccupazione, perché è difficile immaginare un futuro nel mondo del lavoro se hai cinquant’anni e da almeno venticinque fai l’operaio. Fuori dai cancelli della Beko una pioggerella triste bagna chi è arrivato per l’assemblea contro la chiusura annunciata mercoledì a Roma da Arçelik, l’azienda turca che solo 8 mesi fa ha rilevato da Whirpool lo stabilimento industriale, uno degli ultimi della provincia.
Tante coppie tra gli operai della fabbrica
Le 299 persone che andranno a casa alla fine dell’anno prossimo hanno sentito arrivare il "piano socialmente brutale”, come lo hanno definito i sindacati. Se lo aspettavano, da tempo la fabbrica di congelatori a pozzetto è in crisi, gli ammortizzatori sociali sono scattati addirittura 12 anni fa. “Ma è praticamente dal 2008 che ci sono problemi, da allora non sono state fatte assunzioni”, dice Alberto, in azienda dal ‘97.
Così, i dipendenti della Beko di Siena hanno tutti almeno 40 anni. Nessuno di loro già oggi è impiegato per più di 11 giorni al mese. “Com’è lavorare così poco? Uno schifo”, dice Michela, che sta alla catena di montaggio: “Quando sei di turno i ritmi sono molto pesanti”. In una fabbrica così “vecchia” ci sono tante coppie, operai che si sono conosciuti tanto tempo fa al lavoro, quando la produzione viaggiava benissimo, e hanno messo su famiglia. Ora, la prospettiva sconfortante è di perdere due stipendi da 1.200 euro contemporaneamente. “Ma non ci arrendiamo, cercheremo una strada per salvare il nostro impiego. Ora siamo avviliti ma poi arriverà la rabbia”.
Gli esuberi anche in Lombardia e nelle Marche
Arçelik in Italia ha 4.400 dipendenti, tra operai e impiegati, e mercoledì ha annunciato 1.935 esuberi. Oltre a quello di Siena, chiuderanno gli stabilimenti di Comunanza (Ascoli), e quello della linea del freddo di Cassinetta di Biandronno (Varese). “Sapevamo già, il 2 aprile scorso, quando l’azienda turca ha comprato le fabbriche italiane di Whirpool, che l’idea era di acquisire quote di mercato e successivamente chiudere, spostando altrove la produzione”, dice Daniela Miniero, responsabile Fiom dell’area senese.
«Non riusciamo a capire come il governo ha intenzione di esercitare la “golden power”, cioè il meccanismo di tutela dell’occupazione». Dal ministero delle Imprese, guidato da Adolfo Urso, che non era presente all’incontro, fanno notare che la golden power risale al maggio 2023, quando iniziò l’operazione Beko-Whirpool. Vennero fatte prescrizioni su mantenimento dei livelli occupazionali e tutela della produzione. «Nel frattempo Beko ha chiuso con atti unilaterali uno stabilimento da 1.800 lavoratori in Polonia e uno da 150 nel Regno Unito. Da noi non lo ha fatto perché è soggetta alla golden power. Ora inizia un “negoziato” per rivedere il piano, ridurre gli esuberi e puntare alla reindustrializzazione». Intanto si muovono i Comuni e le Regioni Toscana, Lombardia e Marche.
“La città ci snobba”
All’ipotesi reindustrializzazione i lavoratori di Siena non credono molto. In Toscana, e non solo, ci sono tanti altri i casi che non hanno funzionato, a partire da Piombino. "Qui in provincia eravamo rimasti l’ultima fabbrica, nessuna è sopravvissuta, settore farmaceutico a parte. Via via che chiudevano le varie realtà, gli operai venivano da noi - dice ancora Alberto - Siamo stati anche più di mille”. Il caso Beko esplode in una città molto particolare come Siena, un tempo resa florida da “babbo Monte”, come veniva chiamato il Monte dei Paschi, che prima della crisi dava lavoro e prosperità. Oggi le cose sono cambiate e tra i cittadini, denunciano gli operai, non c’è grande empatia. “Alla città non gliene può fregar di meno di noi - sintetizza con amarezza Francesca - Ho visto più commenti sotto i post su un concorrente senese del Grande Fratello che sotto quelli dedicati alla nostra chiusura”.
Michela racconta di quando, durante un volantinaggio una signora in macchina non le voleva aprire nemmeno il finestrino e poi ha strappato il suo foglio. “Il senese è freddo, ha in po’ il paraocchi”, dice. Ieri mattina gli operai hanno fatto un corteo in centro. “Non abbiamo ricevuto grande solidarietà, nemmeno dai commercianti. L’atmosfera è stata fredda. Se fossero passati i cavalli del Palio ci sarebbe stata molta più gente”.