Orcel, tra mercato e politica per spingere il grande polo europeo
di Francesco ManacordaUna prima vita a spiegare ai banchieri che cosa avrebbero potuto e dovuto fare; una seconda vita passata a farlo. È uno e bino questo Andrea Orcel che stamattina ha riacceso i riflettori del mercato, dei decisori e della concorrenza sullo smisurato torrione di Unicredit che si staglia nel cielo milanese. La prima vita è appunto quella di banchiere d’affari: dopo gli studi, questo romano che da sempre guarda all’estero – liceo allo Chateaubriand, laurea in Economia alla Sapienza, master a Fontainebleau – inanella un classico tour che parte da Goldman Sachs e passa da Boston Consulting Group, prima di approdare alla banca d’affari Usa Merrill Lynch. E’ là, poco più di 30 anni fa, che si trasforma nell’uomo che sussurra ai banchieri.
Nella dinamica Europa degli anni ’90…
Una prima vita a spiegare ai banchieri che cosa avrebbero potuto e dovuto fare; una seconda vita passata a farlo. È uno e bino questo Andrea Orcel che stamattina ha riacceso i riflettori del mercato, dei decisori e della concorrenza sullo smisurato torrione di Unicredit che si staglia nel cielo milanese. La prima vita è appunto quella di banchiere d’affari: dopo gli studi, questo romano che da sempre guarda all’estero – liceo allo Chateaubriand, laurea in Economia alla Sapienza, master a Fontainebleau – inanella un classico tour che parte da Goldman Sachs e passa da Boston Consulting Group, prima di approdare alla banca d’affari Usa Merrill Lynch. E’ là, poco più di 30 anni fa, che si trasforma nell’uomo che sussurra ai banchieri.
Nella dinamica Europa degli anni ’90 non c’è operazione di fusione creditizia di primo piano che non sia ideata, coordinata, messa a punto, da quello che presto diventa il “Ronaldo dei banchieri”. Dal consolidamento spagnolo, con la nascita di Bbva all’espansione del Banco Santander in Gran Bretagna, fino alle fusioni a catena che portano il Credito Italiano e Unicredito italiano a trasformarsi prima in Unicredit e poi a conquistare in Germania la periclitante Hvb.
Non va sempre in gol, il nostro: ad esempio quando consiglia Royal Bank of Scotland perché muova sull’olandese Abn Amro, innescando un’operazione che si trasforma in un bagno di sangue per l’acquirente. O quando, raccogliendo le spoglie di quella fallita operazione, consiglia a Mps di prendere Antonveneta per una cifra che con il senno di poi appare fuori mercato.Il salto dalla consulenza – di lusso – alla stanza dei bottoni vera e propria avviene nel 2014, quando prende la guida dell’investmant banking nella svizzera Ubs. Ma l’Orcel banchiere rivela anche aspetti più spigolosi di quello – fino ad allora conosciuto – dell’Orcel re delle combinazioni.
Il passaggio mancato al Santander
Nel 2018 il Santander, a cui ovviamente aveva prestato la sua opera in passato conquistandosi la stima di Emilio Botìn, lo vuole come nuovo Ceo. A chiamarlo è Ana Botìn, figlia di Don Emilio e presidente della banca. Ma Botìn jr ha fatto i conti senza il suo cda: una figura ingombrante come quella di Orcel non passa, anche perché il Santander non ha alcuna intenzione di pagare la megaliquidazione che Ubs, vista la sua rapidissima uscita, rifiuta di versargli. Lui, diciamo, non la prende benissimo: richiesta di danni alla banca per circa un centinaio di milioni di euro e lunga causa legale. Il risultato è comunque un risarcimento da parte degli spagnoli che tocca la ragguardevole somma di 43,5 milioni di dollari.
Cifre stratosferiche che nel mondo di Orcel non sono così stupefacenti: lo sorso anno, ad esempio, il banchiere che guida Unicredit dal 2021, ha incassato poco meno di 10 milioni. In casa Unicredit, per l’appunto, Orcel ha fatto finora felicissimi gli azionisti: da quando è arrivato ad oggi i titoli sono saliti da poco più di 7 euro a oltre 36 euro. Anche alla testa della banca italiana il suo carattere forte non è venuto meno, anzi. Nel 2022, ad esempio, ha raffreddato notevolmente i rapporti con il governo -all’epoca quello guidato da Mario Draghi – per aver interrotto la negoziazione su Mps, che Palazzo Chigi voleva sistemare.
Le ambizioni in Europa
E, se anche oggi, Orcel ha chiarito che la banca senese non gli interessa, il suo ingresso in campo sulla Popolare di Milano, che ha appena preso una quota nello stesso Mps, adesso spariglia non poco le carte. Nelle vesti di banchiere alla guida di un istituto – spiegano fonti a lui vicine – è più prudente di quando consigliava ai signori del credito possibili operazioni, ma questo non significa certo che sia timido nell’ideare ed eseguire i suoi piani. Mentre a Bruxelles e nelle capitali europee si parla di unione bancaria e le cose si muovono con i tempi alle volte estenuanti della politica comunitaria, lui si muove. Lo ha fatto con il doppio blitz in Commerzbank – una prima quota il 21 settembre, un raddoppio due giorni dopo – conquistandosi l’ostilità di buona parte dell’establishment tedesco, in testa il Cancelliere Olaf Sholz. Lo fa adesso con l’operazione su Bpm – assai poco amichevole – nella convinzione che avrà il sostegno degli azionisti, se non quello dei politici. L’uomo che sussurrava ai banchieri adesso parla a voce alta ai governi. Solo così, sostiene, l’Italia potrà far sbocciare un grande gruppo europeo.