ROMA – Trasferire la “detrazione per il coniuge a carico” al coniuge a carico. Sembra un gioco di parole. Non lo è. La premier Giorgia Meloni, in un’intervista a Donna moderna uscita nella Giornata contro la violenza sulle donne, dice di voler cambiare questo meccanismo. E riversare le somme di denaro alla persona nella coppia che non lavora. Tipicamente la donna. “È una questione di indipendenza”, insiste la premier. Non si tratta di qualcosa che succederà a breve, però. Il meccanismo è tutto da studiare. Potrebbe essere un bonus che premia “le donne che scelgono di non lavorare”, magari per fare le mamme. Le detrazioni per familiari a carico valgono 3,2 miliardi. Includono anche i figli dai 21 ai 30 anni.
Le parole della premier
“Io penso che ci sia un lavoro da fare che riguarda le donne che scelgono di non lavorare”, spiega Meloni. “Faccio un esempio che può essere considerato una stupidaggine ma è un passaggio culturale non irrilevante. Adesso abbiamo da fare tutta la rev…
ROMA – Trasferire la “detrazione per il coniuge a carico” al coniuge a carico. Sembra un gioco di parole. Non lo è. La premier Giorgia Meloni, in un’intervista a Donna moderna uscita nella Giornata contro la violenza sulle donne, dice di voler cambiare questo meccanismo. E riversare le somme di denaro alla persona nella coppia che non lavora. Tipicamente la donna. “È una questione di indipendenza”, insiste la premier. Non si tratta di qualcosa che succederà a breve, però. Il meccanismo è tutto da studiare. Potrebbe essere un bonus che premia “le donne che scelgono di non lavorare”, magari per fare le mamme. Le detrazioni per familiari a carico valgono 3,2 miliardi. Includono anche i figli dai 21 ai 30 anni.
Le parole della premier
“Io penso che ci sia un lavoro da fare che riguarda le donne che scelgono di non lavorare”, spiega Meloni. “Faccio un esempio che può essere considerato una stupidaggine ma è un passaggio culturale non irrilevante. Adesso abbiamo da fare tutta la revisione delle tax expenditures, e tra queste c’è anche la detrazione per il coniuge a carico: io penso che le risorse della detrazione del coniuge carico, quando c’è un coniuge a carico, non debbano andare al coniuge che lavora, ma al coniuge che è a carico. Una cosa banale, che non cambia la vita di nessuno, però è un messaggio, un principio: non dipendere”.
Come funziona oggi
Sono considerati a carico quei familiari che hanno un reddito inferiore a 2.840 euro. Le detrazioni che spettano per il coniuge a carico variano in base al reddito: da un massimo di 800 euro per un reddito fino a 15 mila euro, a zero per un reddito di 80 mila euro. Fino a 40 mila euro la detrazione si aggira attorno ai 700 euro. Dopo declina abbastanza velocemente.
Come potrebbe funzionare
Il coniuge che lavora non potrebbe più contare su questa riduzione delle sue imposte. L’ammontare della detrazione sarebbe trasferito all’altro coniuge, di solito alla moglie. Coniuge che essendo incapiente o addirittura privo di reddito a quel punto riceverebbe dallo Stato un trasferimento monetario, quindi un bonus accreditato presumibilmente dall’Inps. La premier dice esplicitamente che la questione riguarda “le donne che scelgono di non lavorare”. Ad esempio per accudire i figli. Sembra quindi da escludere che quei denari possano trasformarsi in incentivo a occuparsi. La decontribuzione per le madri lavoratrici, con due o tre figli, già esiste. Voluta sempre dal governo Meloni.
Tutti i “gap” di genere
I dati Inps sono chiari: le donne guadagnano il 28% in meno rispetto agli uomini e su di loro grava la child penalty, la penalità che scatta nei confronti delle donne quando nasce un figlio e sono chiamate a scegliere tra lavoro e famiglia. La proposta della premier Meloni punta ora a sostenere anche chi sceglie di non lavorare. L’obiettivo sarebbe quello di fare un passo avanti sul fronte dell’indipendenza economica e, per questa via, provare a arginare la violenza economica. Secondo i numeri di DiRe (Donne in rete contro la violenza) tre donne su dieci non hanno un conto corrente bancario e quattro su dieci dipendono economicamente dal proprio partner. Ma certo non sarebbe l’ennesimo “bonus” a fare la differenza.