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Unicredit-Bpm, perché il governo è diviso sul terzo polo bancario

La sede centrale di Unicredit in piazza Gae Aulenti a Milano (agf)

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Maggioranza in ordine sparso sulla nuova scalata di Orcel. Salvini: “Non mi piacciono i monopoli”. FdI è prudente, i berlusconiani immobili. Il retroscena
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MILANO – La scure di Salvini e Giorgetti, la mossa prudente di Fratelli d’Italia, l’immobilità dei berlusconiani. Scene di un governo diviso di fronte aIl’Offerta pubblica di scambio appena lanciata da Unicredit su Banco Bpm, con toni e argomenti che fanno perfettamente capire quanto sia (o fosse) importante per ciascuna delle tre forze della coalizione la nascita di quel terzo polo bancario.

Un terzo polo che vedeva Bpm muovere sul Monte dei Paschi di Siena assieme a due grandi nomi della finanza non certo ostili al governo come Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin della famiglia Del Vecchio. Ma soprattutto un terzo polo che nei sogni più selvaggi della politica al potere avrebbe significato l’arrivo di un soggetto bancario in qualche modo di area, lontano da…

MILANO – La scure di Salvini e Giorgetti, la mossa prudente di Fratelli d’Italia, l’immobilità dei berlusconiani. Scene di un governo diviso di fronte aIl’Offerta pubblica di scambio appena lanciata da Unicredit su Banco Bpm, con toni e argomenti che fanno perfettamente capire quanto sia (o fosse) importante per ciascuna delle tre forze della coalizione la nascita di quel terzo polo bancario.

Un terzo polo che vedeva Bpm muovere sul Monte dei Paschi di Siena assieme a due grandi nomi della finanza non certo ostili al governo come Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin della famiglia Del Vecchio. Ma soprattutto un terzo polo che nei sogni più selvaggi della politica al potere avrebbe significato l’arrivo di un soggetto bancario in qualche modo di area, lontano dal duopolio di Intesa Sanpaolo e Unicredit – colossi che battono ormai bandiera propria e non nazionale e con i governi sono abituati a trattare alla pari – magari con un occhio di riguardo per quella platea di clienti-elettori che appartengono al mondo delle partite Iva e delle piccole (spesso piccolissime) imprese e che all’attuale maggioranza sono cari.

Non una caratteristica solo di questa destra, la passione per il credito bancario, visto che anche a sinistra non mancarono in passato interventi ed esternazioni sul tema. Ma oggi si toccano vette finora inesplorate, con Salvini che tuona: "A me le concentrazioni e i monopoli non piacciono mai, ero rimasto al fatto che Unicredit volesse crescere in Germania. Non so perché abbia cambiato idea. Unicredit ormai di italiano ha poco e niente: è una banca straniera, a me sta a cuore che realtà come Bpm e Mps che stanno collaborando, soggetti italiani che potrebbero creare il terzo polo italiano, non vengano messe in difficoltà”.

E rincara la dose chiamando in causa Bankitalia sebbene sia noto che la vigilanza sulle grandi banche sia ormai demandata alla Bce e Francoforte. Anche un leghista solitamente moderato come il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, urla al complotto e ricorda addirittura che esiste il “golden power”, la possibilità per il governo di esercitare poteri speciali, per bloccare un’operazione che Unicredit “ha comunicato, ma non concordato”.

A confronto il presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato, uno dei ‘giovani’ di Fratelli d’Italia più vicino alla premier Meloni, usa toni da vecchio democristiano: “Auspico che, invece di un bipolarismo, in Italia si crei un multipolarismo bancario". Ma non spetta alla politica, precisa subito, “dirigere il mercato e le realtà private”. Tace, invece, Forza Italia. Calcolo politico? Pragmatismo industrial-finanziario degli azionisti di maggioranza del partito, la famiglia Berlusconi? Quel che è certo è che il governo su questa partita si ritrova in ordine sparso.

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