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Confartigianato, il fisco costa a imprese e lavoratori 36,6 miliardi in più della media eurozona

Il presidente di Confartigianato Marco Granelli 

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In occasione dell’Assemblea annuale l’organizzazione fa anche i conti sul peso della guerra in Ucraina sulle nostre aziende: 155 miliardi di euro per la perdita di export e i maggiori oneri. Mattarella: “L’artigianato è un antidoto all’omologazione”
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ROMA – È dedicata ai giovani l’Assemblea di quest’anno di Confartigianato, alla quale partecipa anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ai giovani che in Italia sono sempre di meno (2,8% la perdita di manodopera rispetto all’anno scorso, calcola l’ufficio studi dell’organizzazione) e che preferiscono ‘fuggire’ all’estero, per evitare i troppi ostacoli in Italia. Che Confartigianato mette insieme, numero per numero, a cominciare dai 36,6 miliardi in più di pressione fiscale per i nostri imprenditori e per i lavoratori (620 euro in più a persona), rispetto alla media dell’eurozona, e ai costi dell’energia, superiori di di 11,8 miliardi per le imprese. Ai quali si sono aggiunti i costi della guerra in Ucraina, che tra export perduto e maggiori costi dell’energia e delle materie prime ammontano ormai a 155 miliardi di euro. Un conto salatissimo che schiaccia soprattutto i 4,6 milioni di piccole imprese che danno lavoro a 11,4 milioni di addetti, ricorda Confartigianato.

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ROMA – È dedicata ai giovani l’Assemblea di quest’anno di Confartigianato, alla quale partecipa anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ai giovani che in Italia sono sempre di meno (2,8% la perdita di manodopera rispetto all’anno scorso, calcola l’ufficio studi dell’organizzazione) e che preferiscono ‘fuggire’ all’estero, per evitare i troppi ostacoli in Italia. Che Confartigianato mette insieme, numero per numero, a cominciare dai 36,6 miliardi in più di pressione fiscale per i nostri imprenditori e per i lavoratori (620 euro in più a persona), rispetto alla media dell’eurozona, e ai costi dell’energia, superiori di di 11,8 miliardi per le imprese. Ai quali si sono aggiunti i costi della guerra in Ucraina, che tra export perduto e maggiori costi dell’energia e delle materie prime ammontano ormai a 155 miliardi di euro. Un conto salatissimo che schiaccia soprattutto i 4,6 milioni di piccole imprese che danno lavoro a 11,4 milioni di addetti, ricorda Confartigianato.

“Noi pensiamo che occorra diffondere il più possibile e in ogni sede e modo il richiamo alle giovani generazioni perché abbraccino con entusiasmo il ‘fare impresa’ per essere padroni di sé stessi e partecipare in prima persona alla Storia millenaria del nostro Paese, facendola evolvere e progredire con la propria libera creatività. – afferma il presidente di Confartigianato, Marco Granelli – Per essere finalmente protagonisti della propria vita e andare contro corrente in un mondo che invece spinge verso un conformismo che finisce per spegnere sul nascere ogni entusiasmo. E questo anche come risposta alla fuga all’estero dei nostri giovani ad alle necessità di rinascita e sviluppo delle aree interne e montane”.

Il peso del fisco e dell’energia

Secondo l’ufficio studi di Confartigianato la pressione fiscale nel 2024 fa registrare 36,6 miliardi di maggiore tassazione su cittadini e imprese italiani rispetto all’eurozona, pari a 620 euro pro capite in più. Al peso del fisco si aggiunge la batosta del caro-bollette: nel biennio 2022-2023 le piccole imprese italiane hanno pagato l’energia elettrica 11,8 miliardi in più rispetto alla media dei Paesi dell’Unione economica e monetaria.

Non va meglio sul fronte della burocrazia: il 73% degli imprenditori italiani lamenta la complessità delle procedure amministrative, sette punti in più del 66% della media Ue. Inoltre, il 78% degli imprenditori si sente ostacolato dai continui cambiamenti legislativi, ben 14 punti percentuali in più rispetto al 64% della media Ue.

Aumentano le difficoltà di reperimento dei lavoratori

A complicare la vita degli imprenditori è anche la carenza di manodopera. Un fenomeno in costante crescita visto che, a novembre, le aziende di manifattura e servizi lamentano difficoltà a reperire il 47,9% del personale necessario (pari a 204.790 lavoratori), 2,8 punti percentuali in più rispetto al 45,1% del 2023. E mentre le aziende cercano lavoratori, i giovani non cercano lavoro. Secondo il rapporto di Confartigianato i giovani inattivi tra 25 e 34 anni sono 1.495.000, un numero che assegna all'Italia il primato negativo nell’Unione europea con un tasso del 24,2%, a fronte del 14,1% della media Ue. Superiore al resto d’Europa anche il cuneo fiscale sul lavoro. In Italia è pari al 45,1%, 3,5 punti in più rispetto al 41,6% della media dei 22 paesi avanzati membri dell’UE e 10,3 punti in più rispetto alla media dei paesi Ocse.

Mattarella: “L’artigianato è un antidoto all’omologazione”

Il dialogo che l’artigianato ha “con le istituzioni, con i territori, rappresenta humus fecondo per la democrazia del nostro Paese, proponendo un canale di partecipazione più che mai necessario in un'epoca di smarrimento. L'artigianato, 'antica gloria d'Italia’, e, aggiungo, sempre nuova, costituisce peraltro un elemento di autenticità, un antidoto all'omologazione sociale. Una leva anche per riscoprire la territorialità. Ci sono aree del Paese impoverite da una nuova ondata di spopolamento. Le piccole imprese e le botteghe sono presidi vitali, e in taluni casi possono diventare fattori di rigenerazione", ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all'assemblea generale di Confartigianato a Roma.

Il capo dello Stato si è soffermato anche sul conteso europeo: “È un ambito decisivo. È un ambito nel quale il tema delle piccole e medie imprese è presente. La sollecitazione della vostra Confederazione – ha aggiunto Mattarella – e delle consorelle francese e tedesca ha contribuito, ad esempio, all’approvazione del regolamento in materia di protezione dei prodotti artigianali e industriali europei. Altri punti dell'agenda sono aperti".

Sul fronte delle tensioni internazionali, invece, “è solo opponendo la barriera dei valori condivisi in sede europea che sarà possibile tornare alla pace e riaffermare regole utili anche a prospettive di rinnovata crescita e giustizia sociale”, ha sottolineato il presidente Mattarella. “L'Europa – ha concluso – è lo spazio del nostro futuro. Senza un'Europa forte e unita i cittadini europei rischiano di diventare semplici comprimari, se non addirittura subalternì”.

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