Economia

Elkann: “Era ora di cambiare. Tempi duri, li affronteremo”. Ecco il team del dopo Tavares

Il presidente di Stellantis, John Elkann

Il presidente di Stellantis, John Elkann

 
Da Detroit messaggio per rassicurare i dipendenti: “La nostra visione è di lungo periodo”. Nel comitato esecutivo torna Palmer, direttore finanziario di Marchionne, come advisor del presidente
2 minuti di lettura

ROMA — Con un videomessaggio si apre l’era del dopo Tavares in Stellantis. Il presidente del gruppo automobilistico, John Elkann, ha deciso di rivolgersi così ai dipendenti, che definisce «colleghi», per spiegare le ragioni delle dimissioni dell’ex amministratore delegato. Lo fa nel giorno in cui il gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa definisce i componenti del Comitato esecutivo che gestirà il produttore automobilistico in attesa dell’arrivo del nuovo ad sotto la regia di Elkann. E non mancano le sorprese, come il ritorno di Richard Palmer, lo storico capo della finanza che aveva lasciato un anno fa. L’uomo dei conti nato e cresciuto nella squadra di Marchionne. Per lui un ruolo da super consulente in supporto a Elkann.

Alla base della scelta di Carlos Tavares visioni differenti, rispetto al cda, sulle misure da intraprendere per correggere la situazione e rilanciare il gruppo, tenendo conto della crisi molto complessa che sta tenendo sotto scacco il comparto. Vedute diverse che non si sono ricomposte e che hanno indotto il cda a suggerire al manager portoghese un passo indietro.

Elkann spiega così la situazione: «Sono stati giorni difficili, con Carlos abbiamo percorso tanta strada e abbiamo ottenuto risultati importanti. Gli sarò sempre grato per il ruolo che ha avuto nella creazione di Stellantis. Tuttavia, il nostro consiglio di amministrazione ha deciso, per il bene dell’azienda, che era giunto il momento di separare le nostre strade». Il presidente ai dipendenti del gruppo, 230 mila nel mondo di cui circa 40 mila in Italia, vuole spiegare perché Tavares, che avrebbe dovuto lasciare alla scadenza naturale del suo contratto, nella primavera del 2026, ha firmato prima la lettera di dimissioni. «Molti di voi si chiederanno cosa ci sia dietro la sua partenza anticipata. La semplice verità è che nelle ultime settimane sono emersi punti di vista diversi. In particolare, il consiglio ha ritenuto che l’attenzione per la nostra azienda e per i nostri stakeholder dovesse essere orientata al lungo termine».

Il problema? Varare interventi che avrebbero rapidamente migliorato i risultati a breve termine di Stellantis, mettendo sotto stress sia l’azienda sia il management. «Come sapete meglio di chiunque altro, questi sono tempi duri per il nostro settore. Li abbiamo già affrontati in passato e li abbiamo sempre indirizzati a nostro vantaggio. Insieme, lo faremo di nuovo», dice Elkann, spronando i dipendenti. Ringrazia per «l’impegno, la passione e lo straordinario lavoro» e richiama allo «spirito di Stellantis» e «all’attenzione verso clienti che amano i nostri prodotti e i nostri meravigliosi marchi».

Elkann, che è anche ad di Exor che controlla anche Repubblica, spiega poi come sarà governata la transizione con il Comitato esecutivo che gestirà l’azienda fino a quando il nuovo ad non sarà individuato. «Sarà nominato nella prima metà del 2025. Ora guardiamo avanti», dice. Oltre a Palmer non mancano gli uomini che due mesi fa sono stati chiamati per raddrizzare la situazione, come Antonio Filosa, l’uomo nato in Fiat che ha raggiunto risultati record in Sud America e che deve mettere ordine negli Usa, il mercato delle galline dalle uova d’oro che non produce più come prima. E dove piccoli rivestitori, concessionarie e sindacati si sono rivoltati contro Tavares. E se la scelta del nuovo ad dovesse ricadere all’interno dell’azienda potrebbe essere uno dei papabili. Allo stesso modo di Maxime Picat, che ha la responsabilità agli acquisti, e di Jean-Philippe Imparato, a capo del mercato Europa, altra area dove nell’ultimo anno non sono mancati problemi nelle vendite.

Difficile, invece, che possa essere Luca de Meo, altro dirigente cresciuto nella squadra di Marchionne, ma ora a capo di Renault. In ballo ci sarebbe anche il futuro la casa della Losanga e le ipotesi di nuove nozze con Stellantis. Strategia che Elkann ha sempre rispedito al mittente. Ancor di più in questo momento di crisi. Anche perché l’impatto sociale, soprattutto in Francia, sarebbe pesante.

Sui tempi per arrivare a scegliere il successore di Tavares il presidente e il cda si è preso al massimo sei mesi. Entro giugno del 2025. L’intenzione, però, è quella di bruciare le tappe di un iter già iniziato a ottobre quando il cda, rinnovando la fiducia all’ad, aveva deciso però la data di scadenza: aprile del 2026. Possibile che entro febbraio ai arrivi al nome. Che potrebbe essere anche esterno, un manager del settore auto, oppure di un altro comparto, ma con le competenze adatte a dare la spinta giusta.

I commenti dei lettori