ROMA – Nessuna audizione nell’immediato per il presidente di Stellantis, John Elkann, mentre le opposizioni (Pd, M5S, Avs e Azione) chiedono che la premier Giorgia Meloni riferisca in Aula su Stellantis. Il caso delle dimissioni dell’ex ad del gruppo, Carlos Tavares, finisce in Parlamento. Già ieri sera il presidente Elkann ha telefonato al numero uno della commissione Attività produttive alla Camera, Alberto Gusmeroli (Lega). È lo stesso deputato a riferire del confronto avuto con Elkann. "Ho avuto un colloquio telefonico con lui", racconta. "A fronte della mia rinnovata richiesta di audizione, ha ringraziato per l'attenzione che il Parlamento continua a riservare al settore automotive e a Stellantis, ma in questa fase ha tuttavia asserito di attendere la chiusura del tavolo di interlocuzione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy". Non ci sono le condizioni, in questa fase. Meglio attendere gli sviluppi. “Sarà possibile – riferisce Gusmeroli - individuare un momento successivo di confronto istituzionale, come anche richiesto dalle mozioni presentate in Parlamento". Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, auspica che «il presidente di Stellantis venga quanto prima in audizione in Parlamento. Un confronto con i parlamentari di maggioranza e opposizione è importante e necessario".
Così il presidente della camera dei deputati, lorenzo fontana.
Le dimissioni dell’ad di Stellantis Carlos Tavares continuano a scaldare anche il dibattito politico. Ed emergono posizioni differenti all’interno del governo e nella maggioranza, che appare divisa. La Lega approfitta del momento per attaccare il gruppo automobilistico e la sua proprietà, mentre la premier Giorgia Meloni e il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sono più dialoganti. Attendono l’incontro del 17 dicembre per capire. Dopo le parole della presidente del Consiglio Meloni è intervenuto il vicepremier Matteo Salvini, che attacca Elkann. Allo stesso tempo, però, dall’India il ministro delle Imprese e del Made in Italy, dice di essere fiducioso: "Nel colloquio con Elkann sono emerse le condizioni per essere fiduciosi di poter condividere un piano Italia che vede il nostro Paese al centro dello sviluppo dell'auto europea", dice Urso. E aggiunge: "Adesso anche Stellantis condivide la necessità di rivedere il percorso di decarbonizzazione". Sarebbe un cambiamento di posizione importante per l’esecutivo che sta portando avanti la battaglia a Bruxelles. Tavares si era espresso per non modificare il percorso verso il 2035, quando in Europa si potranno vendere solo auto nuove elettriche, e la transizione. Ora la linea potrebbe cambiare.
Salvini, invece, va giù duro. Segno che il governo la pensa in modo diverso In Stellantis "il problema più che Tavares e le sue esorbitanti richieste è la proprietà. È una proprietà che di italiano ormai ha ben poco, che ha preso soldi in Italia per decenni per aprire fabbriche all'estero", ha detto Salvini, a margine dell'assemblea Alis. "Bisogna convocare i sindacati", ha aggiunto il ministro. "Il mio pensiero da ministro dei Trasporti è vicino agli operai e alle loro famiglie, faremo di tutto per salvaguardarli", ha rassicurato Salvini, concludendo che Stellantis "è il peggior esempio di come si fa impresa con il denaro pubblico". Lo ha detto il ministro Adolfo Urso all'indomani dell'incontro in India con il patron di Stellantis. Urso starebbe preparando anche un pacchetto di misure, finanziato con almeno 640 milioni, per sostenere l’indotto auto. Misure che saranno presentate al prossimo tavolo del 17 dicembre.
Di auto è tornata a parlare anche Giorgia Meloni. "L'Italia è capofila in Europa di un non paper sull'automotive che chiede di rivedere quelle norme che rischiano di mettere in ginocchio l'industria europea dell'auto, e di riaffermare il principio della neutralità tecnologica. Noi siamo convinti che vadano usate e sostenute tutte le tecnologie che contribuiscono ad abbattere le emissioni, senza chiusure ideologiche e dannose per molte filiere", ha detto Meloni in un videomessaggio allo stesso appuntamento. "Il governo italiano - ha aggiunto - lavorerà per fare in modo che la transizione ecologica torni a camminare di pari passo con la sostenibilità economica e sociale, semplicemente perché non possiamo inseguire la decarbonizzazione al prezzo della desertificazione economica: banalmente, in un deserto non c'è niente di verde".
Le opposizioni: Meloni venga in Parlamento
Pd, M5s, Avs e Azione hanno chiesto in aula un'informativa urgente alla premier Giorgia Meloni su Stellantis dopo le dimissioni di Carlos Tavares. Per prima è intervenuta Chiara Appendino (M5S) sottolineando che Tavares "non ci mancherà" e "cadrà in piedi. È indecente, come si legge, che abbia una buona uscita da 100 milioni di euro, mentre migliaia di lavoratori faticano ad arrivare a fine mese - ha aggiunto - Sa quanti anni ci metterebbe un operaio di Stellantis con uno stipendio medio a guadagnare 100 milioni? Quattromila anni! Le pare normale? A me no".
Nell'Aula della Camera anche il dem Arturo Scotto ha chiesto una informativa a Meloni sulla "emergenza automotive". Per poi sottolineare i "100 milioni di buona uscita dell'ad. Saranno anche le regole del capitalismo, ma quanto può reggere il patto democratico se l'ad di una grande azienda guadagna 529 volte in più di un suo lavoratore? Quanto può reggere?", aggiunge.
Marco Grimaldi (Avs) si è unito al coro: "Chiediamo che Giorgia Meloni venga in quest'Aula per un'informativa su Stellantis" e "venga" anche "John Elkann". "Vogliamo chiedere a Giorgia Meloni se il suo governo è pronto a sottrarre ogni alibi alla fuga di Stellantis, a partire dalla revoca del taglio di 4,6 miliardi al fondo automotive per la transizione ecologica, vincolandoli alla produzione in Italia di nuovi modelli, e se è pronto per un piano industriale per dare un futuro al paese", ha aggiunto Grimaldi.
"Mi unisco a questa richiesta e mi stupisce che non ci sia una parola della maggioranza su questa vicenda che tenga unito il Parlamento. Le priorità del Paese sono audire gli azionisti di Stellantis per comprenderne le intenzioni", le parole di Fabrizio Benzoni di Azione. "Noi da domani ricombattiamo per una audizione per John Elkann. È vergognoso il rifiuto di venire in commissione", ha aggiunto il rappresentante di Az.