Roma — Prove di avvicinamento tra il governo e Stellantis. L’indizio lo dà il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, dopo il cambio di toni e le aperture della premier Meloni. Usa parole distensive quando riferisce del colloquio telefonico con il presidente del gruppo automobilistico, John Elkann: «Sono emerse le condizioni per essere fiduciosi di poter condividere un piano Italia che vede il nostro Paese al centro dello sviluppo dell’auto europea», annota. Non solo. Urso aggiunge che «adesso anche Stellantis condivide la necessità di rivedere il percorso di decarbonizzazione». Sarebbe un altro punto di sintonia importante: l’esecutivo di Giorgia Meloni spinge in Europa per rivedere la strada tracciata da Bruxelles per arrivare all’obbligo di vendere solo auto nuove elettriche a partire dal 2035. Gli indizi non finiscono qui. È sempre Urso a mostrarsi fiducioso sull’esito del tavolo di confronto in programma il 17 dicembre al ministero delle Imprese e del Made in Italy: «Può rappresentare una nuova svolta rispetto a quello che è accaduto in questi anni in Italia e in Europa. E indicare al Paese la strada giusta per sostenere il lavoro e l’industria».
Poi c’è un altro segnale. Dalle intenzioni ai fatti. Ai soldi, come quelli che il governo potrebbe destinare alle aziende della filiera della componentistica con un emendamento alla manovra. Esclusi gli incentivi ai consumatori per l’acquisto di auto, l’intervento andrebbe a sostenere le imprese del settore - dai motori alle marmitte, inclusi bulloni, vetri e cinture - con un contributo di 400 milioni del fondo automotive più 240 milioni avanzati dagli incentivi auto. Aiuti contro il caro energia, oltre che per la ricerca e l’innovazione. Fin qui la distensione.
Poi ci sono gli elementi di attrito. Negli stessi minuti in cui Urso si dice fiducioso, il vicepremier Matteo Salvini attacca Stellantis: «Hanno incassato miliardi di euro di denaro pubblico nel corso degli anni per chiudere fabbriche, mettere in cassa integrazione gli operai e aprire fabbriche all’estero: uno degli esempi peggiori che si possa dare a un giovane che pensa di fare l’imprenditore». Corsara, la Lega. Insiste per portare Elkann in Parlamento. È proprio un rappresentante del Carroccio, Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera, a riferire di una telefonata con il presidente di Stellantis alla luce di una nuova richiesta di audizione: «Elkann ha ringraziato per l’attenzione che il Parlamento continua a riservare al settore automotive e a Stellantis, ma in questa fase ha tuttavia asserito di attendere la chiusura del tavolo di interlocuzione con il ministero delle imprese e del made in Italy». Non ci sono le condizioni, meglio attendere gli sviluppi. «Sarà possibile – aggiunge Gusmeroli - individuare un momento successivo di confronto istituzionale, come anche richiesto dalle mozioni presentate in Parlamento».
Poi arriva il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che «auspica che il presidente di Stellantis, Elkann, - al di là delle interlocuzioni avute - venga quanto prima in audizione in Parlamento. Un confronto con i parlamentari di maggioranza e opposizione è importante e necessario». Pure gli altri partiti, da FdI ai 5 stelle, insistono: «Elkann venga a riferire il prima possibile», dicevano ieri nell’aula del Senato tutti i gruppi. Le opposizioni vogliono un’informativa urgente anche della premier Meloni rispetto alla telefonata con Elkann. Insomma, il pressing del Parlamento guarda in due direzioni.