ROMA - Dalla stangata all’allentamento della stretta. Il governo studia una revisione della norma, inserita nella manovra, che aumenta la ritenuta sulle plusvalenze da Bitcoin dal 26% al 42% a partire dall’anno prossimo. I tecnici sono ancora al lavoro, ma una prima ipotesi è stata già messa sul tavolo: nessun aumento nel 2025. Resterebbe quindi al 26% l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e gli altri proventi realizzati con il rimborso o la cessione di cripto attività non inferiori a duemila euro. A partire dall’anno successivo, l’aliquota salirebbe al 30%.
In questo modo l’esecutivo verrebbe incontro alle richieste della maggioranza, in primis della Lega, che puntano a rivedere la norma contenuta nella legge di bilancio. La conferma sulla revisione della norma arriva dal Carroccio. “Nessuna stangata sulle criptovalute grazie all'impegno e al lavoro della Lega: l'aumento della tassazione, previsto dalla manovra, sarà sensibilmente ridotto durante l'iter parlamentare”…
ROMA - Dalla stangata all’allentamento della stretta. Il governo studia una revisione della norma, inserita nella manovra, che aumenta la ritenuta sulle plusvalenze da Bitcoin dal 26% al 42% a partire dall’anno prossimo. I tecnici sono ancora al lavoro, ma una prima ipotesi è stata già messa sul tavolo: nessun aumento nel 2025. Resterebbe quindi al 26% l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e gli altri proventi realizzati con il rimborso o la cessione di cripto attività non inferiori a duemila euro. A partire dall’anno successivo, l’aliquota salirebbe al 30%.
In questo modo l’esecutivo verrebbe incontro alle richieste della maggioranza, in primis della Lega, che puntano a rivedere la norma contenuta nella legge di bilancio. La conferma sulla revisione della norma arriva dal Carroccio. “Nessuna stangata sulle criptovalute grazie all'impegno e al lavoro della Lega: l'aumento della tassazione, previsto dalla manovra, sarà sensibilmente ridotto durante l'iter parlamentare”, dichiarano in un nota congiunta i deputati leghisti Giulio Centemero e Federico Freni. “Il recente rafforzamento dei presidi antiriciclaggio - aggiungono - attesta la volontà di garantire la massima trasparenza, oltre a tutelare chi investe: grazie a un confronto costante con gli operatori del settore e le associazioni di categoria si è arrivati ad individuare una soluzione che tiene insieme le esigenze della regolamentazione con il sostegno attivo per la crescita e lo sviluppo di un mercato di indubbio valore”.
Quella sulle critpo non è l’unica novità: le modifiche alla terza Finanziaria del governo Meloni spaziano dal ripristino del turnover al 100% per le forze dell’ordine all’estensione della flat tax per i dipendenti. Eccole nel dettaglio.
Flat tax fino a 35 mila per i dipendenti
Al vertice di ieri a Palazzo Chigi con i leader del centrodestra, la premier Giorgia Meloni ha dato il via libera anche a una richiesta cara a Matteo Salvini: l’estensione della flat tax per i lavoratori dipendenti. La modifica che sarà introdotta durante la conversione del disegno di legge di bilancio alla Camera prevede l’innalzamento della cosiddetta soglia di esenzione, dagli attuali 30 a 35 mila euro, per i redditi da lavoro dipendente e da pensione. In pratica chi ha un lavoro dipendente, con un reddito appunto fino a 35 mila euro lordi l’anno, potrà beneficiare dell’aliquota ridotta al 15% sui compensi che derivano da prestazioni professionali autonome.
Slitta il taglio dell’Irpef per il ceto medio
Non entrerà nella manovra, invece, la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dell’Irpef come chiedeva Forza Italia. Gli azzurri puntavano a un taglio dell’aliquota di due punti percentuali, dal 35% al 33%, per i redditi fino a 50 mila euro. La proposta iniziale mirava ad estendere il beneficio ai redditi fino a 60 mila euro, dai 50 mila attuali. Alla fine ha prevalso la linea del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: un decreto ad hoc, nei primi mesi del 2025, per trovare nel frattempo le coperture che servono per l’intervento. Per la riduzione di due punti, a scaglione invariato, servono infatti 2,5 miliardi: l’importo sale a 4 miliardi con l’estensione a 60 mila euro.
Il partito di Antonio Tajani puntava sull’incasso del concordato preventivo biennale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate che punta a migliorare l’affidabilità fiscale di 4,4 milioni di contribuenti. Ma alla deadline del 31 ottobre, l’incasso stimato da Leo è stato di appena 1,3 miliardi. Il governo punta ad incrementare gli introiti con la riapertura del concordato, ma è difficile arrivare ai 2,5 miliardi che servono per ridurre l’Irpef. Ecco perché la misura è stata posticipata all’anno prossimo, in linea con "un consolidamento dei conti pubblici”, come hanno messo in evidenza fonti di governo.
Ires, taglio di 3-4 punti per le imprese
I tecnici del ministero dell’Economia lavorano a un taglio di 3-4 punti dell’aliquota Ires. La copertura sarebbe garantita da un nuovo contributo a carico di banche e assicurazioni, a cui il governo ha già chiesto, proprio con la manovra, circa 6 miliardi in due anni per finanziare altre misure.
La riduzione dell’imposta andrebbe a quelle imprese che reinvestono gli utili in azienda (almeno il 70%) o assumono, secondo lo schema suggerito da Confindustria che all’esecutivo ha chiesto una riduzione di cinque punti percentuali, dal 24% al 19%.
Stop all’estensione della web tax
Sempre in ambito fiscale è atteso un ritocco alla web tax. L’annuncio arriva dai capigruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. Secondo quanto riferito al termine del vertice, la tassazione sarà limitata ai gruppi che superano i 750 milioni di euro di valore e quindi solamente ai giganti della rete, escludendo le start up, le piccole imprese e il mondo dell’editoria (Rai, Mediaset, Sky e le testate online).
I paletti, quindi, andrebbero a ripristinare la situazione attuale rispetto all’intervento inserito nella legge di bilancio. La web tax, oggi, consiste in un’imposta pari al 3% sui ricavi delle aziende di servizi digitali con un fatturato globale superiore a 750 milioni e ricavi in Italia di almeno 5,5 milioni.
Aiuti a commercianti e artigiani
Fratelli d’Italia rivendica la riduzione del 50% del minimo contributivo Inps, per i primi tre anni di attività, per i nuovi artigiani e commercianti. Potenziata anche la Zes unica per il Sud e la Zes agricoltura.
Sanità, meno tasse per gli infermieri
Novità sul fronte fiscale anche per gli infermieri: tra le modifiche spunta anche una tassazione agevolata, al 5%, per gli straordinari. Per gli specializzandi della sanità (veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi) arriva un contributo di 500 euro. Fratelli d’Italia non esclude anche il rafforzamento del quoziente familiare per le detrazioni fiscali.
"È un buon segnale di attenzione per gli infermieri”, commenta il segretario nazionale del sindacato Nursind, Andrea Bottega. “Anche se - aggiunge - noi avevamo chiesto di detassare il lavoro del personale turnista, che è quello più sotto stress e in fuga dalla professione”. “Confidiamo - prosegue Bottega - che si possa poi affrontare il nodo degli organici e individuare soluzioni strutturali, in grado di restituire appeal a una professione di cui c’è drammaticamente bisogno e ce ne sarà sempre di più in futuro”.
Si allenta la stretta al turnover nella Pa
Sollecitato da tutti i partiti di maggioranza, l’allentamento della stretta al turnover nella Pubblica amministrazione riguarderà le forze dell’ordine, gli enti locali, il personale Ata della scuola e i ricercatori. Per queste categorie di lavoratori, quindi, non sarà valida la riduzione, al 75%, prevista proprio dalla legge di bilancio per l’anno prossimo.
Revisori del Mef, si cambia
Sarà rivista la norma che prevede l’obbligo di integrare i collegi dei revisori o sindacali delle società e degli enti che ricevono un contributo pubblico con un rappresentante del ministero dell’Economia. La disposizione prevede che l’obbligo scatti a partire da un importo pari a 100 mila euro, affidando a un successivo Dpcm (decreto del presidente del Consiglio) la scelta della soglia definitiva.
Lo schema cambierà radicalmente, pur mantenendo valido il principio. Via la soglia di 100 mila euro: la presenza di un rappresentante del Mef verrebbe sostituita da obblighi di rendicontazione più stringenti in capo ai revisori delle società.
Caro affitti, un fondo per le famiglie
Tra le novità validate dal vertice, la Lega annota anche un fondo da 35 milioni per le famiglie in difficoltà con il pagamento dell’affitto ai proprietari.