WOLFSBURG — È quasi un acuto. «Il freno al debito è un freno al futuro». A Christiane Benner si spezza la voce davanti alle migliaia di operai riuniti nel cortile della fabbrica Volkswagen di Wolfsburg, la più grande d’Europa.
I vertici dell’azienda hanno fallito, ma anche la politica ha le sue responsabilità: deve sbloccare il lungo inverno degli investimenti che ha colpito la Germania per puro feticismo ideologico. È il messaggio della leader dell’Ig Metall.
Benner è venuta a sostenere i suoi operai nel secondo lunedì di sciopero proclamato negli stabilimenti tedeschi della Vw. Nel fine settimana, il cancelliere Olaf Scholz, aveva ricordato ai vertici «le loro responsabilità», li aveva intimati ad evitare i licenziamenti «solo per risparmiare denaro».
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I tagli decisi in Cda
Per la capa di Ig Metall, Benner, è imminente l’approdo nel consiglio di sorveglianza di Volkswagen. «Il pesce - urla dal palco davanti alla fabbrica - puzza dalla testa».
E la testa è il Consiglio di amministrazione, che per ora non si è mosso di un millimetro dalla sua minaccia di tagli di stipendi e stabilimenti. L’aria, nel quartier generale del marchio del Maggiolino e della Golf, è pesante per un’azienda abituata al dialogo e non al muro contro muro.
Sul palco sale poi l’altra donna protagonista di questa piovosa giornata di agitazione, la numero uno del Consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo.
I fuochi d’artificio
Il messaggio è chiaro: «Mio padre ha contribuito a costruire questa fabbrica. E la sua generazione ci dice: siamo stati noi a dare forza alla Volkswagen, voi dovete fare in modo che resti qui».
Il caponegoziatore, Thorsten Groeger, è diretto: se non ci saranno segnali «i fuochi d’artificio di Capodanno saranno seguiti da un’escalation che questa azienda non ha mai visto».
Il portavoce di Ig Metall, Jan Mentrup, ci ricorda i madornali errori dell’azienda: «Si sono persi la svolta elettrica, hanno dormito mentre il mondo e i clienti cinesi viravano verso l’ibrido. E nel gruppo, che mette insieme vari marchi, mancano ancora le sinergie».
I risvolti per l’Italia
Tra i lavoratori Vw c’è anche una rappresentanza Fiom dell’Emilia Romagna. Mario Garagnani spiega che «la battaglia Vw è la nostra battaglia, qui si lotta per il futuro dell’Europa nell’auto. Le decisioni regressive del management potrebbero avere risvolti molti negativi, per l’Italia».
Nel pomeriggio, al tavolo del negoziato con l’azienda, i capi di Ig Metall arrivano forti dei 68mila operai che già a mezzogiorno hanno incrociato le braccia per quattro ore in tutta la Germania.
Un successo: superano i 50mila degli scioperi per il rinnovo del contratto 2018. Le trattative, a tarda sera, non sono chiuse. Alzarsi dal tavolo senza risposte, stavolta, non è un’opzione.