Pozzi (Luiss): “Sull’auto elettrica l’Europa deve darsi obiettivi credibili”
di Filippo SantelliUn dipendente di Stellantis nello stabilimento di Mirafiori
ROMA – «Si apre una fase diversa», dice Cesare Pozzi, professore di Economia industriale alla Luiss, del patto tra il governo e Stellantis. «Dopo la spaccatura che si era creata questa volontà di dialogare è rilevante, ma è un processo che avrà bisogno di essere manutenuto da tutte le parti, perché resta molto complicato».
Qual è l’elemento più importante nel Piano di Stellantis per l’Italia?
«In un momento in cui i concorrenti tagliano Stellantis si impegna a investire e difendere l’occupazione. E Imparato, quindi la società, ci mettono la faccia: è un’apertura di credito non banale, che richiede un’identica apertura da parte del governo e di tutte le parti coinvolte».
Che apertura?
«Anche Draghi ha detto che il modello di sviluppo europeo …
ROMA – «Si apre una fase diversa», dice Cesare Pozzi, professore di Economia industriale alla Luiss, del patto tra il governo e Stellantis. «Dopo la spaccatura che si era creata questa volontà di dialogare è rilevante, ma è un processo che avrà bisogno di essere manutenuto da tutte le parti, perché resta molto complicato».
Qual è l’elemento più importante nel Piano di Stellantis per l’Italia?
«In un momento in cui i concorrenti tagliano Stellantis si impegna a investire e difendere l’occupazione. E Imparato, quindi la società, ci mettono la faccia: è un’apertura di credito non banale, che richiede un’identica apertura da parte del governo e di tutte le parti coinvolte».
Che apertura?
«Anche Draghi ha detto che il modello di sviluppo europeo va ripensato, non possiamo continuare a rispondere al problema della competitività deflazionando il lavoro. Dobbiamo ricominciare a generare valore con la manifattura, recuperare cultura e competenze industriali».
Il ministro Urso ha detto che per la filiera auto ci sono 1,6 miliardi nei prossimi tre anni. Bastano?
«È quello che si può fare date le ristrettezze di bilancio dell’Italia, un punto di partenza. L’altra cosa che il governo può fare è chiedere più informazioni a Stellantis per capire come orientare i fondi e mettere in condizione la nostra filiera della componentistica di adattarsi».
Stellantis punta molto più sui modelli ibridi rispetto all’elettrico. La transizione si ferma?
«Sono i fatti che l’hanno rallentata, la risposta del mercato, i costi di produzione, ma anche il problema della produzione di energia. È probabile che l’ibrido costituisca un onesto compromesso, in grado di avere mercato in futuro».
Servono incentivi all’acquisto di auto elettriche? Urso li esclude.
«Gli incentivi possono aiutare un mercato a partire, ma non si possono imporre cose impossibili».
Si riferisce agli obiettivi europei sulla transizione? Vanno rivisti?
«Gli obiettivi devono essere ambiziosi ma perseguibili, altrimenti poi sono i territori ad esplodere, basta vedere cosa sta succedendo in Germania. Anche l’Europa si sta giocando il suo futuro, se non ridiscute gli obiettivi rischia di delegittimare se stessa».
Stellantis potrà pure produrre di più, ma resta il problema di base: qualcuno comprerà quelle auto?
«Di certo se ne compreranno meno, i giovani hanno un rapporto diverso con l’auto. Ma se pensiamo che un mercato ci sarà, possiamo rassegnarci al fatto che l’Europa sia solo un’area di consumo per beni prodotti altrove?».
A proposito, le case cinesi vanno tagliate fuori con i dazi o spinte a investire e produrre qui?
«Il dazio è una risposta vecchia, può proteggere per un certo periodo delle industrie nascenti, non difendere un’industria che esiste da tempo e ha perso competitività. Dialogare con i cinesi è fondamentale».