Economia

Grandi (Unhcr): “Superare l’ossessione per le frontiere. Il Piano Mattei è una buona intuizione”

Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati
Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati alla Csr Conference di Mediobanca: “La risposta ai grandi flussi non sono i muri, ma l'integrazione”. Nagel: “Migranti possono favorire benessere economico”

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MILANO – "Lungi da me dire che un Paese non deve proteggere le proprie frontiere, è il primo compito di un governo. Ma l'ossessione per le frontiere deve essere superata se vogliamo gestire bene i flussi migratori”. Dal palco della prima Csr Conference di Mediobanca, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, affronta un tema politicamente spinoso, ma che dal punto di vista economico, etico e legale ha un valore inestimabile. La risposta ai grandi flussi, dice, “non sono muri, non è sprecare soldi in meccanismi che portano voti ma anche non servono a niente: quello che serve è invece l'integrazione”. Un intervento solo a valle però non basta. È “importantissimo” anche lavorare a monte, e in questo senso Grandi promuove il Piano Mattei del governo Meloni. “È una buona intuizione”.

Migranti e produttività

A questo tema Mediobanca ha dedicato uno studio, presentato oggi dall’ad Alberto Nagel e dal direttore dell’area studi Gabriele Barbaresco. Secondo gli esperti, uno dei motivi per cui si auspica un approccio razionale da parte dell'Italia al tema della migrazione riguarda il fatto che quest'ultima, se correttamente governata, è in grado di portare un beneficio economico non solo contribuendo al contrasto dei trend demografici, ma anche favorendo lo sviluppo della produttività, uno dei principali nodi con cui il nostro Paese si confronta da anni. I migranti possono cambiare “la contabilità della crescita perché sono in grado di incidere sulle variabili" come il tasso d'occupazione, l'incidenza della popolazione attiva (quella che partecipa al mercato del lavoro) e la produttività del lavoro “che favoriscono nel lungo periodo lo sviluppo del benessere economico”, sottolinea Nagel.

Investimenti sì, ma a livello Ue

In Italia, i migranti appaiono "segregati in mansioni a bassa qualifica, sia assoluta che relativa, rispetto alle competenze”, si legge nello studio. Se da un lato le imprese ne conseguono vantaggi di costo e aumento dei profitti, dall'altro si generano anche inefficienze economiche significative: in Italia, infatti, un aumento dell'1% della quota di migranti extra-UE nel mercato del lavoro è collegato a una riduzione della produttività dello 0,5%. All’estero la narrativa è un’altra: la migrazione è associata a effetti positivi, anche in termini di produttività. “Questo è qualcosa su cui dobbiamo investire seriamente, con molte risorse, lungimiranza e collaborazione”, riprende Grandi. Per un continente come l’Europa questo non può essere fatto Paese per Paese, ma deve essere affrontato collettivamente a livello Ue.

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