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I Comuni non riescono a incassare la Tari, soprattutto al Sud: buco da 1 miliardo

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L’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio sulla gestione della tassa dei rifiuti. L’incasso non copre le spese per il servizio
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MILANO – Ottantacinque euro incassati su cento dovuti. Con picchi (al ribasso) che arrivano a settantasette euro, in particolare nel Sud Italia. E’ questa la capacità dei Comuni di riscuotere la Tari, la tassa per i rifiuti, per come emerge nell’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio relativa al triennio 2021-23. Una fotografia che dimostra un andamento “decrescente” con la discesa lungo lo Stivale: dal 94 per cento nel Nord, si passa all’86 nel Centro e il 77, appunto, nel Sud.

Un quadro, questo, che determina scompensi per i bilanci già sotto stress degli enti locali. "La mancata riscossione di parte della Tari - spiega l’Autorità dei conti pubblici - non permette l'integrale copertura dei costi di gestione dei rifiuti con gli introiti della tassa e spinge i Comuni, soprattutto del Sud, già caratterizzati da minori spazi finanziari e da servizi comunali mediamente deficitari, ad attingere ad altre voci di bilancio per garantire la continuità del servizio, a scapito di altri"…

MILANO – Ottantacinque euro incassati su cento dovuti. Con picchi (al ribasso) che arrivano a settantasette euro, in particolare nel Sud Italia. E’ questa la capacità dei Comuni di riscuotere la Tari, la tassa per i rifiuti, per come emerge nell’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio relativa al triennio 2021-23. Una fotografia che dimostra un andamento “decrescente” con la discesa lungo lo Stivale: dal 94 per cento nel Nord, si passa all’86 nel Centro e il 77, appunto, nel Sud.

Un quadro, questo, che determina scompensi per i bilanci già sotto stress degli enti locali. "La mancata riscossione di parte della Tari - spiega l’Autorità dei conti pubblici - non permette l'integrale copertura dei costi di gestione dei rifiuti con gli introiti della tassa e spinge i Comuni, soprattutto del Sud, già caratterizzati da minori spazi finanziari e da servizi comunali mediamente deficitari, ad attingere ad altre voci di bilancio per garantire la continuità del servizio, a scapito di altri".

Di che cifre parliamo? Non poco, specialmente per i Comuni del sud: oltre 1 miliardo nel 2021, 871 milioni nel 2022 e 677 nel 2023, “a fronte di importi molto più ridotti nelle restanti macro-aree”. Se si allarga lo sguardo a tutta la penisola, in una tabella dell’Upb emerge il quadro dello scompenso: a fronte di 10 miliardi di accertamento, con una riscossione di 8,6 miliardi e una spesa corrente che supera i 9 miliardi c’è un “buco” di spesa non finanziata intorno al miliardo.

Cosa comporta tutto ciò? L’Upb indica tre criticità. In primo luogo “la mancata riscossione della Tari rappresenta un’ulteriore problematica per la gestione finanziaria dei Comuni del Sud. Dato il peso di questo tributo sul complesso delle entrate tributarie comunali, questi Comuni hanno spesso difficoltà a trovare spazi finanziari compensativi”.

C’è poi un “maggiore assorbimento di risorse finanziarie per compensare la mancata riscossione della Tari” che “va a scapito della fornitura degli altri servizi, per la quale, come è noto, i Comuni del Sud risultano già deficitari nel confronto con il resto del paese”. Infine “la compensazione della Tari non riscossa con altre risorse comunali per finanziare il costo del servizio di gestione dei rifiuti riduce ulteriormente la percezione del tributo da parte delle comunità locali come una benefit tax, i cui oneri dovrebbero essere connessi direttamente all’intensità (quantità dei rifiuti prodotti e smaltiti) e alla qualità del servizio”.

Se questo è il quadro per la parte corrente, anche la riscossione in conto residui (ovvero i crediti Tari maturati negli esercizi precedenti) non gira: appare “anche inferiore a quella in conto competenza o da adempimento spontaneo (crediti maturati nell'anno)”, dice l’Upb. Nel 2023 “la metà degli enti locali considerati ha riscosso in conto competenza meno del 71,4% della Tari accertata, a fronte di meno del 24,3% dello stock dei residui attivi”.

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