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Oltre guerre e dazi: il 2025 promette nuova crescita sui mercati globali

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Le prospettive sono positive, ma gli occhi restano puntati sui tassi
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MILANO — Il 2024, malgrado la frenata finale, è stato un anno borsistico da incorniciare, con l’indice Standard&Poor’s 500 su del 25% e le migliori Borse europee – compresa Piazza Affari – salite di oltre dieci punti percentuali.

Ma il 2025? I record delle quotazioni e di molti multipli, uniti ai rischi geopolitici in Russia e Medio Oriente (tutto fuorché risolti), tengono latente, ma vivo, lo scenario di una “bolla che si sgonfia”.

Tuttavia, gli uffici studi dei maggiori gestori vedono un altro anno positivo: magari un po’ meno per l’azionario, e un po’ per i bond, che sono stati fiacchi in questi ultimi mesi. Per tutti, comunque, il futuro prossimo sarà più volatile, quindi meglio aumentare la diversificazione per settori e geografie, e il grado di selettività.

Sarà anche l’anno del Trump 2.0 che va a regime, con le promesse di spese pazze e minacce commerciali: ma sui mercati del 2025 si vedrà poco di eventuali dazi Usa-Cina-Europa, o derive dei conti pubblici.

Sconfitta l’infl…

MILANO — Il 2024, malgrado la frenata finale, è stato un anno borsistico da incorniciare, con l’indice Standard&Poor’s 500 su del 25% e le migliori Borse europee – compresa Piazza Affari – salite di oltre dieci punti percentuali.

Ma il 2025? I record delle quotazioni e di molti multipli, uniti ai rischi geopolitici in Russia e Medio Oriente (tutto fuorché risolti), tengono latente, ma vivo, lo scenario di una “bolla che si sgonfia”.

Tuttavia, gli uffici studi dei maggiori gestori vedono un altro anno positivo: magari un po’ meno per l’azionario, e un po’ per i bond, che sono stati fiacchi in questi ultimi mesi. Per tutti, comunque, il futuro prossimo sarà più volatile, quindi meglio aumentare la diversificazione per settori e geografie, e il grado di selettività.

Sarà anche l’anno del Trump 2.0 che va a regime, con le promesse di spese pazze e minacce commerciali: ma sui mercati del 2025 si vedrà poco di eventuali dazi Usa-Cina-Europa, o derive dei conti pubblici.

Sconfitta l’inflazione, Federal Reserve (Fed) e Banca centrale europea (Bce) seguiteranno a tagliare i tassi, normalizzando le condizioni monetarie e – in teoria – allungando la luna di miele tra investitori e Borse.

Il discorso vale anche se, il 18 dicembre scorso, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha rubato il Natale a Wall Street, annunciando soltanto due tagli nel 2025, per un’inflazione più alta e un tasso neutrale in rialzo. «La domanda chiave sarà capire quanto i tassi scenderanno», si chiede Jp Morgan, la banca più importante al mondo, che esorta i suoi clienti a «costruire portafogli sulla forza mostrata dai mercati nel 2024», con un’attenzione speciale a tassi, uso dell’intelligenza artificiale, energia e infrastrutture.

Per molti analisti, Wall Street continuerà a sovraperformare i listini europei, a fronte di stime di crescita del Pil 2025 doppie (il 2% circa, contro l’1%) e del maggior traino del settore tecnologico e di quello finanziario, che continueranno a spingere.

L’azionario Usa, è il caso base di Ubs, salirà di un altro 10%, coronando «cinque anni ruggenti». Perché a partire dal 2020 i listini globali sono saliti del 50%, contro un Pil nominale cresciuto di oltre il 30% (ma gli utili delle società quotate a Wall Street sono raddoppiati, nello stesso periodo).

Bond. Tornano convenienti obbligazioni e Btp

Dove l’Europa si potrebbe riscattare è nel reddito fisso, grazie a una maggiore disciplina sui conti pubblici degli emittenti governativi e a un’inflazione più domata rispetto a quella degli Usa. Finita l’epoca dei tassi zero, e malgrado un 2024 deludente per i rendimenti obbligazionari (specie in Italia dove le cedole del Btp in area 4% hanno penalizzato gli altri bond: ma ora siamo sotto il 3,5%). Nell’anno entrante Anima Sgr è «moderatamente più costruttiva» sul comparto, con occhi ancora da puntare sui governativi europei — specie “periferici”, Btp compreso — e sui bond ad alto rendimento. Payden & Rygel stima rendimenti complessivi attorno al 5% per i bond più sicuri, e al 7% per gli “alto rendimento”. Allianz, a fronte di una curva dei tassi diventata più ripida, consiglia di smobilizzare i fondi monetari — solo negli Usa ce n’è per 6.800 miliardi — per investirli insieme alla liquidità in bond a breve o medio termine.

Azioni. Margini di aumento, l’IA spinge Wall Street

«Il quadro macro è particolarmente favorevole per le azioni data la crescita economica che sostiene gli utili aziendali e i fondamentali» ha scritto Deutsche Bank che esorta a «investire nella crescita», benché le economie sviluppate rallenteranno . La situazione politica e geopolitica però tiene elevata l’incertezza: «Costruzione di portafoglio, selezione dei titoli e gestione del rischio restano fondamentali nel 2025”. Blackrock, gestore Usa tra i primi al mondo, continua a preferire le azioni Usa, anche per i benefici dell’IA che iniziano ad adottare le varie imprese e settori: a partire dai colossi tecnologici, le cui valutazioni stellari «saranno ancora puntellate da forti utili». Al limite, Blackrock, svaria sulle azioni giapponesi, baciate da crescita e riforme societarie. Anche Allianz Global Investor ritiene che «malgrado le quotazioni elevate, l’azionario Usa resti interessante: e che la divergenza tra Wall Street e l’Europa continuerà». L’azionario europeo le poche gioie potrebbe trarle ancora dal comparto credito, che Barclays vede tonico per utili e quotazioni malgrado i rally recenti, e dalle Pmi quotate, che storicamente sono la fascia di imprese che beneficia per prima dei tagli al costo del denaro. Pochi, anche, i gestori globali che puntano sulla Borsa cinese, troppo legata a una congiuntura che sembra tutta in mano al dosaggio governativo di stimoli pubblici.

Valute e cripto. l dollaro resterà forte. Bitcoin in auge

Il dollaro, che ha schiacciato l’euro e le altre divise dalla campagna elettorale di Trump, «non perderà la sua forza nel 2025, soprattutto a causa del suo vantaggio in termini di rendimento», scrive in uno studio sulle valute J. Safra Sarasin. La Bce, difatti, dovrà tagliare i tassi ben più della Fed, per rianimare le statiche economie dell’euro, le cui prospettive «restano modeste, per la debolezza del settore manifatturiero». Soltanto nella seconda metà dell’anno la valuta unica potrebbe riprendersi: ma fino ad allora patirà la forza relativa del dollaro, oltre che della sterlina e dello yen. Passando alle criptovalute, l’amministrazione Trump & Musk sembra averle definitivamente sdoganate. Per Wisdom Tree il successo dei fondi sintetici (Etp) lanciati nel 2024 con base i prezzi di Bitcoin ed Ether continuerà a spingerne le quotazioni: anche perché al calar dei tassi il capitale confluisce nelle attività più rischiose.

Materie prime. Su il gas, giù il petrolio. Per l’oro altri record

Sulle principali materie prime l’anno nuovo dovrebbe confermare le tendenze recenti, con il petrolio che continuerà a deprezzarsi a fronte di ulteriori rincari per i metalli preziosi e il gas naturale. Per tutti la forza del dollaro sarà un freno, ma i fattori decisivi dipenderanno dai rapporti tra domanda e offerta. Bank of America nel suo energy outlook vede, ad esempio, il greggio in ulteriore calo fino a 65 dollari (il Brent) e 61 dollari (il Wti) a barile nel 2025, perché il contenuto aumento della domanda, stimato circa 1,1 miliardi di barili, sarà molto al disotto della capacità produttiva che i membri dell’Opec+ possono liberare. Le altre materie prime combustibili invece rincareranno: dal carbone, spinto dalla domanda cinese, al gas, che nel 2024 è crollato negli Usa, ma risalito in Europa. L’anno prossimo il metano si annuncia più caro per tutti: negli Usa, per gli scarsi investimenti nella produzione: in Europa, dove l’inverno freddo e la vicina scadenza del patto Russia-Ucraina per il transito del gas siberiano hanno già portato i prezzi al Ttf sui 45 dollari a MWh. Per Bofa è un contesto che, se la guerra tra Mosca e Kiev non finisse, potrebbe spingere a 70 euro/MWh il gas europeo nel 2025. L’oro invece sembra atteso da altri record, perché ne persiste la domanda strutturale nei mercati emergenti, e lo stagnante mattone cinese ne tiene vivi gli investimenti.

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