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Tagli a Irpef e cuneo, ma più tasse. Ecco la finanziaria da 30 miliardi

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (ansa)

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Dalla stretta sulle pensioni al taglio delle detrazioni fiscali, la manovra oggi diventa legge. Tra conferme, proroghe e stangate sulla casa
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ROMA – La terza finanziaria di Meloni oggi diventa legge dello Stato. Una manovra da 30 miliardi, impiegati quasi tutti per riconfermare misure in scadenza come il taglio del cuneo e dell’Irpef, la superdeduzione per le assunzioni, la detassazione dei premi di produttività, i fringe benefit, il pacchetto pensioni.

Non c’è la spinta promessa alla natalità col quoziente famigliare. Né il taglio delle tasse al ceto medio. O la riforma delle pensioni. Alla sanità vanno solo 1,3 miliardi in più nel 2025, ma in rapporto al Pil la spesa scenderà nei prossimi anni. Arrivano tagli alla spesa di ministeri (7,7 miliardi in 3 anni) ed enti locali. E il blocco del turn over nella pubblica amministrazione. Le pensioni minime aumentano di appena 1,8 euro al mese. Un miliardo viene recuperato, a regime, dal taglio delle detrazioni. Il canone Rai aumenta da 70 a 90 euro. Molte “mance”.

ROMA – La terza finanziaria di Meloni oggi diventa legge dello Stato. Una manovra da 30 miliardi, impiegati quasi tutti per riconfermare misure in scadenza come il taglio del cuneo e dell’Irpef, la superdeduzione per le assunzioni, la detassazione dei premi di produttività, i fringe benefit, il pacchetto pensioni.

Non c’è la spinta promessa alla natalità col quoziente famigliare. Né il taglio delle tasse al ceto medio. O la riforma delle pensioni. Alla sanità vanno solo 1,3 miliardi in più nel 2025, ma in rapporto al Pil la spesa scenderà nei prossimi anni. Arrivano tagli alla spesa di ministeri (7,7 miliardi in 3 anni) ed enti locali. E il blocco del turn over nella pubblica amministrazione. Le pensioni minime aumentano di appena 1,8 euro al mese. Un miliardo viene recuperato, a regime, dal taglio delle detrazioni. Il canone Rai aumenta da 70 a 90 euro. Molte “mance”.

Pensioni

Stretta su requisiti e finestre

Il pacchetto pensioni riconferma i tre canali di flessibilità in uscita – Quota 103, Ape sociale, Opzione donna – ma con la stretta già vista quest’anno sui requisiti, il ricalcolo e le finestre allungate. Il bonus Maroni diventa esentasse per chi ha i requisiti per Quota 103 o per l’anticipata a 42 anni e 10 mesi di contributi e resta al lavoro. Torna un’indicizzazione più favorevole delle pensioni all’inflazione secondo tre scaglioni: 100%, 90% e 75%. Le pensioni minime aumentano di 1,8 euro al mese. I contributivi puri post-1996 potranno cumulare la pensione pubblica con la rendita dei fondi complementari sia per accedere alla pensione di vecchiaia che all’anticipata a 64 anni, con 25 di contributi (30 anni dal 2030). I neoassunti del 2025 possono versare a Inps fino al 2% di contributi in più, deducibili al 50% a fini Irpef. I dipendenti pubblici possono restare al lavoro fino a 70 anni.

Fisco

La conferma del taglio al cuneo e all’Irpef

Confermati in modo strutturale sia il taglio al cuneo – che da contributivo diventa fiscale – sia il taglio dell’Irpef da quattro a tre scaglioni, con la riduzione dal 25 al 23% della seconda aliquota. Queste due misure valgono 17 miliardi, il 60% della manovra da 30 miliardi. Il taglio del cuneo si allarga ad altri 3,6 milioni di lavoratori dipendenti con un reddito fino a 40 mila euro. In totale i beneficiari dal primo gennaio 2025 saranno 18,8 milioni di lavoratori. Di questi, un milione e 115 mila ci perderanno: 805 mila solo in parte e 310 mila usciranno dal beneficio. Mentre 2 milioni di lavoratori prenderanno in media 305 euro all’anno in più.

Doppio intervento pure sulle detrazioni. Aumenta quella per lavoro dipendente, da 1.880 a 1.955 euro. Vengono tagliate invece le detrazioni per i contribuenti con redditi superiori a 75 mila euro, in base al numero dei figli, tranne quelle per la sanità e per gli investimenti in startup e Pmi innovative. Questo taglio vale 230 milioni nel 2026, 380 milioni nel 2029 e circa 900 milioni a regime.

Sempre sul piano fiscale, il prossimo anno non aumenta la tassazione sulle plusvalenze da criptovalute, che resta al 26%. Si alza però al 33% nel 2026. Il limite dei ricavi per la web tax resta invece a 750 milioni per chi opera con l’estero. Infine tutti i pos dovranno essere collegati ai registratori di cassa. Sanzioni dal 2026.

Famiglie

Dal bonus bebè ai congedi, vantaggi per Isee più bassi

Torna, ma solo per il 2025, il bonus bebè: l’una tantum da mille euro (esentasse) per i nuovi nati o le nuove adozioni. Ne beneficeranno le famiglie con Isee fino a 40 mila euro. Il bonus nido si alza a 3.600 euro all’anno per i bebè fino a tre anni, anche per le famiglie che non hanno un altro figlio under 10 (sempre con Isee fino a 40 mila euro). Sopra questa soglia di Isee il bonus nido vale 1.500 euro all’anno. L’assegno unico per i figli non peserà sull’Isee, ma soltanto ai fini della richiesta del bonus nido e non per gli altri bonus.

Si amplia da due a tre mesi il congedo parentale retribuito all’80% dello stipendio, per uno dei due genitori, da fruire entro il sesto anno di vita del bambino. Altra novità: il contributo per il sostegno alle spese extrascolastiche delle famiglie con Isee fino a 15 mila euro per le attività sportive o ludiche dei figli dai 6 ai 14 anni. Creato il fondo “Dote famiglia” da 30 milioni. Prorogata poi per tre anni la detassazione dei premi di produttività dal 10 al 5%. Il tetto dei fringe benefit sale a mille euro per tutti, duemila euro per chi ha figli, 5 mila per i neoassunti che accettano di trasferirsi a oltre 100 chilometri da casa. Sale dal 25 al 30% il limite di detassazione delle mance che i camerieri ricevono dai clienti.

Il bonus ristrutturazioni delle seconde case scende al 36%. Arriva un bonus elettrodomestici da 100 euro o 200 euro per Isee basso.

Imprese

Ires premiale e decontribuzione Sud, ma la platea si riduce

Meno quattro punti sull’Ires, che passa dal 24% a quota 20. Ma per il taglio dell’imposta sul reddito delle società ci sono soltanto 400 milioni di euro sul piatto, contro i 5 miliardi sognati dagli industriali. Risultato: condizioni stringenti e platea ridotta a 18 mila società di capitali sulle 824 mila che nel 2022 hanno accantonato una parte degli utili, ovvero una delle condizioni per lo “sconto” fiscale. Le altre sono investimenti e occupazione. Il governo stima 11 miliardi di investimenti fra 2025 e 2026, e 109 mila nuove assunzioni.

Confermata per tre anni la superdeduzione al 120% del costo del lavoro per le nuove assunzioni, che sale al 130% se si tratta di giovani e donne. Rifinanziata la Nuova Sabatini e prorogato al 2025 il credito d’imposta per gli investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno, che fino al 2029 potrà contare sulla decontribuzione Sud, anche se con un impatto limitato ai lavoratori assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre. «Questa misura garantisce fino a 145 euro al mese per ogni lavoratore», aveva detto la ministra per il Lavoro, Marina Calderone.

Il governo racimola fondi da banche e assicurazioni con un contributo volontario che nel complesso vale 6,5 miliardi di euro. Gli istituti di credito, per esempio, verseranno in anticipo 1,2 miliardi fra minori compensazioni e deduzioni rinviate per svalutazioni dei crediti, avviamenti e perdite. Le banche potranno recuperare i fondi a partire dal 2027.

Canone e stipendi

Norma anti Renzi sui compensi dall’estero. Più soldi al Ponte

Alla fine il braccio di ferro politico sul canone Rai lo vince Forza Italia: niente conferma del taglio da 20 euro, come insisteva la Lega. E quindi dal 2025 il canone torna a 90 euro all’anno. Salta anche l’equiparazione dei compensi di ministri, viceministri e sottosegretari non eletti a quelli dei parlamentari: avranno comunque un rimborso spese, per il quale è stato stanziato circa mezzo milione di euro.

Passa invece la “norma anti-Renzi” e dunque il divieto di compensi esteri anche per i componenti del governo, oltre che per deputati e senatori. Arriva anche il tetto agli stipendi dei vertici degli enti pubblici, ma viene stralciato l’obbligo di revisori Mef nei collegi sindacali: solo una stretta sui controlli dei bilancio se gli aiuti statali sono “significativi”. Le tasse di imbarco salgono di 50 centesimi per i voli extra Ue. Proroga fino a vent’anni per le concessioni elettriche: il maggior gettito va alla riduzione delle bollette.

Un miliardo in più alla Tav e un altro a Ferrovie per le opere Pnrr. I nuovi fondi per il Ponte sullo Stretto sono pari a 1,5 miliardi, con 500 milioni per le opere annesse. Prevista poi una stretta per i costi della Rai, limitata però alle consulenze esterne. Sale il fondo per le famiglie vittime di incidenti sul lavoro. E c’è anche una stretta contro l’abuso della Naspi. Aumentano le tasse su giochi e scommesse. Rinnovata la social card.

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