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Legge di Bilancio, ecco chi vince e chi perde tra i partiti

Il Senato vota la manovra

 

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Il dossier. Le risorse limitate costringono i forzisti e il Carroccio a rinviare gli obiettivi sul fisco. La sfida di Schlein sulla sanità
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FdI. Quoziente familiare al palo, ritorna il bonus bebè

L’introduzione del quoziente familiare per spingere la natalità resta al palo. Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, deve accontentarsi dei bonus. Il pacchetto famiglia della manovra può contare sulla Carta per i nuovi nati (l’ex bonus bebè): mille euro per ogni figlio alle famiglie con un Isee fino a 40 mila euro. Arriva anche la “Dote di famiglia”: un rimborso spese per le attività sportive o ricreative extrascolastiche per i figli tra i 6 e 14 anni. Anche in questo caso, la platea è ristretta: la “dote” andrà solo alle famiglie con Isee sotto i 15 mila euro. Fin qui le novità. Poi ci sono i ritocchi, più o meno rilevanti.

Come il congedo parentale retribuito all’80% dello stipendio per uno dei due genitori (fruibile entro il sesto anno di vita del bambino): passa da 2 a 3 mesi. Sale a 3.600 euro all’anno il bonus nido per i bebè fino a tre anni: il voucher andrà anche alle famiglie con Isee fino a 40…

FdI. Quoziente familiare al palo, ritorna il bonus bebè

L’introduzione del quoziente familiare per spingere la natalità resta al palo. Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, deve accontentarsi dei bonus. Il pacchetto famiglia della manovra può contare sulla Carta per i nuovi nati (l’ex bonus bebè): mille euro per ogni figlio alle famiglie con un Isee fino a 40 mila euro. Arriva anche la “Dote di famiglia”: un rimborso spese per le attività sportive o ricreative extrascolastiche per i figli tra i 6 e 14 anni. Anche in questo caso, la platea è ristretta: la “dote” andrà solo alle famiglie con Isee sotto i 15 mila euro. Fin qui le novità. Poi ci sono i ritocchi, più o meno rilevanti.

Come il congedo parentale retribuito all’80% dello stipendio per uno dei due genitori (fruibile entro il sesto anno di vita del bambino): passa da 2 a 3 mesi. Sale a 3.600 euro all’anno il bonus nido per i bebè fino a tre anni: il voucher andrà anche alle famiglie con Isee fino a 40 mila euro che non hanno un altro figlio di età inferiore ai 10 anni. FdI può rivendicare anche la modifica al tetto dei fringe benefit: sale a 1.000 euro per tutti (a duemila per chi ha figli), mentre aumenta fino a cinquemila euro per i nuovi assunti che accettano di trasferirsi a oltre 100 chilometri da casa. Novità importanti, ma le promesse erano altre: tra le ipotesi anche un quoziente familiare ispirato al modello francese del “terzo figlio fiscale”, in pratica più aiuti alle famiglie con due figli per rendere fiscalmente conveniente avere il terzo.

Forza Italia. Pensioni su di 1,8 euro, frena la sugar tax

I forzisti ci hanno provato perché l’aumento delle pensioni minime è una battaglia storica del partito. Ma le coperture finanziarie non c’erano. E dunque l’assegno aumenterà di un’inezia: da 614,77 a 616,57 euro nel 2025. Rinviato anche un altro intervento che stava a cuore a Forza Italia: il taglio dell’Irpef - dal 35 al 33% - per i redditi fino a 60 mila euro. Confermati invece in modo strutturale sia il taglio del cuneo – che da contributivo diventa fiscale – sia il taglio dell’Irpef da quattro a tre scaglioni. Ridotta dal 25 al 23% la seconda aliquota. Queste due misure valgono 17 miliardi, il 60% della manovra da 30 miliardi. I forzisti si sono anche battuti, con successo, per cambiare la web-tax (rispetto alla formulazione originaria della legge di Bilancio). Limitare il prelievo ai soli colossi che superano i 750 milioni di ricavi risparmierà le startup e gli editori di piccole o medie dimensioni. Il partito si è impegnato anche sul fronte della sugar tax che punta a scoraggiare, usando la leva fiscale, il consumo di “bevande analcoliche edulcorate”. La sugar tax dovrebbe scattare dal primo luglio del 2025. Forza Italia ha provato a introdurre un rinvio nella legge di Bilancio, senza riuscirci. A quel punto, ha ripiegato su un ordine del giorno, che è un atto non vincolante. L’ordine del giorno “impegna” il governo a decidere il rinvio “nei primi mesi del 2025”. Questo, perché le imprese produttrici abbiano tempo di organizzarsi.

Lega. Nuovi soldi per il Ponte, il canone Rai aumenta

Sul fronte fiscale, la Lega porta a casa una piccola vittoria e una grande sconfitta. Un emendamento del Carroccio, approvato, amplia da 30 a 35 mila euro il tetto di reddito da lavoro dipendente sotto al quale accedere alla flat tax (per la parte di lavoro autonomo). Muore invece sul nascere, per mancanza di coperture, il sogno leghista di ampliare l’aliquota ridotta al 15% fino ai 100 mila euro di reddito (per le partite Iva). Analogo destino per l’obiettivo della Lega di un superamento strutturale della Fornero sulle pensioni. Anche qui la manovra si limita a riconfermare i tre canali di flessibilità in uscita – Quota 103, Ape sociale, Opzione donna – ma con la stretta già vista quest’anno sui requisiti, il ricalcolo e le finestre allungate. Tra i successi del Carroccio, le ulteriori risorse per il Ponte sullo Stretto: arrivano 1,5 miliardi (più 500 milioni alle opere annesse). Per la sicurezza i leghisti strappano 100 milioni. Pagheranno gli straordinari delle forze di polizia e dei pompieri. Più risorse anche all’operazione “Strade sicure”, con 6000 agenti nelle strade e 800 nelle stazioni. Mobilitati 240 milioni nel triennio 2025-2027. Un boccone amaro - per Salvini e i suoi - arriva infine per la battaglia simbolo contro il canone Rai. La Lega premeva per confermare il taglio all’imposta che l’aveva portata a 70 euro per il 2024. Invece le resistenze di Forza Italia riportano il canone a quota 90 euro.

Le opposizioni. Salario minimo non c’è, più ispettori lavoro

Forte delle 120 mila firme raccolte a sostegno di una proposta di legge popolare, il Pd ha cercato di introdurre il salario minimo (pari a 9 euro l’ora) anche in legge di Bilancio. Ma l’idea, sostenuta da tutte le forze di opposizione, non è passata. Stesso destino per l’emendamento unitario delle opposizioni che avrebbe aumentato di 5,5 miliardi l’anno nel prossimo triennio la spesa per il Servizio sanitario nazionale, così da ridurre le liste di attesa per gli esami, assumendo nuovo personale. L’emendamento è stato bocciato dalla commissione Bilancio della Camera. Il Pd, alla fine, porta a casa tre risultati. Rifinanziato il bonus psicologo mentre sarà avviata la sperimentazione del supporto psicologico anche nelle scuole superiori. Assunti 500 nuovi ispettori del lavoro (il doppio di quanti previsti dal governo). Con l’appoggio delle altre opposizioni, i dem ottengono infine la stabilizzazione dei ricercatori precari del Cnr. Il pressing dei grillini è decisivo per rifinanziare il Fondo morosità incolpevole (in favore di chi non riesce più a pagare l’affitto per cause inattese come la perdita del lavoro): 10 milioni per il 2025, 20 per il 2026. Un emendamento di Avs - a firma del deputato Marco Grimaldi - porta da 20 milioni a 50 milioni di euro le risorse destinate al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.

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