MILANO — L’Ue rassicura, l’Italia pensa a nuovi correttivi. Sì perché, dopo quasi tre anni di conflitto tra Russia e Ucraina, i ponti energetici tra Europa e Mosca non sono stati del tutto tagliati. Così si spiega la preoccupazione per lo stop al passaggio del metano russo dal territorio ucraino, annunciato da tempo ed effettivo da ieri.
Con il mancato rinnovo del contratto tra Naftogaz e il gigante russo Gazprom, viene meno il canale che conduceva in Ue circa la metà del metano in arrivo da Mosca (nel 2023, erano passati per l’Ucraina 14,65 miliardi di metri cubi di gas). Da adesso in poi, anche a causa del sabotaggio del Nord Stream che aveva messo in grande difficoltà la Germania, i flussi dalla Russia in Ue avverranno solo tramite il gasdotto Turkstream, che passa sotto il Mar Nero, e la sua estensione Balkan Stream.
MILANO — L’Ue rassicura, l’Italia pensa a nuovi correttivi. Sì perché, dopo quasi tre anni di conflitto tra Russia e Ucraina, i ponti energetici tra Europa e Mosca non sono stati del tutto tagliati. Così si spiega la preoccupazione per lo stop al passaggio del metano russo dal territorio ucraino, annunciato da tempo ed effettivo da ieri.
Con il mancato rinnovo del contratto tra Naftogaz e il gigante russo Gazprom, viene meno il canale che conduceva in Ue circa la metà del metano in arrivo da Mosca (nel 2023, erano passati per l’Ucraina 14,65 miliardi di metri cubi di gas). Da adesso in poi, anche a causa del sabotaggio del Nord Stream che aveva messo in grande difficoltà la Germania, i flussi dalla Russia in Ue avverranno solo tramite il gasdotto Turkstream, che passa sotto il Mar Nero, e la sua estensione Balkan Stream.
Tra i Paesi europei che temono di subire le maggiori ripercussioni ci sono Ungheria e Slovacchia. Intanto, proprio le preoccupazioni circa gli approvvigionamenti europei hanno spinto il prezzo del gas ad Amsterdam sopra 50 euro al megawattora, sui massimi da ottobre 2023, con annesse pressioni al rialzo sulle bollette energetiche.
Nel tentativo di rassicurare che “l’Ue è ben preparata ad affrontare” il nuovo scenario, la Commissione europea ha indicato le rotte alternative tramite i “quattro principali percorsi di diversificazione, con volumi provenienti principalmente dai terminali di gas naturale liquefatto (Gnl) in Germania, Grecia, Italia e Polonia ma forse anche dalla Turchia”. Da ricordare, tuttavia, che il Gnl tende a essere ben più costoso del metano via tubo.
Anche il nostro Paese, nel 2024, ha continuato a ricevere gas russo in transito dall’Ucraina dal punto di ingresso di Tarvisio, da dove ieri non è entrato nulla. Secondo dati preliminari, nell’anno appena finito sono passati da lì 5,5 miliardi di metri cubi di metano, rispetto ai 3 del 2023 e su un circa 60 miliardi importati.
Gli ultimi numeri della newsletter del Gme (Gestore mercati energetici) restituiscono l’immagine di un Paese che in parte ancora conta sulla Russia. A novembre, i 6,5 miliardi di metri cubi consumati in Italia sono stati coperti per 224 milioni da produzione nazionale, per 1,56 miliardi da erogazioni di stoccaggi mentre 4,7 miliardi sono stati importati.
La parte più rilevante, per oltre 2 miliardi, è arrivata da Mazara Del Vallo, da dove approda il metano algerino, ma 157 milioni sono transitati ancora da Tarvisio, con un aumento del 289,3% da novembre 2023. Colpa di una stagione più fredda ma anche dei rigassificatori che in alcuni casi operano a rango ridotto, complice uno scenario geopolitico che non favorisce i traffici marittimi internazionali.
Così, il gas generato a novembre da Panigaglia è sceso del 99,5% annuo a 1 milione di mc, mentre Livorno ha fatto segnare una flessione del 53% e Piombino dell’1,7% a 348 milioni.
Più in generale, con riferimento ai primi nove mesi del 2024, Snam ha di recente fatto sapere che sono stati rigassificati 3,42 miliardi di mc di gas, rispetto ai 2,37 dello stesso periodo del 2023. Un incremento di volumi “attribuibile principalmente all’entrata in esercizio dell’impianto di Piombino, operativo da luglio 2023, che nei primi nove mesi del 2024 ha rigassificato complessivamente 2,45 miliardi di mc”. Tale effetto è stato “parzialmente compensato dalla riduzione dei volumi rigassificati presso il terminale Gnl di Panigaglia (La Spezia), ovvero 0,97 miliardi nei primi nove mesi del 2024 a fronte di 2,27 miliardi nel medesimo periodo del 2023, risentendo degli effetti del conflitto russo-ucraino sul mercato del gas”.
In questo quadro, ieri il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, pur riconoscendo che “le scorte sono ancora a un livello adeguato”, ha aggiunto che “si stanno valutando ulteriori misure per massimizzare la giacenza in stoccaggio al fine di affrontare con tranquillità la stagione invernale”. Pichetto ha poi citato l’arrivo a Ravenna, nei prossimi mesi, “di un’altra nave rigassificatrice che aumenterà ancora la capacità di importazione di Gnl nella nostra rete”.
“Il sistema - ha tranquillizzato il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini - dovrebbe registrare oscillazioni gestibili. Abbiamo un mix più articolato di approvvigionamento, anche se su risorse importanti come il Gnl siamo in concorrenza con altre aree del mondo. È importante non abbandonare i progetti strutturali intrapresi, con gli investimenti in rigassificatori, stoccaggi e connessioni”.