Economia

Auto, produzione al minimo “L’Europa deve intervenire”

Auto, produzione al minimo “L’Europa deve intervenire”
La Fim-Cisl presenta i dati 2024 sulle fabbriche Stellantis in Italia. I sindacati in piazza il 5 febbraio a Bruxelles. Uliano: “Folli le multe sui limiti di emissioni”
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TORINO — Il 2024 sarà ricordato come uno degli anni più difficili per Stellantis. Anzi, la Fim-Cisl parla di «anno nero» presentando il report sulla produzione nelle fabbriche italiane del gruppo nato nel 2021 dalla fusione tra Fca e Psa.

Dopo due anni di crescita, la riduzione dei volumi è significativa: tra autovetture e furgoni Stellantis, gruppo che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, ha assemblato in Italia nei dodici mesi passati 475.090 unità (-36,8%) contro le 751,384 del 2024. Tutti gli stabilimenti chiudono l’anno in negativo e la costruzione di auto ha registrato perdite maggiori rispetto a quello dei furgoni: -45,7% con 283.090 unità. «Per trovare un dato così basso bisogna spostare le lancette al 1956» spiega il segretario della Fim–Cisl Ferdinando Uliano. La flessione dei veicoli commerciali, fatti nella fabbrica di Atessa, è stata più contenuta: 192.000 unità, meno 16,6%.

Il 2025 come sarà? «La situazione in termini di volumi non subirà significative modifiche, in quanto i nuovi lanci produttivi a Melfi, Cassino e Mirafiori impatteranno nel 2026, quando si dovrebbe ritornare alla produzione delle 750.000 unità riscontrate nel 2023 – sottolinea il sindacalista Cisl – previsione ipotizzata, con un aumento del 50% dei volumi, anche da Stellantis». Positivo il giudizio sul piano Italia, ma rimangono le incognite gigafactory e futuro della Maserati.

Una crisi che colpisce Stellantis, ma non solo. Tutti i produttori europei sono in difficoltà, lo scorso anno si sono persi 30 mila posti di lavoro nell’indotto e i sindacati metalmeccanici si sono dati appuntamento il 5 febbraio a Bruxelles per scendere in strada. Obiettivo? Spingere l’Europa ad occuparsi dell’auto e a creare un fondo ad hoc «per sostenere il settore e la transizione verso l’elettrico», prevedendo «aiuti per l’acquisto di auto a batteria». E poi sospendere le multe alle case automobilistiche legate ai nuovi limiti di emissioni di CO2, che il segretario della Fim definisce «una cosa folle perché il rischio è che si arrivi ad una riduzione delle produzioni per evitare le sanzioni». Oltre 16 miliardi l’ammontare complessivo delle sanzioni. E per una casa come Stellantis lo sforamento dei limiti potrebbe valere fino a 2 miliardi e mezzo di multe. È la prima volta che i sindacati europei organizzano una manifestazione del genere. «La presenza dei metalmeccanici italiani sarà significativa», dice Uliano.

Il tema delle multe è stato ripreso anche dal cancelliere tedesco Olaf Scholz in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Chiarezza sui limiti di emissione delle flotte Ue» ed «evitare le sanzioni», scrive Scholz. Non è possibile «che le aziende che investono massicciamente in tecnologie di propulsione pulite siano indebolite da sanzioni finanziarie durante la trasformazione», aggiunge.

Il cancellerie non mette in discussione il traguardo del 2035, ma chiede chiarezza sul percorso: «L’attuale dibattito sta creando incertezza tra i produttori e i consumatori». Scholz chiede di ritirare i dazi sulle e-car importate dalla Cina, trovando una soluzione amichevole con Pechino, e «un’iniziativa paneuropea per incentivare l’acquisto di auto elettriche» che si aggiunga a quelle nazionali. La Germania introdurrà «un incentivo attraverso una detrazione fiscale non burocratica per i veicoli prodotti in Germania».

Parole che fanno esultare il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che sta spingendo per una revisione del Green Deal. «Avevamo previsto che la nostra visione si sarebbe imposta con la forza della ragione. Ora anche la Germania chiede l’immediata revisione per evitare il collasso dell’industria dell’auto europea. Le forze della responsabilità si muovano insieme, è l’ora di cambiare».

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