MILANO — Il Tribunale delle imprese di Venezia ieri ha ascoltato i vertici di Coin, che versa in uno stato di crisi finanziaria, ovvero l’ad Matteo Cosmi e il nuovo presidente Andrea Gabola. Al termine dell’udienza, come già successo lo scorso luglio, il giudice ha chiesto tempo per studiare la situazione, riservandosi di comunicare alla società la sua decisione nei prossimi giorni. Fra poco meno di un mese, il 4 febbraio, è fissata una nuova riunione del tavolo di crisi al ministero delle Imprese. Il 18 dicembre c’era stato un primo incontro e Coin - che dà lavoro a oltre 1.300 persone - aveva confermato di non voler ricorrere a licenziamenti collettivi.
Tagli sui negozi, ma non sul personale
L’idea dell’azienda è quella di trovare una soluzione condivisa…
MILANO — Il Tribunale delle imprese di Venezia ieri ha ascoltato i vertici di Coin, che versa in uno stato di crisi finanziaria, ovvero l’ad Matteo Cosmi e il nuovo presidente Andrea Gabola. Al termine dell’udienza, come già successo lo scorso luglio, il giudice ha chiesto tempo per studiare la situazione, riservandosi di comunicare alla società la sua decisione nei prossimi giorni. Fra poco meno di un mese, il 4 febbraio, è fissata una nuova riunione del tavolo di crisi al ministero delle Imprese. Il 18 dicembre c’era stato un primo incontro e Coin - che dà lavoro a oltre 1.300 persone - aveva confermato di non voler ricorrere a licenziamenti collettivi.
Tagli sui negozi, ma non sul personale
L’idea dell’azienda è quella di trovare una soluzione condivisa da tutti i soggetti coinvolti. Il management di Coin sta infatti definendo insieme a tutti gli azionisti e ai creditori il nuovo piano industriale per tagliare i costi, senza però ribaltare le riduzioni sul personale. Almeno queste sono le intenzioni.
Quest’anno saranno chiusi sette punti vendita a gestione diretta su 34 (e nel dettaglio quelli di Roma Lunghezza e Bufalotta, quello di Latina, quello di San Donà di Piave, quello di Venezia e quello di Milano City Life). Si tratta di negozi nei centri commerciali che non generano profitti da anni e che danno lavoro a una novantina di persone. L’obiettivo è ricollocarle tutte all’interno del gruppo. Secondo fonti vicine al dossier, uno dei punti fermi del rilancio sarebbe proprio il miglioramento del servizio alla clientela, con la necessità quindi di occupare più personale nei restanti 27 punti vendita.
Debiti da ristrutturare e pareggio nel 2026
L’obiettivo del management è quello di arrivare al pareggio a fine 2026, tuttavia i debiti a fine 2024 tra banche e fornitori sono lievitati a poco meno di 240 milioni, quasi pari al fatturato del gruppo. Il giro d’affari a chiusura del bilancio 2024 dovrebbe però arrivare a circa 260 milioni (senza considerare i 130 franchising del gruppo).
Urge trovare nuovi capitali, ma prima di tutto dovrà essere trovato un accordo con i creditori per allungare le scadenze e alleggerire le passività. I sacrifici che dovranno fare fornitori e creditori potrebbero essere significativi.
Sacrifici in vista per azionisti, creditori e fornitori
Gli azionisti, tra cui Enzo De Gasperi (che via Hi Deck ha il 21,25% del capitale ), la Liu Jo di Marco Marchi (15%), l’ex ceo Stefano Beraldo (che via Red Navy possiede il 20,67%) e alcuni ex manager dell’azienda come Alessandro Faccio (0,29%) e Ugo Turi (0,29%), a quanto si apprende da fonti finanziarie non avrebbero le disponibilità necessarie per il rilancio. Anche perché, in alcuni casi, sono pure fornitori. Pertanto si starebbe cercando un nuovo socio di riferimento pronto a iniettare risorse fresche. Dopo aver sondato diversi interlocutori finanziari e non, in pole position ci sarebbe la Ovs del fondo Tip di Gianni Tamburi, insegna che peraltro è nata nel 1972 come outlet, proprio da una costola di Coin.
Ovs, a determinate condizioni, pronta a investire
Tuttavia Tamburi, che per mesi aveva studiato l’acquisizione di Coin già nel 2022-2023, si era già tirato indietro perché la valutazione di allora (circa 100 milioni) non era interessante. Oggi le condizioni finanziarie di Coin sono peggiorate, ma Tip attraverso Ovs, a determinate condizioni, potrebbe comunque valutare l’investimento e impegnarsi nel rilancio.
Resta che prima di allora bisognerà trovare una quadra tra soci, creditori e fornitori, che pare un esercizio impervio, nonostante tutti gli stakeholder siano consapevoli della gravità della situazione. Intanto, in questo contesto difficile, il flagship di Piazza Cordusio a Milano resta chiuso, ed è sparito anche il cartello “opening soon”.