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Baku, Jindal e Bedrock: ecco le società in lizza per l’ex Ilva

(ansa)

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Le acciaierie Made in Italy interessate solo allo spezzatino. Il vincitore entro l’estate
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ROMA - La partita per la cessione dell’ex Ilva è ricominciata. Con la presentazione delle offerte di acquisto, il cui termine è scaduto alla mezzanotte di ieri, si apre un altro capitolo. Quello che, salvo colpi di scena, porterà alla definizione del nuovo assetto proprietario. La lista ufficiale dei pretendenti dovrebbe essere resa nota nella giornata di oggi. Trapela, però, che le offerte presentate al ministero delle Imprese per rilevare l’intero asset aziendale, che comprende gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, sono tutte di società straniere.

Di certo, ci sono gli indiani di Jindal Steel International, il fondo americano Bedrock e il gruppo azero Baku Steel. Quest’ultimo condiziona l’acquisizione del complesso siderurgico alla realizzaz…

ROMA - La partita per la cessione dell’ex Ilva è ricominciata. Con la presentazione delle offerte di acquisto, il cui termine è scaduto alla mezzanotte di ieri, si apre un altro capitolo. Quello che, salvo colpi di scena, porterà alla definizione del nuovo assetto proprietario. La lista ufficiale dei pretendenti dovrebbe essere resa nota nella giornata di oggi. Trapela, però, che le offerte presentate al ministero delle Imprese per rilevare l’intero asset aziendale, che comprende gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, sono tutte di società straniere.

Di certo, ci sono gli indiani di Jindal Steel International, il fondo americano Bedrock e il gruppo azero Baku Steel. Quest’ultimo condiziona l’acquisizione del complesso siderurgico alla realizzazione di un rigassificatore galleggiante nel porto di Taranto. Le altre società che avevano presentato manifestazioni di interesse a settembre scorso si sono rifatte avanti, ma calibrando le offerte su singoli asset aziendali. È il caso della canadese Stelco, controllata dagli statunitensi di Cleveland-Cleefs, così come di due gruppi italiani, Marcegaglia e Sideralba. Arvedi, invece, potrebbe rientrare in una possibile cordata in un momento successivo.

Per quanto vincolanti, infatti, le offerte presentate al ministero delle Imprese non escludono la possibilità di un coinvolgimento di altri gruppi italiani e stranieri. Ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli e Giovanni Fiori, spetterà il compito di esaminare le proposte di acquisto sotto il profilo della congruità tecnica. Le valutazioni e la decisione spetteranno al ministero. L’iter potrebbe protrarsi oltre l’estate.

Non è soltanto una partita di natura economica. Per quanto il governo punti a ricavare almeno 2 miliardi, a giocare un ruolo importante saranno anche gli investimenti, le strategie di rilancio della produzione e di riconversione energetica degli impianti e gli aspetti di natura ambientale e occupazionale. Il ministero delle Imprese, poi, deve fronteggiare da una parte il pressing dei sindacati, che chiedono la presenza dello Stato nel capitale della nuova società, e dall’altra quella del sindaco Rinaldo Melucci, pretende impegni concreti per la decarbonizzazione e il risanamento ambientale.

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