MILANO – Torna il nervosismo sui mercati dei titoli di Stato europei, Btp compresi. A pesare è in primo luogo un'inflazione persistente che potrebbe indurre la Bce a rallentare il ritmo dei ribassi dei tassi di interesse cominciati a giugno, al pari di quel che sta accadendo oltre oceano con la Fed. Sta di fatto che venerdì 10 gennaio, dopo la correzione dei giorni prima, i prezzi dei titoli di Stato europei si sono spinti ancora più in basso, portando i rendimenti su massimi che non si vedevano da giugno-luglio. Una tendenza che sta proseguendo nella giornata di lunedì.
Ad alimentare la tensione hanno contribuito i dati statunitensi di venerdì, che hanno mostrato un'inaspettata accelerazione della crescita dell'occupazione a dicembre. Uno scenario che consente alla Fed di concentrarsi sull'inflazione (in questo senso andranno monitorati attentamente i dati sui prezzi in arrivo mercoledì), pensando anche a quella che potrebbe essere alimentata dai dazi del nuovo presidente Donald Trum…
MILANO – Torna il nervosismo sui mercati dei titoli di Stato europei, Btp compresi. A pesare è in primo luogo un'inflazione persistente che potrebbe indurre la Bce a rallentare il ritmo dei ribassi dei tassi di interesse cominciati a giugno, al pari di quel che sta accadendo oltre oceano con la Fed. Sta di fatto che venerdì 10 gennaio, dopo la correzione dei giorni prima, i prezzi dei titoli di Stato europei si sono spinti ancora più in basso, portando i rendimenti su massimi che non si vedevano da giugno-luglio. Una tendenza che sta proseguendo nella giornata di lunedì.
Ad alimentare la tensione hanno contribuito i dati statunitensi di venerdì, che hanno mostrato un'inaspettata accelerazione della crescita dell'occupazione a dicembre. Uno scenario che consente alla Fed di concentrarsi sull'inflazione (in questo senso andranno monitorati attentamente i dati sui prezzi in arrivo mercoledì), pensando anche a quella che potrebbe essere alimentata dai dazi del nuovo presidente Donald Trump, senza la preoccupazione che una recessione economica sia dietro l'angolo. Da qui il deciso calo registrato venerdì dagli indici di Wall Street con annesso balzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi a dieci anni in area 4,76%, su livelli che non si vedevano dall'ottobre del 2023.
Il nervosismo sulle obbligazioni pubbliche si è immediatamente trasmesso all'Europa. Il ragionamento è questo: se la banca centrale americana ridurrà i tassi meno di quella dell’area dell’euro, il dollaro continuerà a rafforzarsi rispetto all’euro, con il rischio per noi di importare inflazione attraverso la bilancia commerciale (per esempio pagando il gas liquido statunitense), come già accaduto nel 2022.
In più, in Europa, zavorrano i prezzi dei titoli di Stato anche ulteriori fattori specifici, come l'instabilità politica registrata nei mesi scorsi in Francia e Germania. Senza contare che, in ogni caso, anche nell'area dell'euro l'inflazione continua a mostrare una certa persistenza. I recenti rialzi del gas, poi, alimentano le preoccupazioni che le pressioni sui prezzi possano proseguire.
Ecco che così, lo scorso venerdì si è concluso con i rendimenti dei Btp decennali in area 3,76-3,77%, massimi che non si toccavano dallo scorso luglio (a giugno era stato lambito il 4 per cento). Lo spread tra decennale italiano e tedesco, benché in leggera risalita, non ha fatto segnare tensioni particolari perché sono aumentati anche i ritorni legati al Bund, in area 2,57%, record dall'inizio dello scorso giugno. I movimenti sono proseguiti nella giornata di lunedì: in mattinata i rendimenti del decennale italiano hanno raggiunto il 3,84% mentre quelli dell’analogo titolo tedesco si sono portati al 2,62 per cento.
Il Regno Unito, poi, fa storia a sé: lì i ritorni sui titoli di Stato a dieci anni hanno appena toccato il record dal 2008, spinti dai timori di un massiccio aumento del debito pubblico e di una imminente stagflazione.
"Le pressioni sui rendimenti - commenta in un recente report Francesco Maria Di Bella, FI strategist di Unicredit - proseguono all'inizio del 2025, alimentate dai dati di un'inflazione oltre le attese negli Usa e dalle incertezze sui prezzi legate ai possibili dazi. L'intensa attività sul mercato primario in programma a gennaio pure rema contro i mercati obbligazionari, sia statunitensi sia europei".
Da ricordare che proprio oggi il Tesoro ha ha assegnato in asta Btp a tre e sette anni per un totale di 5,75 miliardi di euro. In particolare, sono stati collocati 2,75 miliardi di titoli a tre anni, con rendimento lordo al 2,85%, in aumento di 49 punti base, e 3 miliardi di Btp a sette anni con rendimento lordo del 3,49%, con un rialzo di 57 punti base.