✕

Le 4 incognite che fanno del 2025 l’anno dell’incertezza: la prima è la minaccia dei dazi di Trump

Un murale dedicato a Donald Trump ad Amritsar, nello stato indiano del Punjab (afp)

Ascolta l'audio

Secondo gli analisti di Allianz global investors quello appena cominciato sarà un anno dominato dalla volatilità sui mercati. Osservati speciali restano la politica commerciale Usa e l’inflazione. Utili delle imprese in crescita nel secondo trimestre
2 minuti di lettura

MILANO – Il 2025 è iniziato da nemmeno 20 giorni ma ha già l’aria di essere un anno particolarmente vivace. Sul piano geopolitico, e di riflesso su quello economico. Domani Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca come 47° presidente degli Stati Uniti e l’unica certezza – per usare le sue stesse parole – è che renderà la volatilità great again. “A fronte di un 2024 terminato con un Vix (l’indice che misura la volatilità, ndr) a livelli bassissimi, in linea con l’anno record 2017, dobbiamo iniziare a prendere atto del fatto che dovremmo convivere con un mondo più globale e più incerto”, afferma Enzo Corsello, country head Italy di Allianz global investors.

Le cause

A tenere in bilico l’economia del pianeta sono quattro forze motrici. La prima …

MILANO – Il 2025 è iniziato da nemmeno 20 giorni ma ha già l’aria di essere un anno particolarmente vivace. Sul piano geopolitico, e di riflesso su quello economico. Domani Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca come 47° presidente degli Stati Uniti e l’unica certezza – per usare le sue stesse parole – è che renderà la volatilità great again. “A fronte di un 2024 terminato con un Vix (l’indice che misura la volatilità, ndr) a livelli bassissimi, in linea con l’anno record 2017, dobbiamo iniziare a prendere atto del fatto che dovremmo convivere con un mondo più globale e più incerto”, afferma Enzo Corsello, country head Italy di Allianz global investors.

Le cause

A tenere in bilico l’economia del pianeta sono quattro forze motrici. La prima riguarda la politica monetaria delle banche centrali. A partire da quello di Federal Reserve e Bce, il percorso che sarà intrapreso dagli istituti centrali più importanti per tagliare i tassi e ridurre il costo del denaro è ancora incerto e in molti casi strettamente legato ai dati periodici sullo stato dell’economia. Grandi incognite sono presenti anche nelle politiche fiscali di grandi Paesi, come Francia e Germania, dove proprio un problema di conti pubblici ha messo la parola fine all’esecutivo ‘semaforo’ di Olaf Scholz, già in bilico.

Il terzo punto riguarda ancora Trump e la politica commerciale. Sebbene ‘dazi’ sia la sua parola preferita sul dizionario, bisognerà aspettare il suo ingresso allo studio ovale per capire se manterrà fede alle promesse fatte in campagna elettorale e soprattutto quale sarà l’intensità delle sue mosse. Chiude il cerchio il mercato del lavoro, che dagli ultimi numeri in arrivo dagli Stati Uniti pare ancora resiliente. Un segnale di cautela verso la Fed, che potrebbe decidere di procedere con più calma nel ribasso dei tassi.

Picco degli utili societari nel secondo trimestre

C’è un lato positivo in questa storia che dovrebbe confortare gli investitori. “Entriamo nel 2025 con un’economia statunitense in salute”, riprende Corsello. “I numeri sul mercato del lavoro, combinati alla crescita del Pil e un’inflazione che oscilla tra 2,5-3,5%, fanno sì che il nuovo anno parta con una crescita nominale particolarmente robusta. E questo è il miglior indicatore di tendenza per la crescita degli utili societari. Aggiungendo il fatto che Fed e Bce hanno ancora una postura ribassista, secondo le nostre stime i corporate profit dovrebbero accelerare nel corso dell’anno, con un picco nel secondo trimestre”.

Altre incognite nella seconda parte dell’anno

Qualcosa però potrebbe andare storto, ammette Corsello. “Nella seconda parte dell’anno, la Fed potrebbe essere costretta a cambiare la postura della propria politica monetaria a fronte di una spirale inflazionistica più robusta del previsto. L’eventuale nuova stretta sui tassi si andrebbe a intersecare con la fine fisiologica del rialzo dei profitti societari”. Una tempesta perfetta. L’esperto, tuttavia, rassicura sul fatto che questo scenario non è quello “centrale” nelle loro stime, sebbene sia “possibile”.

In un contesto “positivo ma con alcune minacce più pericolose di quanto previsto dal consenso”, gli analisti di Allianz GI restano costruttivi nei confronti dell’equity americano, mentre nell’obbligazionario continuano a preferire i titoli europei a quelli a stelle e strisce.

Leggi i commenti