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App, classifiche e influencer: Consob mette in guardia dalla finanza che sembra un gioco

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In un documento appena pubblicato, esperti del settore spiegano che la “gamification” sta portando tanti utenti inesperti a investire, senza però insegnargli come e limitandosi a spremerli sfruttandone le debolezze
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La finanza non è un gioco. Ma basta farla somigliare a un gioco per far spendere più denaro possibile a investitori inesperti o poco accorti. È il fenomeno della “gamification”, appena affrontato da uno dei quaderni della Consob, approfondimenti tematici a cura di esperti del settore.

Le app accattivanti possono essere un utile strumento di educazione finanziaria, spiega il documento, ma purtroppo le intenzioni di chi le crea sono tutt’altro che didattiche. In un ambiente virtuale colorato, ricco di notifiche, con classifiche che spingono gli utenti a fare sempre di più e contenuti promossi in modo approssimativo sui social media, però, ci si può far male.

Un saggio delle potenzialità della gamification è arrivato nel 2021 con il caso di GameStop: un gruppo di piccoli investitori, coordinandosi sui social media, ha fatto salire il prezzo del titolo del 347%, causando enormi perdite per gli short seller e dimostrando come dinamiche di gioco possano influire, eccome, sui mercati.

I pi…

La finanza non è un gioco. Ma basta farla somigliare a un gioco per far spendere più denaro possibile a investitori inesperti o poco accorti. È il fenomeno della “gamification”, appena affrontato da uno dei quaderni della Consob, approfondimenti tematici a cura di esperti del settore.

Le app accattivanti possono essere un utile strumento di educazione finanziaria, spiega il documento, ma purtroppo le intenzioni di chi le crea sono tutt’altro che didattiche. In un ambiente virtuale colorato, ricco di notifiche, con classifiche che spingono gli utenti a fare sempre di più e contenuti promossi in modo approssimativo sui social media, però, ci si può far male.

Un saggio delle potenzialità della gamification è arrivato nel 2021 con il caso di GameStop: un gruppo di piccoli investitori, coordinandosi sui social media, ha fatto salire il prezzo del titolo del 347%, causando enormi perdite per gli short seller e dimostrando come dinamiche di gioco possano influire, eccome, sui mercati.

I più esposti

Ma l’obiettivo numero di questi servizi, come detto, è spremere il più possibile utenti perlopiù giovani, attratti da interfacce intuitive e dall’assenza di commissioni, e in generale persone con scarsa educazione finanziaria che, proprio grazie alla “finanza-gioco” prendono decisioni complesse nella convinzione di fare scelte informate e intuitive. A rischio anche le persone con spirito particolarmente competitivo e impulsivo: le notifiche push, infatti - caratteristica comune delle app di questo tipo - servono proprio a creare il senso di urgenza necessario a prendere decisioni avventate. Il documento di Consob aggiunge che un asset immancabile sono le criptovalute, molto volatili e perciò in grado di esporre gli utenti a perdite ingenti.

Trucchi del mestiere

Una pratica molto rischiosa, individuata dagli esperti che hanno realizzato l'approfondimento di Consob, è il Payment for order flow (Pfof). Vietata nell'Unione europea (ma come vedremo, con risultati alterni) consiste nel fatto che il broker non invia l'ordine del cliente al mercato che ritiene più competitivo o conveniente, ma lo indirizza a un altro soggetto, il marker maker, con cui ha un accordo economico. Il vantaggio per l'utente è che investe senza commissioni, il problema è che i suoi soldi, così facendo, vengono indirizzati verso i lidi che più convengono al broker.

In Europa la direttiva Mifid II limita fortemente l'uso del Pfof. Tuttavia anche se vietato o limitato, può essere mascherato sotto altre forme di remunerazione indiretta, come incentivi non monetari, che rendono più complessa la vigilanza da parte delle autorità. Ma non solo: se i broker selezionano solo poche sedi di esecuzione per gli ordini, possono limitare la competizione tra i market maker, con un impatto negativo sui prezzi e sulla trasparenza.

Le contromisure

Proprio il caso della Mifid II insegna che la regolamentazione è necessaria, ma da sola non basta senza un vasto programma di educazione finanziaria che spieghi agli utenti che il trading speculativo è rischioso, senza adeguate conoscenze. Il documento di Consob però presenta anche altre proposte concrete per limitare i danni della gamification finanziaria. Qualche esempio: obblighi di trasparenza più stringenti per le piattaforme, sia relativamente ai costi che alle modalità con cui eseguono gli ordini; obbligo di dichiarare conflitti di interesse e relazioni economiche per chi consiglia o raccomanda investimenti sui forum online (a questo proposito gli esperti suggeriscono di monitorare la Rete con strumenti di intelligenza artificiale), tutelare meglio i piccoli investitori vigilando su pubblicità o raccomandazioni ingannevoli, spesso diffuse da influencer finanziari sui social network.

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