Lagarde striglia l’Europa contro i dazi di Trump: “Ora completiamo l’Unione dei capitali”
dal nostro inviato Filippo SantelliDAVOS – Nel suo primo giorno in ufficio Donald Trump ha lasciato i dazi nella fondina. Minacciandoli, certo, ma senza premere il grilletto. A Davos tanto è bastato per tirare un sospiro di sollievo, e convincersi che il nuovo presidente americano sarà un po’ meno irruento, e forse più pragmatico, di quanto si temesse. “Mi aspettavo che le tariffe non sarebbero state immediate”, ha detto la presidente della Banca centrale europea (Bce), Christine Lagarde, arrivata mercoledì al Forum che riunisce l’elite globale di politica e affari. “Questo non significa che non succederà ma saranno più selettive – ha avvertito – e noi dobbiamo essere pronti a decidere come rispondere”.
Parole che fanno eco a quelle pronunciate martedì dalla preside…
DAVOS – Nel suo primo giorno in ufficio Donald Trump ha lasciato i dazi nella fondina. Minacciandoli, certo, ma senza premere il grilletto. A Davos tanto è bastato per tirare un sospiro di sollievo, e convincersi che il nuovo presidente americano sarà un po’ meno irruento, e forse più pragmatico, di quanto si temesse. “Mi aspettavo che le tariffe non sarebbero state immediate”, ha detto la presidente della Banca centrale europea (Bce), Christine Lagarde, arrivata mercoledì al Forum che riunisce l’elite globale di politica e affari. “Questo non significa che non succederà ma saranno più selettive – ha avvertito – e noi dobbiamo essere pronti a decidere come rispondere”.
Parole che fanno eco a quelle pronunciate martedì dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ma l’Europa è davvero pronta? Ai guardiani dell’euro l’America First pone in realtà anche altri problemi. Le politiche commerciali e fiscali di Trump potrebbero dare un’ulteriore spinta alla crescita e all’inflazione negli Stati Uniti, i mercati già si aspettano dalla Fed un percorso di riduzione dei tassi più lento. “Se negli Stati Uniti si dovesse verificare una reinflazione, sarebbe un problema loro”, ha detto Lagarde, spiegando che l’ipotesi di “importare” carovita in Europa “non preoccupa troppo” la Bce, anche se andrà monitorato il tasso di cambio tra euro e dollaro.
Sui tassi, oggi al 3% contro il 4,25-4,5 della Fed, Francoforte prosegue dunque sulla strada tracciata negli ultimi direttivi, con i mercati che si aspettano tagli consecutivi di 25 punti base alle prossime riunioni. Senza pensare troppo alla divergenza – anche monetaria – tra le due sponde dell’Atlantico. "Al momento siamo ben posizionati per raggiungere il nostro target di inflazione in modo sostenibile nel corso del 2025”, ha detto la presidente della Bce. Messaggio ai falchi che chiedono più prudenza, ma anche alle colombe che vorrebbero più decisione, e magari riduzioni di 50 punti base.
“Siamo partiti con mosse graduali e l’idea è di continuare, ma dipenderà dai dati”. Il tasso finale di equilibrio, ha aggiunto, è compreso tra 1,75 e 2,25%: sarà oggetto di grande dibattito interno nei prossimi mesi, man mano che Francoforte si avvicinerà. Lagarde ha anche ribadito che, prima ancora di guardare a Trump, l’Europa ha bisogno di un cambio di marcia interno, a cominciare dal completamento dell’Unione dei capitali: "Dobbiamo eliminare le barriere su cui abbiamo controllo", ha rimarcato la presidente della banca centrale europea.