Dazi, la Cina risponde a Trump: “Pronti a difendere i nostri interessi”. Lo ‘scambio’ con TikTok
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - L’aveva risparmiata durante il suo primo giorno in carica. Non il secondo. Donald Trump mette nel mirino la Cina: il presidente statunitense sta valutando la possibilità di imporre dazi del 10% sulle importazioni dalla Cina dal primo febbraio “dovuto al fatto che (i cinesi, ndr) stanno inviando fentanyl in Messico e Canada”, dice.
Parole, quelle dell’inquilino della Casa Bianca, che hanno prima spedito le Borse cinesi in territorio negativo (l'indice Csi300 è sceso dello 0,9%, mentre l'Hang Seng di Hong Kong è sceso dell’1,6%) e poi provocato l’ovvia, e ripetitiva, reazione della diplomazia di Pechino: “Non ci sono vincitori in una guerra commerciale. La Cina rimane fermamente determinata a difendere i propri interessi nazionali”, dichiara Mao Ning,…
PECHINO - L’aveva risparmiata durante il suo primo giorno in carica. Non il secondo. Donald Trump mette nel mirino la Cina: il presidente statunitense sta valutando la possibilità di imporre dazi del 10% sulle importazioni dalla Cina dal primo febbraio “dovuto al fatto che (i cinesi, ndr) stanno inviando fentanyl in Messico e Canada”, dice.
Parole, quelle dell’inquilino della Casa Bianca, che hanno prima spedito le Borse cinesi in territorio negativo (l'indice Csi300 è sceso dello 0,9%, mentre l'Hang Seng di Hong Kong è sceso dell’1,6%) e poi provocato l’ovvia, e ripetitiva, reazione della diplomazia di Pechino: “Non ci sono vincitori in una guerra commerciale. La Cina rimane fermamente determinata a difendere i propri interessi nazionali”, dichiara Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino.
Nonostante le parole di Trump, a Pechino la leadership comunista può dirsi – se non ovviamente contenta – almeno un po’ più sollevata, con più tempo a disposizione per capire come agire per evitare una nuova guerra commerciale. Il tycoon repubblicano ha parlato della possibilità di dazi alla Cina del 10%, e non del 60% come aveva invece minacciato durante i mesi di campagna elettorale precedenti le presidenziali statunitensi. La decisione poi di non prendere immediatamente di mira Pechino lunedì (primo giorno di Trump in carica) riflette la sua volontà –secondo alcuni analisti – di entrare in ‘modalità-negoziato’ e di cercare di stringere un accordo con il leader cinese Xi Jinping.
Lo ‘scambio’ con TikTok
In questa partita rientra certamente la questione TikTok, a cui Trump ha lanciato un salvagente di ulteriori 75 giorni per trovare un compratore, affermando tuttavia che Pechino dovrà consentire a un'entità statunitense di acquisire la metà della società o dovrà affrontare dazi fino al 100%. “Pechino potrebbe accettare che ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, venda la piattaforma come parte di un accordo più ampio che coprirebbe una serie di questioni, tra cui il commercio. Tuttavia, le discussioni di questo tipo sono ancora in una fase iniziale”, scrive il Financial Times citando una propria fonte anonima.
Pure il South China Morning Post, giornale di Hong Kong, sostiene che “le autorità cinesi sembrano ammorbidire la loro posizione sul destino di TikTok, aprendo probabilmente la strada a ByteDance per iniziare i colloqui con gli investitori americani”.
La telefonata Xi-Trump
Trump e Xi si sono parlati al telefono venerdì scorso: una conversazione “molto buona”, l’ha definita l’americano, e che ha riguardato “il commercio, il fentanyl, TikTok e molti altri argomenti”. All’insediamento di lunedì scorso, Pechino ha spedito a Washington il vicepresidente Han Zheng – il dirigente cinese più alto in grado a presenziare a una cerimonia di insediamento di un presidente statunitense – segno di buona volontà da parte della leadership comunista.
Pechino è desiderosa di rimettere nella giusta carreggiata i rapporti con Washington: il leader cinese Xi, nella telefonata con Trump, ha auspicato infatti un “buon inizio” nelle relazioni tra le due grandi potenze. Vorrebbe che gli Usa attenuassero le restrizioni americane alle importazioni di tecnologia, che Washington la smettesse di sostenere Taiwan (“gli Usa dovrebbero trattare la questione con prudenza”, ha detto Xi a Trump in quella telefonata) e che gli Stati Uniti accettassero Pechino come potenza alla pari, “sulla base del reciproco rispetto e della coesistenza pacifica”.
Per questo un ammorbidimento su TikTok, o un impegno maggiore sul fentanyl, potrebbero essere mosse che Pechino si impegna a fare per placare Trump nell’ambito di un accordo, sostengono gli analisti. Alcuni osservatori ritengono che Pechino – date le difficoltà economiche interne – sia in una posizione negoziale più debole rispetto al primo mandato di Trump. La Cina ha però dimostrato di avere un buon kit di strumenti per reagire quando si tratta di rispondere all’America (limitazioni all’export di minerali critici, indagini e sanzioni ad aziende Usa). Soprattutto Pechino ha importanti leve geopolitiche che può far valere.
Il dialogo con Putin
Ieri Xi ha parlato in videochiamata con il presidente russo Vladimir Putin: i due hanno ribadito la volontà dei due Paesi di “approfondire il coordinamento strategico, sostenersi fermamente a vicenda e difendere i loro legittimi interessi”. E soprattutto hanno discusso "certi aspetti dello sviluppo di potenziali contatti con l'amministrazione Usa". “La telefonata ha sottolineato l'influenza di Pechino sulla Russia in un momento in cui Trump ha espresso il desiderio di porre fine ai combattimenti in Ucraina”, scrive il New York Times. Anche di questo dovrà tenere conto The Donald.