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Lovaglio: “Mediobanca migliore opzione per Mps”

(ansa)

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L’ad della banca senese in call con gli analisti: “Nuovo gruppo conterà su flussi di cassa di Generali”. L’ipotesi illustrata al Tesoro già a fine 2022
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MILANO – Un’operazione finanziariamente guidata dalle “Dta”, i crediti fiscali che Monte dei Paschi ha accumulato negli anni in cui perdeva 20 miliardi degli azionisti senesi, e che allargando la base imponibile con l’integrazione di Mediobanca consentiranno di raddoppiare a 1,2 miliardi i 600 milioni stimati nel bilancio Mps nei prossimi tre anni. Ma che dal punto di vista industriale “è il meglio che lo scenario competitivo abbia oggi da offrirci”, e che nelle intenzioni manterrà il 13,1% di Generali posseduto da Mediobanca, come diversificazione e perché “sarà importante contare su flussi cassa che arrivano da investimento assicurativo in Generali”.

L’ad Luigi Lovaglio, nel presentare la scalata di Mps a Mediobanca, ha lo stesso tono sicuro e visionario mostrato agli investitori in altre oc…

MILANO – Un’operazione finanziariamente guidata dalle “Dta”, i crediti fiscali che Monte dei Paschi ha accumulato negli anni in cui perdeva 20 miliardi degli azionisti senesi, e che allargando la base imponibile con l’integrazione di Mediobanca consentiranno di raddoppiare a 1,2 miliardi i 600 milioni stimati nel bilancio Mps nei prossimi tre anni. Ma che dal punto di vista industriale “è il meglio che lo scenario competitivo abbia oggi da offrirci”, e che nelle intenzioni manterrà il 13,1% di Generali posseduto da Mediobanca, come diversificazione e perché “sarà importante contare su flussi cassa che arrivano da investimento assicurativo in Generali”.

L’ad Luigi Lovaglio, nel presentare la scalata di Mps a Mediobanca, ha lo stesso tono sicuro e visionario mostrato agli investitori in altre occasioni, quando in pochi gli credevano e la banca più antica del mondo era ancora una montagna di guai. La musica di attesa, nella conference call agli analisti, manda Heroes di David Bowie. Forse è un caso, ma si intona bene al discorso. “Bisogna pensare in grande, guardando al futuro, non solo a quel che è conveniente nel breve termine. Oggi il mercato italiano è molto ricettivo, ma non ci sono molte opportunità da cogliere, e questa per noi è la migliore, anche se è complessa”. Nel breve termine, in Borsa, l’azione senese sta perdendo quasi il 10%, per i timori di un’aggregazione con una banca troppo grande e troppo diversa da lei: la prima banca e unica d’affari italiana.

Il tacito via libera del Tesoro e dell’Antitrust europeo

Il manager lucano, nel rispondere a una raffica di domande da parte degli analisti finanziari, ha chiarito alcuni aspetti strategici e finanziari della “complessa operazione”.“Nascerà un nuovo campione italiano, con oltre 6 milioni di clienti tra imprese e famiglie, e che farà leva su competenze distintive e complementari con un eccellente capitale umano per servire ogni tipo di cliente con la notevole innovazione che si svilupperà con due brand di primissima classe e che, voglio chiarire, continueremo ad alimentare, mantenendo le competenze e posizionamenti unici”.

Parlando della “preda” Mediobanca, il manager l’ha definita “in ascesa nelle gestioni patrimoniali, ha un posizionamento di primo piano nel corporate banking e nel consumer banking con Compass, e beneficia di flussi di cassa assicurativi notevoli con Generali: per noi è il meglio e con questa operazione vogliamo creare un nuovo approccio nelle fusioni bancarie”. Quanto al ruolo del Tesoro, ancora azionista con l’11% di Mps, Lovaglio ha detto: “Il ministero non ha posto nessun limite a questa operazione, che permette la nascita di un nuovo campione nazionale diverso dalle altre banche”. Ne sembra che ci siano vincoli da parte dell’Antitrust europeo, che dal 2017 sottopone Mps a pesanti vincoli come effetto del salvataggio pubblico con iniezione di circa 6 miliardi di euro: “Siamo liberi di fare acquisizioni, non ci sono limiti posti dalla Direzione generale concorrenza della Commissione”.

Le sinergie e il ruolo dei crediti fiscali

L’offerta di scambio da 13,3 miliardi che valorizza Mediobanca a premio del 5% rispetto ai prezzi di mercato e dovrebbe partire in Borsa tra giugno e luglio dopo ottenute le autorizzazioni, è condizionata al fatto di ricevere almeno il 66,67% delle azioni Mediobanca. Ma questo obiettivo è reso più semplice dal fatto che almeno la metà di quelle azioni sono nel controllo del duo Caltagirone-Delfin, azionisti di peso anche a Siena e che vedono con favore l’operazione: o forse l’hanno propiziata. Lovaglio, su questo, ha tagliato corto: “Non c’è tanto parlare del contesto, è un progetto industriale di cui abbiamo iniziato a parlare nel 2022. Poi è ovvio che c’è una serie di fattori di contesto e di mercato, che un amministratore delegato deve essere pronto a cogliere, per trovare il momento giusto per far crescere l’azienda”.

Sul piano finanziario, Mps ha reso noto di attendere dall’integrazione, che terrà in vita le due entità e i marchi, risparmi di costi per 300 milioni, risparmi di ricavi per altri 300 milioni e altri 100 milioni di sinergie per un miglioramento dei tassi di raccolta. Tuttavia, il vero piatto forte dell’integrazione è la capacità di assorbire più in fretta i 2,9 miliardi di attività fiscali differite che Siena ha in pancia, e che man mano che si formano gli utili poteva trasformare in crediti d’imposta. Ma nel futuro “campione nazionale”, terzo in Italia per diverse attività bancarie con attività per oltre 300 miliardi e masse gestite per oltre 300 miliardi, nel triennio 2026-2028 le Dta da scontare con il Fisco raddoppierebbero fino a 1,2 miliardi, un dato che equivale al 10% della capitalizzazione di Mediobanca. Pagando tasse al minimo, la nuova Mps-Mediobanca potrà, così, distribuire agli azionisti il 100% del monte utili dei prossimi anni, con un miglioramento dell’utile a doppia cifra percentuale. Le Dta però, che Lovaglio ha definito “il tesoro di Mps”, non sono un elemento specifico delle nozze con Mediobanca: che anche per questo gli analisti finanziari finora hanno accolto con scetticismo.

L’ipotesi al Mef già a fine 2022

Lovaglio ha voluto fugare i sospetti che la fusione sia voluta, come un attacco rivolto al management di Mediobanca guidato da Alberto Nagel, e poi a quello triestino guidato da Philippe Donnet, dai due azionisti forti di Piazzetta Cuccia Delfin (20%) e Caltagirone (10%), che nelle ultime settimane hanno preso posizioni rilevanti anche nel capitale di Mps e sono ormai rappresentati nel cda. “Per illustrare la genesi di questa operazione dobbiamo tornare al 16 dic 2022, quando Mps aveva appena concluso l’aumento di capitale e io andai a incontrare il ministro del Tesoro, e gli rappresentai tre opzioni strategiche: la prima era che Mps rimanesse da sola, la seconda era una fusione tra pari con un’altra banca commerciale, la terza era un’operazione trasformativa con Mediobanca – ha raccontato agli analisti Lovaglio -. E adesso è giunto il momento per cogliere questa opzione che è la migliore nel panorama competitivo. Perché adesso, perché siamo forti, solidi e in grado di utilizzare il nostro capitale”.

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