Meloni sostiene Mps: l’offerta su Mediobanca garantisce il risparmio
di Francesco ManacordaRocca Salimbeni, sede del Monte dei Paschi a Siena
MILANO - Per Mps e Mediobanca, è il giorno della politica. Con la Borsa chiusa per il fine settimana, tacciono le quotazioni, parlano gli esponenti di governo, tace il Pd. E Giorgia Meloni e i suoi vicepremier sponsorizzano con forza l’operazione che vede la banca senese puntare sull’istituto di piazzetta Cuccia (controllo delle Generali compreso) anche grazie a grandi azionisti come Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio guidata da Francesco Milleri.
È proprio dalla presidente del Consiglio che arriva il sostegno più netto a un’operazione, che definisce «di mercato». «Registro semplicemente - dice Meloni da Gedda, in Arabia Saudita, dove visita il veliero della Marina italiana Amerigo Vespucci - che dobbiamo essere orgogliosi del fatto che Mps, per anni vista solo come un problema da risolvere, oggi è una banca perfettamente risanata che avvia anzi operazioni ambiziose. Dobbiamo essere tutti orgogliosi per il lavoro fatto».
Ma oltre al protagonista, conta anche…
MILANO - Per Mps e Mediobanca, è il giorno della politica. Con la Borsa chiusa per il fine settimana, tacciono le quotazioni, parlano gli esponenti di governo, tace il Pd. E Giorgia Meloni e i suoi vicepremier sponsorizzano con forza l’operazione che vede la banca senese puntare sull’istituto di piazzetta Cuccia (controllo delle Generali compreso) anche grazie a grandi azionisti come Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio guidata da Francesco Milleri.
È proprio dalla presidente del Consiglio che arriva il sostegno più netto a un’operazione, che definisce «di mercato». «Registro semplicemente - dice Meloni da Gedda, in Arabia Saudita, dove visita il veliero della Marina italiana Amerigo Vespucci - che dobbiamo essere orgogliosi del fatto che Mps, per anni vista solo come un problema da risolvere, oggi è una banca perfettamente risanata che avvia anzi operazioni ambiziose. Dobbiamo essere tutti orgogliosi per il lavoro fatto».
Ma oltre al protagonista, conta anche l’obiettivo: se l’operazione con Mediobanca, dice ancora Meloni, «dovesse andare in porto ovviamente noi parleremmo della nascita di quel terzo polo bancario del quale abbiamo a lungo parlato nel dibattito - non solo politico - italiano. Sicuramente, è un polo che potrebbe avere un ruolo importante nella messa in sicurezza dei risparmi degli italiani».
Sono gli stessi temi su cui battono, con significative differenze, anche gli alleati di governo. Ecco Matteo Salvini che s’intesta il cambio di passo di Mps: «Sono orgoglioso che la Lega abbia salvato la banca più antica del mondo». Il leader leghista ne ha anche per chi in passato ha influenzato le sorti di Siena: «Una banca che il Pd aveva reso sostanzialmente moribonda ora lancia Opa su altre banche. Se adesso è addirittura nelle condizioni di poter crescere e dar vita al terzo polo bancario, per l’economia italiana potrebbe essere una buona notizia».
Più distaccata la posizione del vicepremier in quota Forza Italia, Antonio Tajani: «Noi siamo per il libero mercato, è il mercato che, nel rispetto delle regole, fa le sue scelte». Ma, soprattutto Tajani affronta il nodo dello Stato azionista ancora all’11,7% di Mps: una quota che è l’eredità del salvataggio pubblico della banca e che è diminuita dopo che un altro 15% di Siena è stato ceduto a Banco Bpm, Anima, Caltagirone e Delfin. «Per quanto riguarda Mps - dice - credo si debba completare nei prossimi mesi la privatizzazione di questo istituto di credito», indicando quindi la strada di un’uscita completa dell’azionista pubblico. In Forza Italia, dove la Fininvest dei Berlusconi è socia al 30% di banca Mediolanum, a sua volta azionista con il 3,5% di Mediobanca, l’atteggiamento è comprensibilmente cauto. Ma proprio sull’uscita dello Stato si registra la reazione di FdI, che per bocca del responsabile economico Marco Osnato, contrasta l’addio «a priori» del Mef a Siena: «Oggi no, non conviene, quando sarà il momento si deciderà per l’interesse degli italiani».
E gli operatori? Antonio Patuelli, il presidente dell’Abi, che rappresenta tutto il mondo del credito, preferisce non entrare nel merito: «C’è una grande spinta al rafforzamento delle banche che sono tutte in competizione fra di loro - si limita a notare - E poi viva il mercato».