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“Sfrutteremo 3 miliardi di crediti fiscali”: la strategia di Mps nella scalata a Mediobanca

Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps  

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Per l’ad Lovaglio il gruppo, grazie agli utili di piazzetta Cuccia, utilizzerà a pieno le detrazioni dando cedole più alte ai soci
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MILANO — Partiamo da un esempio, per capire l’arcana materia delle imposte differite attive, “il tesoro di Mps”, come detto dall’ad Luigi Lovaglio, che se riesce a scalare Mediobanca pagherà 2,9 miliardi di euro di tasse in meno all’Erario i prossimi sei anni. Miliardi che anziché tornare al contribuente (che dal 2017 ne ha sborsati quasi 10 per evitare il crac dei senesi) andranno agli azionisti del nuovo polo, cui il banchiere ha promesso di erogare il 100% degli utili futuri.

Se un pensionato che paga 100 euro di tasse l’anno va dal dentista e spende 3 mila euro, potrebbe recuperare il 19% della spesa: 570 euro. Invece il suo credito col fisco si ferma a 100 euro, gli altri 470 li perde. Le società, invece, possono differire le imposte attive, che si generano…

MILANO — Partiamo da un esempio, per capire l’arcana materia delle imposte differite attive, “il tesoro di Mps”, come detto dall’ad Luigi Lovaglio, che se riesce a scalare Mediobanca pagherà 2,9 miliardi di euro di tasse in meno all’Erario i prossimi sei anni. Miliardi che anziché tornare al contribuente (che dal 2017 ne ha sborsati quasi 10 per evitare il crac dei senesi) andranno agli azionisti del nuovo polo, cui il banchiere ha promesso di erogare il 100% degli utili futuri.

Se un pensionato che paga 100 euro di tasse l’anno va dal dentista e spende 3 mila euro, potrebbe recuperare il 19% della spesa: 570 euro. Invece il suo credito col fisco si ferma a 100 euro, gli altri 470 li perde. Le società, invece, possono differire le imposte attive, che si generano dagli scostamenti tra il bilancio civilistico e le richieste del fisco che consentono di dedurre solo una parte dei costi nell’anno di competenza.

Per le banche il più tipico dei costi (il loro dentista, diciamo) sono gli accantonamenti su crediti, a volte così alti che il costo non è deducibile in un solo esercizio. Ma il Fisco italiano, con una benevolenza che la Commissione europea criticò come sospetto aiuto di Stato, fino al 2013 consentiva agli istituti di spalmare su 18 anni la deduzione di quei costi. Da allora gli anni si sono ridotti a 5, resta il fatto che le banche più colpite dalle perdite su crediti residuano miliardi di imposte differite attive (acronimo inglese, Dta).

Mps, è noto, fu campione europeo di perdite su crediti, circa 20 miliardi in 15 anni di crisi. E ha ancora 2,9 miliardi di Dta da scontare, oltre un terzo del suo valore in Borsa. Solo che per scontarle, trasformandole in crediti fiscali che riducono l’imponibile tassato, si deve produrre reddito. Fintanto che la banca era in rosso le sue Dta si accatastavano inerti. Ma dal 2023, grazie al rialzo dei tassi e al risanamento di Lovaglio, sono tornati gli utili, galvanizzati anche dalle forti deduzioni legate alle imposte differite attive. Così nel primo semestre 2024 l’utile netto Mps (1.159 milioni) ha superato l’utile lordo (706 milioni), grazie alla rivalutazione di 453 milioni di Dta.

Come ha detto venerdì Lovaglio agli investitori, proprio l’unione di Mps con Mediobanca (ma con chiunque altro, si potrebbe dire), rende immediatamente disponibili tutti i 2,9 miliardi delle Dta senesi: anche gli 1,3 miliardi finora iscritti ‘fuori bilancio’, essendo remota la possibilità di trasformarli in crediti fiscali prima dei cinque anni concessi dalla legge.

“Finora la nostra banca aveva la capacità di assorbire Dta per 600 milioni totali nel triennio 2026-2028, ora diventano 1,2 miliardi perché la base imponibile sarà più alta", ha detto l’ad, stimando per il nuovo polo 500 milioni l’anno di Dta che gonfiano gli utili e il capitale fino al 2031. E’ qui il segreto della “proposta finanziaria forte e unica, perché sblocca il valore delle Dta e le trasforma in cassa”, come ha detto Lovaglio. Agli azionisti senesi piacerà: compreso il Tesoro, che ha ancora l’11% e già ha benedetto l’operazione. Ma l’erario, e gli italiani, dovrebbero preferire che il nuovo “campione nazionale” nasca senza questa dote fiscale.

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