✕

Dazi, l’Ue risponde a Trump: nel mirino i gioielli della Silicon Valley. Le mosse di Ursula

(reuters)

Ascolta l'audio

Secondo il Financial Times, Bruxelles potrebbe utilizzare lo ‘strumento anticoercizione’ se il tycoon dovesse far scattare le sue tariffe (anche) contro il Vecchio continente
2 minuti di lettura

ROMA – Le ritorsioni ventilate da Macron prendono forma. L'Unione europea studia un pacchetto di contromisure nel caso in cui Donald Trump dovesse effettivamente mettere mano ai dazi minacciati (anche) nei confronti del Vecchio continente. Bruxelles avrebbe messo nel mirino la cosa più preziosa (e redditizia) che abbiano gli Stati Uniti: Big Tech. Ovvero, le aziende supertecnologiche della Silicon Valley, passate alla corte del tycoon già prima dell’insediamento alla Casa Bianca come 47esimo presidente degli Usa. Da Google a Meta, per esempio.

È il Financial Times a svelare il lavoro della Commissione, citando due funzionari europei a conoscenza del dossier. Sul tavolo, in particolare, c'è la possibilità che venga utilizzato lo "strumento anticoerc…

ROMA – Le ritorsioni ventilate da Macron prendono forma. L'Unione europea studia un pacchetto di contromisure nel caso in cui Donald Trump dovesse effettivamente mettere mano ai dazi minacciati (anche) nei confronti del Vecchio continente. Bruxelles avrebbe messo nel mirino la cosa più preziosa (e redditizia) che abbiano gli Stati Uniti: Big Tech. Ovvero, le aziende supertecnologiche della Silicon Valley, passate alla corte del tycoon già prima dell’insediamento alla Casa Bianca come 47esimo presidente degli Usa. Da Google a Meta, per esempio.

È il Financial Times a svelare il lavoro della Commissione, citando due funzionari europei a conoscenza del dossier. Sul tavolo, in particolare, c'è la possibilità che venga utilizzato lo "strumento anticoercizione", che consentirebbe all'esecutivo guidato da Ursula von der Leyen di imporre restrizioni al commercio nei servizi, se un Paese terzo dovesse agitare la clava delle tariffe per forzare cambiamenti politici. I dazi minacciati da Trump per costringere la Danimarca a cedere la Groenlandia ricadrebbero esattamente in questa ipotesi, stando al ragionamento dei tecnici europei.

La presidente von der Leyen, dunque, potrebbe usare il pugno di ferro per riportare Trump a più miti consigli, come si dice in questi casi. Lo strumento che Bruxelles potrebbe tirar fuori dal cassetto permette misure che vanno dalla revoca della protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale o della loro commercializzazione – si pensi ai download dei software oppure ai servizi di streaming – allo stop agli investimenti diretti. Fino alla possibilità di limitare l'accesso al mercato comunitario da parte di aziende finanziarie che operano nel settore bancario, assicurativo e dei servizi finanziari. Un secondo funzionario europeo ha però avvertito che, mentre l'Unione è esperta nella gestione dei dazi sulle merci, non si può dire altrettanto in materia di servizi e i diritti di proprietà intellettuale.

Se dazi saranno, di certo c’è che l’Eliseo preme perché von der Leyen non faccia concessioni a Washington. Parigi chiede polso fermo. Intanto, dall’altro capo del pianeta, Pechino sembra apprezzare la recente apertura della presidente della Commissione, che ieri ha mandato un messaggio chiaro a Trump, dicendosi pronta a rispolverare gli accordi con la Cina, allargando il campo della collaborazione commerciale e quello degli investimenti.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, è chiaro: “Collaboreremo con l'Ue per rafforzare comunicazione strategica e coordinamento delle politiche, per migliorare la fiducia reciproca fino a espandere la cooperazione". È necessario, rimarca Lin nel briefing quotidiano, "gestire adeguatamente le differenze".

Il deficit Usa

Gli States hanno importato più merci dall’Ue. Il disavanzo commerciale degli Stati Uniti si è ampliato a 98,4 miliardi di dollari a dicembre 2024, dopo un gap rivisto di 78,9 miliardi di dollari a novembre e al di sopra delle previsioni (96,6 miliardi di dollari). È il maggior disavanzo dal marzo 2022, probabilmente perché le aziende statunitensi si sono affrettate ad assicurarsi i beni prima dei dazi dell'amministrazione Trump. Il dato riflette un aumento del deficit di beni di 18,9 miliardi di dollari, a 123 miliardi, e una diminuzione del surplus di servizi di 0,6 miliardi a 24,5 miliardi.

Le importazioni totali sono salite del 3,5% a 364,9 miliardi, guidate da profilati metallici finiti, computer e oro non monetario, mentre le esportazioni sono diminuite del 2,6%, a quota 266,5 miliardi, principalmente a causa di preparati farmaceutici, petrolio greggio e computer. Per il 2024, il deficit di beni e servizi è aumentato del 17% dal 2023 a 918,4 miliardi. Le esportazioni sono aumentate del 3,9% a 3.191,6 miliardi di dollari e le importazioni sono aumentate del 6,6% a 4.110 miliardi di dollari.

Leggi i commenti