✕

Poste in Tim con il 9,8% e Cdp guida il futuro di Nexi

L'Amministratore Delegato di Poste italiane Matteo Del Fante alla presentazione del Fraud Prevention Center il Centro antifrode di Poste italiane presso la sede dell'EUR, Roma, 21 marzo 2023. ANSA/FABIO CIMAGLIA (ansa)

Ascolta l'audio

Scambio azionario tra le due partecipate. La Cassa ha ora il 18,2% dell’azienda dei pagamenti. Il gruppo di Del Fante pronto a crescere ancora
2 minuti di lettura

milano — Le Poste entrano in Tim con il 9,8% e la Cdp sale dal 14,46 al 18,25% di Nexi. È questo il risultato finale dello scambio di partecipazioni tra Cdp e Poste che è stato ufficializzato ieri dai cda delle due società entrambe controllate dal Mef (Ministero dell’Economia). Le due partecipazioni scambiate hanno un valore diverso e dunque l’accordo prevede un conguaglio di poco meno di 180 milioni che l’azienda guidata da Matteo Del Fante paga a quella gestita da Dario Scannapieco che nell’operazione è stato assistito dal vicedirettore generale Fabio Barchiesi.

Le Poste hanno un interesse industriale per le telecomunicazioni ed è possibile che in un futuro non troppo lontano possano aumentare la loro quota in Tim oltre il 10%, per andare a contendere il ruolo di …

milano — Le Poste entrano in Tim con il 9,8% e la Cdp sale dal 14,46 al 18,25% di Nexi. È questo il risultato finale dello scambio di partecipazioni tra Cdp e Poste che è stato ufficializzato ieri dai cda delle due società entrambe controllate dal Mef (Ministero dell’Economia). Le due partecipazioni scambiate hanno un valore diverso e dunque l’accordo prevede un conguaglio di poco meno di 180 milioni che l’azienda guidata da Matteo Del Fante paga a quella gestita da Dario Scannapieco che nell’operazione è stato assistito dal vicedirettore generale Fabio Barchiesi.

Le Poste hanno un interesse industriale per le telecomunicazioni ed è possibile che in un futuro non troppo lontano possano aumentare la loro quota in Tim oltre il 10%, per andare a contendere il ruolo di azionista di riferimento che al momento è ricoperto da Vivendi con il 23,75%. Poste Mobile infatti è il quinto operatore italiano nella vendita di sim per cellulari, con un tasso di abbandono tra i più bassi perché i clienti sono legati anche a Poste Pay, ed è in negoziazione avanzata proprio con Tim per un accordo sul roaming, che oggi le è fornito da Vodafone. Nel mondo del cloud, poi, Tim è il principale venditore mentre Poste è il principale utilizzatore, e guida il consorzio per portare la pubblica amministrazione sul cloud (Psn). Inoltre le due società possono trovare sinergie sotto il profilo commerciale, aggiungendo alla telefonia anche le offerte di energia e i prodotti assicurativi.

L’attuale management di Tim, inoltre, guidato da Pietro Labriola, gode della fiducia di Del Fante che ha apprezzato la traiettoria calante del debito e l’annuncio di un ritorno al dividendo nel 2026 effettuato in occasione della presentazione del piano industriale. Tim ha appena venduto Sparkle al Tesoro per 700 milioni, deve incassare un altro miliardo dal governo e potrebbe beneficiare di un premio sulla vendita della rete visto che Fibercop e Open Fiber si stanno mettendo al tavolo a studiare la fusione per arrivare alla rete unica. Ecco perché fondi come Cvc e i francesi di Iliad si sono messi in movimento proponendo al governo operazioni non valide dal punto di vista finanziario e dell’interesse del Paese, che ora verranno analizzate attentamente da un operatore industriale italiano come le Poste.

Dall’altra parte la Cdp, uscendo da Tim, ora ha le mani libere per trattare con Kkr, primo azionista di Fibercop, la fusione con Open Fiber, di cui possiede il 60%. E potenzialmente, insieme al Mef che controlla il 16% di Fibercop (il fondo F2i, partecipato da Cdp, ha un altro 11%) potrebbe costruire una posizione da azionista di riferimento nella rete unica.

Con questa operazione Cdp intende confermare la sua vocazione a presidiare le infrastrutture strategiche del paese, tra cui c’è Nexi, prima società europea nei servizi e nelle infrastrutture per i pagamenti, che è stata molto penalizzata dalla Borsa (meno 36% nell’ultimo anno) nonostante una generazione di cassa da un miliardo e un margine operativo lordo salito al 50%.

Sul mercato negli ultimi giorni sono circolate voci di una possibile integrazione con la concorrente francese Worldline, che ai prezzi di Borsa vale circa la metà di Nexi. Worldline ha perso più del 30% di valore nell’ultimo anno a causa di tre consecutivi allarmi utili che hanno portato all’uscita del ceo che la dirigeva da 11 anni. Se l’avvicinamento tra Nexi e Worldline prendesse forma, Cdp dall’alto del suo 18% della società italiana, potrebbe mantenere un ruolo guida anche nel nuovo gruppo.

Leggi i commenti