Pnrr in ritardo, ora si tratta con Bruxelles per le grandi opere in bilico
Giuseppe ColomboROMA – Il pressing è partito. In casa e in direzione Bruxelles. Lo lancia Matteo Salvini dai cantieri del Terzo Valico, una delle opere più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «È chiaro — dice il ministro delle Infrastrutture — che non in Italia, ma in Europa la scadenza del Pnrr a giugno 2026 verrà rivista per il caro materiali, il caro energia e le guerre».
Non è un un caso se Salvini tira in ballo la questione proprio da Genova: il Valico dei Giovi è una delle grandi opere del Piano che rischia di non rispettare i tempi. E non è neppure un caso se la richiesta di un allungamento del Pnrr è agganciata al caro energia. È questa la motivazione che il ministro vuole mettere sul tavolo della Commissione europea per salvare le ope…
ROMA – Il pressing è partito. In casa e in direzione Bruxelles. Lo lancia Matteo Salvini dai cantieri del Terzo Valico, una delle opere più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «È chiaro — dice il ministro delle Infrastrutture — che non in Italia, ma in Europa la scadenza del Pnrr a giugno 2026 verrà rivista per il caro materiali, il caro energia e le guerre».
Non è un un caso se Salvini tira in ballo la questione proprio da Genova: il Valico dei Giovi è una delle grandi opere del Piano che rischia di non rispettare i tempi. E non è neppure un caso se la richiesta di un allungamento del Pnrr è agganciata al caro energia. È questa la motivazione che il ministro vuole mettere sul tavolo della Commissione europea per salvare le opere ferroviarie che tra un anno e mezzo rischiano di restare incompiute. Ma la certezza di Salvini è in realtà un auspicio. Oltre che la Commissione europea, il vicepremier leghista deve convincere anche il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, contrario ad aprire la questione in Europa. Allineato, Foti, all’eredità politica del suo predecessore Raffaele Fitto, ora vicepresidente esecutivo della Commissione Ue.
Se la proroga del Recovery non dovesse diventare una sensibilità comune in Europa, Salvini è pronto a giocare la carta del rimescolamento delle risorse. Lo schema è pronto: i fondi Pnrr passerebbero dai lotti in ritardo a quelli più avanzati, anche di altre tratte. In cambio quest’ultime cederebbero i propri fondi nazionali, slegati dalla scadenza del 2026, proprio alle tratte che arrancano. Il travaso prenderebbe forma all’interno della revisione del Pnrr che il governo italiano invierà a Bruxelles entro fine marzo. Le interlocuzioni sono già in corso. Sono tre le opere cerchiate in rosso. La prima è il Terzo Valico. «Ad aprile ripartono i lavori sui fronti interessati dal gas», annuncia Salvini. Ma pesano i ritardi accumulati negli ultimi mesi: se l’opera non sarà completata entro la scadenza, l’Italia perderà 200 milioni. «Ma non c’è nessun problema: abbiamo già parlato con l’Europa», prova a rassicurare il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi.
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L’obiettivo di recuperare i ritardi in extremis coinvolge anche la Palermo-Catania-Messina. Si punta ad accelerare i lavori dopo aver individuato la diga da cui arriverà l’acqua (non potabile) che serve per alimentare le talpe scavatrici. Corsa contro il tempo anche per il primo lotto (Battipaglia-Romagnano) della Salerno-Reggio Calabria: la talpa di Webuild si muoverà a partire da venerdì.
Nell’elenco delle ferrovie del Pnrr ci sono anche quelle con il bollino verde. I lavori procedono regolarmente: le opere saranno concluse entro l’estate del 2026. Tra le tratte virtuose figura la Brescia-Verona-Padova: lo sprint decisivo ad agosto, quando la tratta tra Verona e Vicenza sarà chiusa per 21 giorni (come l’estate scorsa), proprio per accelerare i lavori. Avanza anche la Napoli-Bari: i primi due lotti (Napoli-Cancello e Cancello-Frasso) saranno completati entro quest’estate: il collegamento diventerà così diretto, senza il cambio a Caserta. Per abbattere i tempi di percorrenza, fino a due ore, servirà invece più tempo.