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Pnrr, a rischio i 60 mila posti letto per gli universitari. Il governo verso il taglio

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Troppi ritardi. Foti vuole ridimensionare il target finale, ma Bernini si oppone. Al 18 febbraio ammessi ai finanziamenti poco più di 22 mila posti letto
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Roma - Le forbici sono sul tavolo del governo. Pronte a tagliare uno degli investimenti più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza: la realizzazione di 60 mila nuovi posti letto per gli studenti universitari.

Troppi ritardi, impossibile recuperare il tempo perso. Meglio, quindi, ridimensionare prima l’obiettivo che arrivare alla scadenza del 30 giugno 2026 senza rispettare gli impegni presi con Bruxelles. Ecco il messaggio che il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, ha recapitato nelle ultime ore alla collega Anna Maria Bernini, la titolare dell’Università che gestisce il dossier.

Dalle intenzioni ai fatti: il taglio si appresta a prendere forma all’interno della revisione del Piano che il governo italiano invierà alla Commissione europea tra qualche settimana. È in questo documento che andrà inserito il nuovo target. Dovrà certificare la rinuncia a migliaia di posti letto. Il numero, però, ancora non c’è. E non a caso. Alla soluzione proposta da Foti, Bernini ha rispos…

Roma - Le forbici sono sul tavolo del governo. Pronte a tagliare uno degli investimenti più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza: la realizzazione di 60 mila nuovi posti letto per gli studenti universitari.

Troppi ritardi, impossibile recuperare il tempo perso. Meglio, quindi, ridimensionare prima l’obiettivo che arrivare alla scadenza del 30 giugno 2026 senza rispettare gli impegni presi con Bruxelles. Ecco il messaggio che il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, ha recapitato nelle ultime ore alla collega Anna Maria Bernini, la titolare dell’Università che gestisce il dossier.

Dalle intenzioni ai fatti: il taglio si appresta a prendere forma all’interno della revisione del Piano che il governo italiano invierà alla Commissione europea tra qualche settimana. È in questo documento che andrà inserito il nuovo target. Dovrà certificare la rinuncia a migliaia di posti letto. Il numero, però, ancora non c’è. E non a caso. Alla soluzione proposta da Foti, Bernini ha risposto no. La ministra vuole mantenere il target inalterato. Ma sa, e non lo nasconde nelle interlocuzioni con i tecnici, che è impossibile arrivare alla deadline del Pnrr con 60 mila nuovi posti letto nonostante il recupero registrato nelle ultime settimane. Per questo ha proposto a Foti di trattare con l’Europa per modificare il criterio di rendicontazione.

Se l’idea fosse accolta, non sarebbe un inedito. Già una volta, infatti, la Commissione si è dimostrata sensibile alle richieste dell’Italia: la validazione dell’obiettivo finale è cambiata, passando dal prendere in considerazione la disponibilità dei posti letto per gli studenti alla loro realizzazione. Uno step prima, quindi, rispetto a quello delle certificazioni finali e dei collaudi che renderanno operative le nuove strutture.

La nuova richiesta: il target si intende raggiunto con la firma delle lettere di impegno da parte delle ditte chiamate a costruire i posti letto. Di fatto una proroga dei lavori. Foti avrebbe chiesto a Bernini di indicare un piano b. Ma la ministra avrebbe spiegato che solo attraverso una modifica del parametro della rendicontazione si potrà dare una risposta adeguata a un’esigenza diffusa in tutto il Paese.

D’altronde i numeri non ammettono alternative. A fronte di un incremento di circa 9 mila unità negli ultimi tre mesi, l’asticella dei posti letto ammessi ai finanziamenti del Pnrr è a quota 22.683. La rilevazione, che Repubblica ha potuto visionare, è datata 18 febbraio. Nel conteggio ci sono anche i posti già realizzati, ma il totale è lontano dall’obiettivo finale dei 60 mila.

Anche per questo Foti spinge per rivedere il target finale. C’è però una controindicazione: in questo modo, l’Italia perderebbe una parte delle risorse destinate all’housing universitario. Se dovesse prevalere la linea del titolare del Pnrr, Bernini è pronta ad avanzare una nuova richiesta: ampliare il perimetro delle borse di studio. Così facendo, il saldo non sarebbe negativo: le risorse complessive resterebbero nell’ambito del diritto allo studio, seppure con un impegno ridimensionato sugli alloggi universitari. Per il Pnrr è il momento delle scelte. Forbici o proroga, il sentiero si fa impervio.

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