Regina (Confindustria): “Nucleare e rinnovabili per rifornire le imprese”
di Filippo Santelli , -ROMA – Subito, con il Decreto Bollette, tagliare i costi delle emissioni per abbassare
il prezzo dell’elettricità. Poi separare una quota crescente di rinnovabili, meno care, dal resto del mercato. E in prospettiva puntare sul nucleare. È la ricetta di Confindustria contro la crisi da bollette che minaccia la manifattura italiana, nella competizione con vicini europei e resto del mondo. Questione «di sopravvivenza» secondo Aurelio Regina, delegato all’energia dell’associazione imprenditoriale.
Questi prezzi sono insostenibili?
«Le nostre aziende pagano l’elettricità l’87% più delle francesi e il 38% più delle tedesche. Il mix di generazione dipende più di tutti dal costo del gas, figlio di una Borsa europea dominata dai fondi speculativi e slegata dalla realtà. La Commissione si è acco…
ROMA – Subito, con il Decreto Bollette, tagliare i costi delle emissioni per abbassare
il prezzo dell’elettricità. Poi separare una quota crescente di rinnovabili, meno care, dal resto del mercato. E in prospettiva puntare sul nucleare. È la ricetta di Confindustria contro la crisi da bollette che minaccia la manifattura italiana, nella competizione con vicini europei e resto del mondo. Questione «di sopravvivenza» secondo Aurelio Regina, delegato all’energia dell’associazione imprenditoriale.
Questi prezzi sono insostenibili?
«Le nostre aziende pagano l’elettricità l’87% più delle francesi e il 38% più delle tedesche. Il mix di generazione dipende più di tutti dal costo del gas, figlio di una Borsa europea dominata dai fondi speculativi e slegata dalla realtà. La Commissione si è accorta che questo sta spaccando il mercato unico, ma il cambio di rotta è lento».
L’Italia può fare qualcosa?
«Lavoriamo a varie ipotesi. Una è azzerare la differenza tra il prezzo del gas italiano e quello europeo, circa 3 euro, che vale 1,3 miliardi e attuare la gas release, ad esempio attraverso il biometano. Un’altra è rivedere il sistema per evitare
che anche all’elettricità da rinnovabili, che non emette CO2, siano associati i costi dell’Ets (i certificati di emissione, ndr)».
Le risorse sono poche e il governo vuole anche un intervento per le famiglie. Le vostre proposte sono indirizzate solo alle aziende?
«A tutti, anche le famiglie».
Si parla molto di disaccoppiare le rinnovabili, meno care, dall’energia
di origine fossile. Rivedere l’architettura del mercato è possibile?
«Confindustria lo propone già dal 2022: si può e si deve fare subito, e in parte l’Italia lo sta facendo con l’energy release che toglie 24 Terawatt dal mercato e li anticipa alle imprese a 65 euro. Il Gse dovrebbe poter destinare alle imprese anche i vecchi impianti da rigenerare e i nuovi che installeremo per raggiungere i target Ue».
Il governo vuole rinnovare le concessioni idro senza gara, è giusto?
«L’idroelettrico è un bene del Paese. Il governo Draghi aveva preso l’impegno delle gare nel Pnrr, ma nel frattempo il mondo è cambiato. Penso si possa rivedere a certe condizioni, tra cui riservare una quota di produzione a supporto delle politiche industriali».
La struttura attuale del mercato determina profitti eccessivi per i produttori di energia e costi eccessivi per chi la consuma?
«Alle rinnovabili sono stati dati incentivi per 200 miliardi, un Piano Marshall, e il prezzo di mercato è fissato dal gas, che è aumentato molto. I profitti non sono ingiustificati, le regole erano queste, ma ora si può trasferire il beneficio ai consumatori. Il disaccoppiamento va in questa direzione».
Nel frattempo gli interventi normativi sul fronte rinnovabili hanno provocato un caos. Le installazioni rischiano di rallentare?
«Il decreto Agricoltura le ha già fortemente rallentate, in contrasto con gli stessi obiettivi del governo. Chiediamo un tavolo con il ministro Lollobrigida per capire se siano possibili deroghe sui terreni agricoli oggetto di bonifica o sulle “cinture” attorno agli impianti industriali, aree molto limitate. Bisogna velocizzare gli iter autorizzativi per le rinnovabili e renderle libere nel caso del “repowering”
di impianti esistenti. Da sole però le rinnovabili non basteranno a soddisfare la domanda».
Quindi?
«Il nucleare è imprescindibile se vogliamo decarbonizzare e restare una grande economia industriale».
Ma il nuovo nucleare, quello dei piccoli reattori, è ancora una scommessa.
«Tra sei, otto anni potrebbe essere in commercio. In Confindustria stiamo studiando con Enea anche i profili economici, al momento gli studi parlano di un costo comprabile alle rinnovabili, considerando che quelle lavorano solo 1.200 ore l’anno e hanno bisogno di accumuli e reti. Le due tecnologie sono integrate, non in competizione: c’è bisogno di una fonte per quando piove o non c’è vento e il nucleare è l’unica alternativa pulita».
Non riusciamo a fare campi solari, riusciremo a fare decine di reattori?
«Qui si misura la nostra capacità di essere un Paese: c’è un interesse nazionale che va oltre a quello delle comunità, attorno a cui la politica deve trovare unità».
In caso di pace tra Russia e Ucraina dovremmo tornare a compare gas russo?
«Per motivi politici e di mercato è difficile si torni alla forte dipendenza del passato».