Aiuti alle imprese green, 100 miliardi dall’Ue: “Ma non è una deregulation”
dal nostro corrispondente Claudio TitoLa Commissione Ue presenta il piano. Al centro, la presidente Ursula von der Leyen
BRUXELLES – Poco più di 100 miliardi per aiutare le industrie ad affrontare la transizione ecologica e la decarbonizzazione. La Commissione europea ha lanciato ieri il Clean industrial deal, che fin dall’inizio del nuovo mandato di Ursula von der Leyen è stato considerato lo strumento per attenuare gli effetti del Green deal sulle aziende del Vecchio continente.
Si tratta dunque di misure per evitare che l’attività imprenditoriale europea non subisca gli svantaggi di una concorrenza mondiale che non deve fare i conti con i traguardi di una economia “pulita”. Bisogna dire però che non si tratta di 100 miliardi stanziati in toto, ma di una “mobilitazione” all’interno dei fondi già presenti.
L’obiettivo resta la decarbonizzazione del sistema industriale europeo, anche se non mancano i sos…
BRUXELLES – Poco più di 100 miliardi per aiutare le industrie ad affrontare la transizione ecologica e la decarbonizzazione. La Commissione europea ha lanciato ieri il Clean industrial deal, che fin dall’inizio del nuovo mandato di Ursula von der Leyen è stato considerato lo strumento per attenuare gli effetti del Green deal sulle aziende del Vecchio continente.
Si tratta dunque di misure per evitare che l’attività imprenditoriale europea non subisca gli svantaggi di una concorrenza mondiale che non deve fare i conti con i traguardi di una economia “pulita”. Bisogna dire però che non si tratta di 100 miliardi stanziati in toto, ma di una “mobilitazione” all’interno dei fondi già presenti.
L’obiettivo resta la decarbonizzazione del sistema industriale europeo, anche se non mancano i sospetti che questo pacchetto possa in qualche modo confliggere con il Green deal facendo così franare il percorso di riduzione delle emissioni inquinanti. In realtà, secondo l’esecutivo europeo la decarbonizzazione resta «un potente motore di crescita», e questi dubbi sono smentiti dai rappresentanti dello stesso esecutivo.
Il piano, che appunto conferma l’obiettivo “pulizia” del 2050, si concentra principalmente su due settori: le industrie ad alta intensità energetica, quindi con «costi energetici elevati» e una grande concorrenza globale che può agire con attività sleali e normative meno complesse delle nostre; e le tecnologie pulite «fondamentali per la trasformazione industriale».
In una certa misura questo provvedimento sarà associato a quello da varare la prossima settimana sul comparto auto. «La domanda di prodotti clean ha rallentato e – ha spiegato von der Leyen – alcuni investimenti si sono spostati in altre regioni. Sappiamo che troppi ostacoli si frappongono ancora alle nostre aziende europee: il Clean industrial deal taglia i nodi che ancora frenano le nostre aziende».
Insomma, ha sottolineato il commissario francese Stéphane Séjourné lanciando una piccola stilettata al presidente argentino Milei, «l’Europa sa riformarsi, non con la motosega, ma con il contributo di uomini e donne competenti che lavorano sui testi normativi con attenzione e coerenza». E quindi, ha voluto puntualizzare la vicepresidente della Commissione, la spagnola Teresa Ribera, «non stiamo deregolamentando, ma cercando di rendere la nostra industria “great again”».
Contestualmente Bruxelles sta provando a correre ai ripari anche sul caro-elettricità, con un piano che dovrebbe portare a un «risparmio complessivo stimato in 45 miliardi di euro nel 2025, che aumenterà progressivamente fino a 130 miliardi all’anno entro il 2030 e a 260 miliardi entro il 2040». Una riduzione delle spese che si basa sulla recente riforma del mercato elettrico e sull’incentivo per le energie rinnovabili.
Ci sarà poi un intervento sui costi di rete e di sistema, sulle tasse e imposte, e sui costi di fornitura. Ossia sui tre elementi che fanno lievitare le bollette. E infatti saranno formulate raccomandazioni agli Stati membri per ridurre le imposte nazionali sull’elettricità e facilitare il passaggio dei consumatori a offerte energetiche più economiche. Se qualcuno pensava alla reintroduzione di un “price cap”, ossia di un prezzo massimo per l’acquisto di gas, no, quello non ci sarà. Come sicuramente non si tornerà all’acquisto del metano russo.
Ultima misura adottata dalla Commissione, la “Semplificazione”. I cosiddetti pacchetti “Omnibus” puntano a ridurre almeno del 25% gli oneri amministrativi (del 35% per le Pmi) entro la fine del mandato. Alleggerendo le procedure nella rendicontazione della finanza sostenibile, la due diligence sulla sostenibilità, la Tassonomia europea, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), ossia i dazi per i prodotti con elevate quantità di emissioni nocive. Queste misure dovrebbero generare risparmi annuali sui costi amministrativi che valgono circa 6,3 miliardi di euro.