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Bollette, gli sconti in tre mesi. Il governo spera nell’estate

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Vertice a Palazzo Chigi: l’aumento del bonus sociale alle famiglie sarà concentrato confidando in un calo dei prezzi del gas
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Roma - “Cerchiamo di stringere o a venerdì non ci arriviamo”. Quando è passata un’ora dall’inizio della riunione a Palazzo Chigi è Giorgia Meloni a prendere atto del lavoro ancora da fare per chiudere il decreto bollette. La premier è categorica: non possiamo permetterci un altro rinvio, è l’avvertimento che rovescia sul tavolo intorno al quale siedono il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e il titolare del Pnrr, Tommaso Foti. Con loro c’è la prima linea della presidenza del Consiglio: il sottosegretario Alfredo Mantovano, il capo di gabinetto Gaetano Caputi e il segretario generale Carlo Deodato. E ci sono anche i tecnici, con le carte delle misure allo studio.

A meno di 48 ore dal Consiglio dei ministri per gli aiuti a famiglie e imprese, il puzzle…

Roma - “Cerchiamo di stringere o a venerdì non ci arriviamo”. Quando è passata un’ora dall’inizio della riunione a Palazzo Chigi è Giorgia Meloni a prendere atto del lavoro ancora da fare per chiudere il decreto bollette. La premier è categorica: non possiamo permetterci un altro rinvio, è l’avvertimento che rovescia sul tavolo intorno al quale siedono il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e il titolare del Pnrr, Tommaso Foti. Con loro c’è la prima linea della presidenza del Consiglio: il sottosegretario Alfredo Mantovano, il capo di gabinetto Gaetano Caputi e il segretario generale Carlo Deodato. E ci sono anche i tecnici, con le carte delle misure allo studio.

A meno di 48 ore dal Consiglio dei ministri per gli aiuti a famiglie e imprese, il puzzle dei sostegni non è ancora pronto. Serviranno altre riunioni, oggi, per mettere in fila le norme di un provvedimento che a ieri sera aveva una dote di 2,8 miliardi. Ma per evitare un nuovo slittamento del Cdm, già rinviato una volta, Meloni torna a ripetere che bisogna fare in fretta. E che occorre essere incisivi. Efficaci, come gli aiuti che potrebbero essere concentrati in tre mesi. È questa l’ipotesi che fa da cappello a un incontro che viene definito dai presenti “tecnico e interlocutorio”, ma che ha comunque una bussola da seguire nelle prossime ore.

La linea di Meloni, dunque: meglio concentrare il più possibile le risorse nel breve periodo che diluire gli aiuti su sei mesi. Ci sono anche motivazioni tecniche a sostegno di questa tesi, come i futures sul gas, più bassi in estate rispetto ai valori attuali. L’emergenza, quindi, potrebbe attenuarsi. A maggior ragione sarebbe più opportuno intervenire subito in maniera massiccia. Ma la possibilità di concentrare i sostegni in un trimestre risponde anche ad altre necessità. Economiche, perché i soldi sono pochi nonostante la maggioranza continui a chiederne di più. Politiche, perché le opposizioni hanno messo il caro energia in testa alla lista delle critiche rivolte al governo.

La traduzione della concentrazione degli aiuti passa dal potenziamento del bonus sociale, lo sconto in bolletta riservato alle famiglie (con massimo 3 figli a carico) che hanno un Isee inferiore a 9.530 euro (fino a 20 mila euro per quelle numerose, con almeno 4 figli). L’asticella dell’Isee potrebbe salire fino a 20 mila euro, coinvolgendo in tutto 7 milioni di famiglie: l’ultima indicazione ai tecnici, tuttavia, è di studiare una platea più ristretta, legando il bonus ai carichi familiari. Una corsia preferenziale, quindi, per le famiglie numerose.

Alle imprese dovrebbero andare circa 900 milioni, nella migliore delle ipotesi. Si attende, infatti, il parere di Bruxelles sugli aiuti alle energivore per definire il perimetro: l’importo degli aiuti potrebbe essere, quindi, più basso, a fronte di un impegno per le famiglie che potrebbe anche superare i 2 miliardi.

Resta in campo il rinnovo o l’allungamento delle concessioni idroelettriche: il via libera sarebbe condizionato all’assegnazione al Gse del diritto di ritirare parte dell’elettricità prodotta da questi impianti. Si punta anche a sbloccare l’energy release, il meccanismo che assegna elettricità a prezzi calmierati in cambio dell’installazione di impianti da fonti rinnovabili.

Misure importanti, ma decisamente inferiori alle aspettative di Confindustria e delle piccole imprese. Dal vertice a Chigi trapela che sono allo studio anche "iniziative di medio-lungo periodo per efficientare il sistema nel suo complesso”, ma il rischio è fare vincitori e vinti. Questione di priorità. E di soldi che scarseggiano.

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