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Dazi, quanto pesa la minaccia di Trump sull’economia europea

(afp)

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Secondo Nomura tariffe del 10% verso i beni europei ridurrebbero la crescita dell’Eurozona dello 0,2-0,3%. Il presidente Usa punta il settore auto: rischio maxi taglio per i profitti dei costruttori. Coldiretti: "Stangata da 2 miliardi sul made in Italy”
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MILANO – Per il momento il mercato non si è fatto prendere dal panico. La nuova minaccia di Trump all’economia europea, con l’ipotesi di dazi al 25% sulle auto e non solo, tiene in allarme le piazze finanziarie, con gli indici tutti in flessione, ma senza panico ingiustificato. Mancano al momento due elementi fondamentali: i tempi e la portata. Sui primi il presidente non ha dato indicazioni chiare e anzi – rilevano molti analisti – anche sulla tariffe verso Canada e Stati Uniti, Trump sta mandando segnali spesso contraddittori sul se e quando le nuove restrizioni entreranno in vigore, lasciando per il momento intendere che le misure scatteranno dal prossimo 2 aprile. Stessa data indicata come possibile partenza per i dazi verso l’Europa.

Con dazi del 10% su tutti beni -0,2/0,3% di crescita nell’Eurozona

Il secondo elemento di incertezza riguarda i settori che saranno interessati dalle nuove tariffe. Trump per il mome…

MILANO – Per il momento il mercato non si è fatto prendere dal panico. La nuova minaccia di Trump all’economia europea, con l’ipotesi di dazi al 25% sulle auto e non solo, tiene in allarme le piazze finanziarie, con gli indici tutti in flessione, ma senza panico ingiustificato. Mancano al momento due elementi fondamentali: i tempi e la portata. Sui primi il presidente non ha dato indicazioni chiare e anzi – rilevano molti analisti – anche sulla tariffe verso Canada e Stati Uniti, Trump sta mandando segnali spesso contraddittori sul se e quando le nuove restrizioni entreranno in vigore, lasciando per il momento intendere che le misure scatteranno dal prossimo 2 aprile. Stessa data indicata come possibile partenza per i dazi verso l’Europa.

Con dazi del 10% su tutti beni -0,2/0,3% di crescita nell’Eurozona

Il secondo elemento di incertezza riguarda i settori che saranno interessati dalle nuove tariffe. Trump per il momento si è limitato a indicare il settore auto. Un report della banca d’affari Nomura ha stimato l’introduzione di tariffe ad ampio spettro del 10% su tutti i beni europei porterebbe a un taglio dello 0,2/0,3% del Pil dell’Eurozona (-0,1% per Moodys’), quindi dazi maggiori avrebbero un impatto ancora ben più sensibile sulle economie europee. Secondo i dati del governo americano la Ue ha esportato negli Stati Uniti nel 2023 beni per un valore di 576,3 miliardi di dollari, pari a circa il 20% delle sue esportazioni totali.

I rischi per l’auto

Sotto i riflettori della Casa Bianca c’è però come detto il settore auto che oggi è già il secondo settore per esportazioni in termini di valore negli Usa dopo la farmaceutica, non a caso altro settore indicato come possibile destinatario dei dazi Usa. Attualmente l’Europa applica già tariffe del 10% alle auto Usa e a loro volta gli Stati Uniti applicano un 2,5% sulle auto europee. Secondo un recente report di Moody’s se quest’ultimo prelievo salisse al 10% alcuni costruttori europei avrebbero ricadute molto pesanti con Volvo, Volkswagen, Mercedes e Bmw tra i più colpiti. Se si guarda al valore delle vendite sarebbe molto bilancio il pesante anche per Stellantis, con il 43% dei ricavi che arriva proprio dal Nord America.

Utiili sforbiciati con le tariffe

La stessa agenzia ha provato anche a quantificare gli effetti concreti del combinato disposto delle tariffe verso Europa, Messico e Canada: “Dazi del 25% sulle importazioni canadesi e messicane potrebbe ridurre l’utile operativo (Ebit) di Stellantis di oltre il 15%. Volkswagen importa una parte significativa delle sue vendite negli Stati Uniti dall'Europa e dal Messico”, aggiunge l’agenzia di rating. “Un dazio europeo del 10% e un dazio messicano del 25% potrebbero ridurre l'Ebit di Volkswagen del 5-10% e di oltre il 15%, rispettivamente. Volvo , invece, è relativamente più esposta ai dazi europei, poiché una parte significativa delle sue vendite negli Stati Uniti è importata dall'Europa. Una tariffa europea del 10% potrebbe ridurre l'Ebit di Volvo di oltre il 15%”.


L’impatto sull’Italia

Quanto c'è in ballo per i conti italiani, con una simile minaccia di Trump. Prometeia, società di consulenza in ambito finanziario e analisi economica, ha fatto due conti a caldo. Il punto di partenza è che l'anno scorso l'Italia ha pagato circa 1,9 miliardi di dollari per le merci vendute negli Stati Uniti. Quando Trump, fin dalla campagna elettorale, aveva ventilato l'idea di dazi al 10%, Prometeia aveva calcolato che il costo aggiuntivo del nuovo protezionismo americano sarebbe salito di oltre 4 miliardi (quindi a 6 miliardi) nel caso in cui questo livello fosse applicato alle merci già sottoposte a tariffa doganale. E che il costo si sarebbe addirittura arrampicato a oltre 7 miliardi (arrivando quindi a 9 miliardi) nel caso di aumenti generalizzati su tutto l'export italiano verso gli Usa.

Ora, cosa accadrebbe se Trump alzasse l'asticella al 25%? Prometeia stima che, nel caso in cui si imponesse un 25% su tutti i prodotti del made in Italy venduti negli States, il conto arriverebbe a 18,6 miliardi, ossia 10 volte il conto attuale. Ma si tratta di una ipotesi veramente remota, una dichiarazione di guerra totale difficile da immaginare. Una ipotesi "poco credibile" per gli stessi analisti di Prometeia, che infatti immaginano anche un impatto nel caso in cui il 25% di dazio scattasse solo su automotive e metallurgia - settori che già hanno conosciuto in passato la mannaia di Trump - lasciando invece sugli altri prodotti nella situazione tariffaria attuale: in questo caso si passerebbe ad un valore prossimo ai 4 miliardi, quindi circa 2 miliardi in più rispetto all’attuale.

Coldiretti: “Con dazi al 25% stangata da 2 miliardi”

Entrando invece nel dettaglio dei settori si registra l'allarme di Coldiretti, secondo cui dazi al 25% potrebbero “costare” ai consumatori Usa 2 miliardi di euro in più. Se i dazi dovessero interessare l'intero agroalimentare, il costo stimato per le singole filiere sarebbe di quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l'olio d'oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi. Una vera e propria “stangata” che, secondo la Coldiretti, farebbe calare gli acquisti da parte dei consumatori americani.

Saravalle: “Guerre comerciali danneggiano tutti, ma no a misure ritorsive”

“Le guerre commerciali danneggiano tutti, in primis coloro che le scatenano” – commenta Alberto Saravalle, Professore di diritto dell’Ue all’Università di Padova e partner di BonelliErede, co-autore con Carlo Stagnaro di Capitalismo di guerra, un libro sulle guerre economiche in corso, in uscita nelle prossime settimane per Fuori Scena. “Negli anni ’30 gli Stati Uniti adottarono lo Smoot-Hawley Tariff Act che incrementò i dazi su circa ventimila prodotti, causando immediate misure ritorsive: il risultato fu la Grande Depressione che durò per un intero decennio. Si pensi che tra il 2018 e il 2024 i dazi americani sono già costati ai consumatori statunitensi circa 230 miliardi di dollari

Secondo Saravalle però non bisogna farsi prendere dal panico. “Anziché rispondere con immediate misure ritorsive (che non farebbero che peggiorare la situazione), seguiamo il saggio suggerimento di Mario Draghi, presentato al Parlamento europeo nei giorni scorsi: ‘abbattere le barriere interne, standardizzare, armonizzare e semplificare le normative nazionali’. Insomma, anziché avviare una guerra commerciale con gli USA, cerchiamo di completare rapidamente il nostro mercato interno e semplifichiamo gli oneri amministrativi per le imprese”

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