I chip tornano negli Stati Uniti, mega investimento del big taiwanese Tsmc
di Filippo Santelli , -C.C. Wei, amministratore delegato di Tsmc, alla Casa Bianca con Donald Trump e il segratario al Commercio Howard Lutnick
(reuters)ROMA — Donald Trump incassa una nuova maxi promessa di investimento negli Stati Uniti da parte di un big della tecnologia. È della taiwanese Tsmc, leader globale nella produzione dei microprocessori più avanzati, il cui amministratore delegato C.C. Wei ha annunciato ieri alla Casa Bianca un impegno da 100 miliardi in quattro anni per espandere gli stabilimenti nel Paese.
Tsmc è una delle aziende chiave nel grande gioco hi-tech. Dalle sue fonderie a Taiwan, Cina democratica nel mirino della Cina comunista, escono i processori da cui dipendono presente e futuro, come le schede Nvidia che animano i modelli di Intelligenza artificiale.
Per curare questa dipendenza strategica e rilanciare la produzione negli Stati Uniti, Biden ha varato i ricchissimi incentivi del Chips Act. Tsmc, che nel 2020 aveva già investito 1…
ROMA — Donald Trump incassa una nuova maxi promessa di investimento negli Stati Uniti da parte di un big della tecnologia. È della taiwanese Tsmc, leader globale nella produzione dei microprocessori più avanzati, il cui amministratore delegato C.C. Wei ha annunciato ieri alla Casa Bianca un impegno da 100 miliardi in quattro anni per espandere gli stabilimenti nel Paese.
Tsmc è una delle aziende chiave nel grande gioco hi-tech. Dalle sue fonderie a Taiwan, Cina democratica nel mirino della Cina comunista, escono i processori da cui dipendono presente e futuro, come le schede Nvidia che animano i modelli di Intelligenza artificiale.
Per curare questa dipendenza strategica e rilanciare la produzione negli Stati Uniti, Biden ha varato i ricchissimi incentivi del Chips Act. Tsmc, che nel 2020 aveva già investito 12 miliardi per un primo stabilimento in Arizona, ha portato la cifra a 65 miliardi, ottenendone 6,5 si sussidi. Si è anche impegnata a portare in America le linee più avanzate a 2 nanometri, dove oggi non ha rivali.
Ereditata questa carota, Trump ha estratto il bastone. Minacciando da un lato di smontare il Chips Act di Biden (anche se non è detto lo faccia) e dall’altro di imporre dazi su tutti i chip importati negli Stati Uniti. Il risultato sono i 100 miliardi impegnati ieri da Tsmc, che si aggiungerebbero ai precedenti.
In questo settore decisivo sembra in realtà esserci una sostanziale continuità tra vecchio e nuovo presidente. Poco prima di lasciare la Casa Bianca Biden ha dato un’ulteriore stretta alle vendite in Cina di chip contenenti tecnologia americana. Nonostante i divieti, per mesi Tsmc aveva continuato a rifornire per vie traverse l’arcinemica Huawei.
L’industria del silicio rappresenta il cambio di era che stiamo vivendo: è stata la prima a globalizzarsi, quando le aziende della Silicon Valley hanno spostato la produzione in Asia; ora gli stessi Stati Uniti la rivogliono indietro. Per Taiwan la svolta è sinistra, perché le fabbriche di chip sono state finora l’assicurazione di restare sotto l’ombrello americano. Per Trump è un altra vittoria da attribuire al protezionismo Maga, dopo la promessa di maxi investimenti nei data center incassata da OpenAI, Oracle e Softbank, quella di Apple e ieri anche quella di Honda, che sposterà la produzione della Civic dal Messico agli Usa.