ROMA – Il bonus per l’assunzione di giovani e donne è bloccato. Doveva partire il primo settembre, come previsto dal decreto Coesione di maggio. Poi è scivolato al 31 gennaio, il giorno in cui la Commissione europea ha autorizzato la decontribuzione senza però dare l’ok alla copertura con i fondi Ue. E per questo ancora fermo. Fatto sta che le imprese hanno scommesso su incentivi retroattivi che ora non sanno quando e come partiranno. La ministra del Lavoro Marina Calderone ci puntava per creare «180 mila posti stabili». Oggi ne parlerà a Bruxelles.
Il pasticcio italiano
Un pasticcio iniziato la scorsa primavera. Quando il governo Meloni accelera, alla vigilia del Primo Maggio, sul decreto Coesione per spingere la spesa dei fondi 2021-2027 in forte ritardo e accentrar…
ROMA – Il bonus per l’assunzione di giovani e donne è bloccato. Doveva partire il primo settembre, come previsto dal decreto Coesione di maggio. Poi è scivolato al 31 gennaio, il giorno in cui la Commissione europea ha autorizzato la decontribuzione senza però dare l’ok alla copertura con i fondi Ue. E per questo ancora fermo. Fatto sta che le imprese hanno scommesso su incentivi retroattivi che ora non sanno quando e come partiranno. La ministra del Lavoro Marina Calderone ci puntava per creare «180 mila posti stabili». Oggi ne parlerà a Bruxelles.
Il pasticcio italiano
Un pasticcio iniziato la scorsa primavera. Quando il governo Meloni accelera, alla vigilia del Primo Maggio, sul decreto Coesione per spingere la spesa dei fondi 2021-2027 in forte ritardo e accentrare i poteri a Palazzo Chigi allora impersonati dal ministro Raffaele Fitto. Fatto sta che il decreto ripristina tre incentivi – giovani under 35, donne e Sud – senza una interlocuzione preventiva con Bruxelles. Quando a giugno si riunisce il comitato di sorveglianza, la responsabile europea Adelina Dos Reis non dà via libera ai bonus. Perché dice che bisognava prima rinegoziare con la Commissione il “Piano nazionale giovani, donne e lavoro” i cui miliardi europei servono a coprire quei bonus.
Ecco dunque che la data prevista per la partenza dello sconto contributivo – 500 euro al mese, che diventano 650 euro per donne e assunzioni al Sud – salta. Il primo settembre non succede nulla. Ma le aziende cominciano ad assumere, confidando in un’applicazione retroattiva degli sgravi. Il 31 gennaio arriva l’autorizzazione di Bruxelles ad usare le decontribuzioni, mirate a territori e categorie in difficoltà, senza incorrere in aiuti di Stato. Ma senza il doppio ok anche alla copertura di questi sgravi con i fondi Ue tutto rimane sospeso. Se ne sono accorti i consulenti del lavoro che operano a stretto contatto con le imprese. E che hanno scritto al ministero del Lavoro chiedendo di risolvere il pasticcio.
Record di Neet e inattivi
Il governo non ha molte strade. Anche con un secondo via libera dell’Europa alla riscrittura del Piano, si esclude una partenza retroattiva dei bonus dal primo settembre. Si potrebbero usare risorse nazionali, fondi non spesi come i Poc. Nel frattempo tutto fermo. Anche Inps non esce con la circolare attuativa. La finestra per sfruttare gli incentivi si fa sempre più stretta: scade il 31 dicembre. In Parlamento c’è un’interrogazione dei Cinque Stelle alla ministra Calderone firmata dal deputato Davide Aiello. A questo punto i bonus rischiano di saltare un anno: il 2024. E un pezzo del 2025. E intanto continua il record di Neet, scoraggiati, inattivi tra giovani, donne e al Sud.