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Ferragni può riprendersi Fenice, soci divisi sull’aumento di capitale

(ansa)

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L’assemblea dice sì all’operazione da 6,4 milioni, ma l’azionista Morgese vota contro e l’imprenditrice garantisce per lui
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MILANO – I soci di Fenice, riuniti in assemblea, si dividono sull’aumento di capitale da 6,4 milioni necessario per garantire la sopravvivenza della società che gestisce i marchi di moda di Chiara Ferragni. Da una parte, l’imprenditrice, socia al 32,5% attraverso il veicolo Sisterhood, che si è espressa a favore della ripatrimonializzazione, affiancata dall’amico storico Paolo Barletta, a sua volta primo azionista di Fenice al 40% tramite Alchimia. Grazie ai due voti favorevoli, l’aumento di capitale è stato approvato.

Dall’altro lato, il socio di minoranza al 27,5% Pasquale Morgese, da tempo in rapporti tesi soprattutto con Ferragni, il quale ha votato contro l’operazione, riservandosi comunque la possibilità di parteciparvi. Nel caso però Morgese dec…

MILANO – I soci di Fenice, riuniti in assemblea, si dividono sull’aumento di capitale da 6,4 milioni necessario per garantire la sopravvivenza della società che gestisce i marchi di moda di Chiara Ferragni. Da una parte, l’imprenditrice, socia al 32,5% attraverso il veicolo Sisterhood, che si è espressa a favore della ripatrimonializzazione, affiancata dall’amico storico Paolo Barletta, a sua volta primo azionista di Fenice al 40% tramite Alchimia. Grazie ai due voti favorevoli, l’aumento di capitale è stato approvato.

Dall’altro lato, il socio di minoranza al 27,5% Pasquale Morgese, da tempo in rapporti tesi soprattutto con Ferragni, il quale ha votato contro l’operazione, riservandosi comunque la possibilità di parteciparvi. Nel caso però Morgese decidesse di non farlo, la stessa Ferragni ha già steso una rete di protezione intorno all’aumento di capitale.

In una nota diffusa ieri dopo l’assemblea, Sisterhood si è detta «pronta a sottoscrivere» l’operazione «in proporzione alla quota detenuta», pari a 2,08 milioni, ed eventualmente anche per la parte che non fosse sottoscritta dagli altri soci, per consentire a Fenice di «proseguire con successo la propria attività». Ipotizzando che Morgese decidesse di non prendere parte all’aumento, per Ferragni significherebbe uno sforzo ulteriore da 1,76 milioni, con Sisterhood che diventerebbe prima azionista di Fenice. Se poi anche Barletta non partecipasse (il “sì” di ieri non equivale a un impegno), il conto salirebbe di ulteriori 2,56 milioni.

All’assemblea, Sisterhood e Alchimia hanno poi votato a favore del bilancio del 2023 e della situazione economica e patrimoniale al 30 novembre scorso. Anche su questi punti ha espresso la sua contrarietà Morgese, che si dice tra l’altro intenzionato a impugnare i bilanci della società.

Per Fenice, il 2023 è stato un anno complicato, culminato con la sanzione dell’Antitrust da 400mila euro per la pratica commerciale legata al Pandoro Balocco. In scia al provvedimento, l’amministratore unico di Fenice Claudio Calabi, dallo scorso novembre al timone al posto di Ferragni, già per il 2023 ha dovuto registrare tutta una serie di accantonamenti prudenziali in relazione a contenziosi avviati che hanno contribuito a spingere il conto economico in perdita per 6,9 milioni, a fronte di ricavi in area 12 milioni.

Da gennaio a novembre del 2024 poi il fatturato è ulteriormente sceso e le perdite sono state di 3,3 milioni, con un “rosso” cumulato da 10,2 milioni. Ora, grazie all’aumento garantito da Ferragni e a costi fortemente ridotti (i dipendenti sono scesi da 16 a 8), la società può ripartire e pensare a come riposizionare un business al quale il “Pandoro gate” ha inferto un duro colpo.

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