Economia

Bce, Lagarde: “I dazi contraggono il Pil”. E la Commissione annuncia il rinvio ad aprile

REUTERS/Jana Rodenbusch

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 (reuters)

La presidente della Bce ha chiarito che la guerra commerciale con gli Usa taglia la crescita di mezzo punto. L’Ue posticipa di due settimane l’entrata in vigore delle misure previste per l’1 aprile

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ROMA – “Tariffe del 25% sulle importazioni dall'Europa potrebbero ridurre la crescita dell'area Euro di circa 0,3 punti percentuali di Pil nel primo anno. Una risposta europea sotto forma di aumento delle tariffe sulle importazioni statunitensi aumenterebbe ulteriormente questo valore a circa mezzo punto percentuale”. Lo ha dichiarato Christine Lagarde intervenuta all'audizione della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo.

Nel pomeriggio un portavoce della Commissione ha annunciato che la prima fase delle contromisure decise dall’Unione europea su beni per 26 miliardi di dollari slitta a metà aprile, quando è previsto l’inizio della seconda fase. L’obiettivo è di negoziare con Washington, in queste settimane, tariffe più miti.

Tra le ripercussioni sull’inflazione e l’operazione di Gae Aulenti con Commerzbank, la presidente Bce ha anche chiarito che l’istituto centrale rispetterà il suo mandato “whatever it takes”. Lagarde lo ha detto in merito agli interventi della Bce degli ultimi due anni, alcuni in perdita e con la possibilità che potranno essercene anche altre. E lo ha fatto citando direttamente la frase pronunciata nel 2012 da Mario Draghi, allora governatore della Bce, quando annunciò il massimo impegno nel proteggere l’euro dalla crisi del debito sovrano.

Gli effetti dei dazi Usa sul Pil

Secondo le stime della Banca Centrale Europea, l’impatto sulla crescita economica dei dazi Usa di Trump ”si concentrerebbe intorno al primo anno dopo l'aumento delle tariffe”, poi “diminuirebbe nel tempo” ma “lasciando un effetto negativo persistente sul livello di produzione”. Al di là della previsione puntuale sugli effetti delle barricate commerciali che verranno alzate da aprile da Usa e Ue, a preoccupare Lagarde è il clima di incertezza che peserà sicuramente sugli investimenti.

Le stime di crescita Bce per l'Eurozona "sono soggette a notevole incertezza, anche a causa del contesto di politica commerciale". Le ultime stime prevedevano una crescita dello 0,9% nel 2025, dell’1,2% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027, e verranno ora messe alla prova dagli sviluppi recenti. E proprio questa incertezza impedisce di mettere a tra un percorso definito di politica monetaria. Per “garantire che l'inflazione si stabilizzi in modo sostenibile al nostro obiettivo di medio termine del 2%”, nelle “attuali condizioni di crescente incertezza” la Bce non si “impegna in anticipo su un particolare percorso di tasso”, le parole di Lagarde.

La guerra commerciale e l’inflazione

Ci saranno ripercussioni anche sull’inflazione, principale terreno di azione della Bce. Nel breve termine, le misure di ritorsione dell'Ue e un indebolimento del tasso di cambio dell'euro “potrebbero aumentare l'inflazione di circa mezzo punto percentuale", ha aggiunto la presidente della Bce, sottolineando che anche queste stime “sono soggette a un’incertezza molto elevata”. Ma ha assicurato che l’istituto rimane “vigile” e “pronto ad agire” per proteggere la stabilità dei prezzi.

Al netto dell'effetto dazi, il processo di disinflazione è ancora in corso nell'area euro: secondo le stime della Bce l'inflazione complessiva è scesa dal 2,5% di gennaio al 2,3% di febbraio, e le proiezioni indicano che nel 2025 il dato dovrebbe rimanere mediamente a quel livello, per poi scendere all'1,9% nel 2026 e stabilizzarsi al 2,0% nel 2027.

La scalata di Unicredit a Commerzbank

In merito al recente nulla osta da parte della Bce alla salita di Unicredit al 29,9% nell’istituto tedesco Commerzbank, Lagarde precisa che gli standard di trasparenza e stabilità di cui si è dotata l’Unione europea devono essere rispettati a prescindere dalla grandezza del gruppo bancario.

“Nel nome della semplicità e dell'allineamento con quanto richiesto dagli altri continenti, non dovremmo rinunciare a un sistema che garantisce alle banche la resilienza necessaria per tutti gli europei. Un settore bancario europeo sicuro è essenziale – ha dichiarato la presidente – l'accordo di Basilea 3 deve certamente continuare a essere rispettato e tutti i segmenti previsti, indipendentemente dalle dimensioni piccole, medie, grandi o frutto di fusioni dovranno aderire ai requisiti”.

Il riferimento è all'insieme di standard internazionali che richiedono alle banche di mantenere livelli più elevati di capitale e liquidità per rafforzare la loro resilienza finanziaria e ridurre il rischio di crisi sistemiche, quadro che prende il nome di Basilea 3.

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