Economia

La Ue apre un’indagine sui sussidi ricevuti dalla Cina per la fabbrica Byd in Ungheria

La Ue apre un’indagine sui sussidi ricevuti dalla Cina per la fabbrica Byd in Ungheria
(reuters)

Secondo il Financial Times l’inchiesta, dopo quella che a novembre ha portato all’applicazione dei dazi sulle auto elettriche di Pechino, sarebbe nella fase preliminare. Mossa che rischia di alzare la tensione con la Repubblica Popolare e tra Orbán e Bruxelles rispetto all’attrazione di investimenti dal Paese del Dragone

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ROMA – L’Unione Europea ha aperto un’indagine sullo stabilimento Byd in Ungheria. In particolare Bruxelles starebbe verificando la possibile concessione da parte della Cina di contributi non giustificati per la fabbrica che deve entrare in funzione nel 2025. Una mossa che secondo il Financial Times non sarebbe stata apprezzata nemmeno dal governo guidato da Viktor Orbán che negli ultimi anni ha spinto sull’attrazione di investimenti legati all’elettrico e alle batterie, soprattutto dal Paese del Dragone e dall’Asia. Ovviamente l’inchiesta rischia di alzare il livello di tensione con Pechino in un momento in cui con gli Usa il confronto è aspro e a distanza di mesi dal via ai dazi nei confronti delle e-car cinesi. Cosa che non ha avuto, per ora, grandi effetti a livello commerciale, ma segna i rapporti tra Bruxelles e la Repubblica Popolare.

Secondo il giornale economico-finanziario l’inchiesta sarebbe nelle fasi preliminari Se Bruxelles scoprisse che l'azienda cinese ha beneficiato di aiuti di Stato ingiusti, potrebbe costringerla a vendere alcuni asset, ridurre la capacità, rimborsare il sussidio e potenzialmente pagare una multa per inadempienza. Secondo il Financial Times Orbán, che da tempo in disaccordo con Bruxelles, in particolare per quanto riguarda la Russia e la guerra in Ucraina, potrebbe reagire se l’inchiesta dovesse portare all’applicazione di misure contro il colosso delle auto. Gruppo che starebbe valutando, dopo l’Ungheria e la Turchia, la possibilità di aprire un terzo impianto in Europa. Budapest è riuscita ad attrarre un quarto di tutti gli investimenti cinesi che sono confluiti in Europa negli ultimi anni. L’impegno finanziario di Byd nella regione meridionale ungherese di Szeged raggiungerà i 4 miliardi di euro e creerà fino a 10.000 posti di lavoro.

A quanto risulta al Financial Times i funzionari dell'UE affermano che la fabbrica è stata costruita con manodopera cinese e utilizza principalmente componenti importati, tra cui le batterie, creando scarso valore economico per l'Unione. János Bóka, ministro ungherese per gli Affari europei, ha dichiarato al FT che Budapest non era stata informata dell'indagine, ma ha aggiunto: "Non sorprende, ed è risaputo che qualsiasi investimento effettuato in Ungheria finisce molto rapidamente sul radar della Commissione, e la Commissione segue con raddoppiata attenzione ogni decisione in materia di aiuti di Stato presa in Ungheria. Restiamo calmi". Il Foreign Subsidies Regulation è stato utilizzato più volte contro le aziende cinesi da quando è stato introdotto nel 2023. Può imporre rimedi di vasta portata se rileva che le aziende hanno ricevuto qualsiasi forma di contributo diretto o indiretto da governi non Ue, tra cui sovvenzioni, prestiti senza interessi o a basso interesse, incentivi fiscali, R&S finanziati dallo Stato e contratti governativi.

La Commissione ha già stabilito che Byd, insieme ad altre case automobilistiche cinesi, ha ricevuto sussidi non giustificati. Indagine sulla base della quale sono stati fissati i dazi fino al 35%. Tariffe proporzionate alla quantità di sussidi ricevuti e al livello di collaborazione dimostrata dalla casa automobilistica con i funzionari di Bruxelles. che ha portato all'imposizione di tariffe sulle importazioni. A Byd è stata imposta una extra tassa alla dogana del 17%. L’Europa è favorevole all’apertura di fabbriche nel Vecchio Continente, ma il tutto deve avvenire secondo le regole del gioco della Ue.

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