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I dazi di Trump affondano Nike: preoccupano le tariffe con la Cina

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I conti 2024 sono migliori delle attese ma segnano un passo indietro rispetto al 2023. E quest’anno si prevedono numeri peggiori a causa della guerra commerciale
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ROMA – La Nike è riuscita a chiudere il 2024 meglio di quanto aveva previsto e comunicato. Ma all’orizzonte si staglia un 2025 ancora più complesso per le scarpe col “baffo”, a causa dei dazi imposti – e paventati – da Donald Trump che hanno innescato l’entrata in vigore di tariffe reciproche. E così il titolo affonda in borsa.

Quando l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato di voler intraprendere una guerra commerciale con il resto del mondo, per tutelare il made in Usa e riequilibrare la bilancia commerciale con i suoi partner, tra i più preoccupati si sono subito dimostrati i colossi delle sneaker.

Guai per le aziende di sneaker

Per Puma, Adidas e Nike i mercati del sud-est asiatico sono molto attraenti. Sia per la produzione che per la vendita. Solo in Vietnam, Nike…

ROMA – La Nike è riuscita a chiudere il 2024 meglio di quanto aveva previsto e comunicato. Ma all’orizzonte si staglia un 2025 ancora più complesso per le scarpe col “baffo”, a causa dei dazi imposti – e paventati – da Donald Trump che hanno innescato l’entrata in vigore di tariffe reciproche. E così il titolo affonda in borsa.

Quando l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato di voler intraprendere una guerra commerciale con il resto del mondo, per tutelare il made in Usa e riequilibrare la bilancia commerciale con i suoi partner, tra i più preoccupati si sono subito dimostrati i colossi delle sneaker.

Guai per le aziende di sneaker

Per Puma, Adidas e Nike i mercati del sud-est asiatico sono molto attraenti. Sia per la produzione che per la vendita. Solo in Vietnam, Nike a fine 2024 aveva nel Paese 71 fabbriche di fornitori che producono abbigliamento per il colosso sportivo, 13 dedicate alle attrezzature e altre 13 specializzate alle scarpe da corsa o da ginnastica.

Per questo dopo aver presentato i conti, il titolo Nike non ha retto alla prova del mercato. Al Nyse ha perso fino al 7,2%, dopo un calo delle vendite del 9% a 11,27 miliardi di dollari nei tre mesi al 28 febbraio. A pesare, il calo delle vendite in Cina del 17%. Così i profitti sono diminuiti di un terzo. Entrambi i dati in realtà sono stati migliori delle attese, ma a pesare sono le previsioni per l'attuale trimestre.

I numeri di Nike

A causa dei dazi e della diminuita fiducia dei consumatori per un mercato globale che sta svoltando verso misure sempre più protezionistiche, si teme un calo delle vendite fino al 15%. E ancora la Cina potrebbe essere protagonista in negativo per le aspettative di vendita di Nike.

L'utile rettificato per azione è stato di 0,54 dollari, rispetto alle stime di 0,30 dollari, ma anche inferiore agli 0,98 dollari dell'anno scorso. Il suo fatturato di 11,27 miliardi di dollari ha superato le stime di 11,03 miliardi, sebbene abbia segnato un calo rispetto ai 12,43 miliardi di un anno fa.

Le stime sui dazi con la Cina

Il direttore finanziario Matthew Friend ha messo in guardia dall'impatto dei dazi di Trump, tra cui un dazio del 20% su tutte le merci provenienti dalla Cina. "Prevediamo che i margini lordi del quarto trimestre saranno in calo di circa 400-500 punti base, inclusi gli oneri di ristrutturazione durante lo stesso periodo dell'anno scorso. Abbiamo incluso l'impatto stimato delle tariffe appena implementate sulle importazioni dalla Cina e dal Messico", ha affermato Friend nella conference call sui risultati.

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