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Carissime e introvabili, tra gli scaffali di New York è caccia alle uova

Il limite di due cartoni per cliente in un supermercato di New York

 (reuters)

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Tra inflazione, prodotti ritirati e furbe operazioni di manipolazione del mercato, i “pezzi pregiati” costano sempre di più
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NEW YORK – Gli scaffali sono vuoti, il vetro protegge il nulla e riflette il volto di una donna desolata che commenta: “Trump ci ha dato il pacchetto completo: adesso siamo filorussi, abbiamo il cibo razionato e le file per ottenerlo, come nella Mosca sovietica”. Le colpe del presidente per la scomparsa delle uova dal mercato o per il loro aumento di prezzo sono in realtà limitate, ma si sa come gira la voce popolare: piova o uova, governo ladro. Dalla promessa di una nuova età dell’oro al tempo delle galline dalle uova d’oro è stato un attimo. Hai voglia affermare in pubblico che “negli ultimi dieci giorni il prezzo è sceso del 35%”, l’effetto (se ci sarà) ha bisogno di tempo, i prodotti in circolazione hanno ancora i vecchi cartellini e, soprattutto, bisogna scovarli.

È una mattina di sole a New York, il vento ti schiaffeggia agli angoli delle strade e la temperatura è di 4 gradi. In queste condizioni ogni massaia aspetterebbe per uscire, invece la metropolitana è stipata di donne …

NEW YORK – Gli scaffali sono vuoti, il vetro protegge il nulla e riflette il volto di una donna desolata che commenta: “Trump ci ha dato il pacchetto completo: adesso siamo filorussi, abbiamo il cibo razionato e le file per ottenerlo, come nella Mosca sovietica”. Le colpe del presidente per la scomparsa delle uova dal mercato o per il loro aumento di prezzo sono in realtà limitate, ma si sa come gira la voce popolare: piova o uova, governo ladro. Dalla promessa di una nuova età dell’oro al tempo delle galline dalle uova d’oro è stato un attimo. Hai voglia affermare in pubblico che “negli ultimi dieci giorni il prezzo è sceso del 35%”, l’effetto (se ci sarà) ha bisogno di tempo, i prodotti in circolazione hanno ancora i vecchi cartellini e, soprattutto, bisogna scovarli.

È una mattina di sole a New York, il vento ti schiaffeggia agli angoli delle strade e la temperatura è di 4 gradi. In queste condizioni ogni massaia aspetterebbe per uscire, invece la metropolitana è stipata di donne con la borsa della spesa da riempire. Alla fermata di Union Square si scende in massa: sulla piazza c’è il mercato dei coltivatori diretti. Prima però entro da Whole Foods, una delle principali catene di alimentari e tra le più apprezzate per il controllo del cibo e per la sua appetitosa disposizione. Sui monitor luminosi appare una fattoria nel verde, la stalla dipinta di rosso: è la risposta americana al mulino bianco. La scritta, con un gioco di parole, avverte che “tutte le uova nei nostri contenitori dovranno essere meglio che allevate senza gabbie”.

Se ci fossero, le uova. La loro corsia è un deserto, niente sui ripiani, etichette a terra. Un cartello ammonisce che ogni consumatore ha un limite d’acquisto di tre cartoni al giorno (già più alto che altrove), ma non ce n’è uno solo disponibile. Il supermercato si scusa per "la difficoltà di reperire uova che rispettino i livelli di benessere richiesto per gli animali che le depongono”. Casi di salmonella hanno indotto a ritirare almeno cinque marche. Su TikTok esiste un video che mostra l’assalto a una corsia di Costco: svuotata in dieci minuti dall’apertura.

Il razionamento è ormai generale, la presenza invece sporadica. Qualcuno sta per lanciare un’app per la "caccia all’uovo” che segnali dove trovarle. All’alba le avevo avvistate da Dumbo Market, esemplari pregiati, le True Blues di Vital Farms (tuorlo rosso Cartier) al prezzo di 15,99 dollari la dozzina. Tra gli stand dei coltivatori sulla piazza si nota un vuoto: è dove stava la gentile signora proveniente dalla valle dell’Hudson che commerciava soltanto uova e ti concedeva, a fine giornata, di comprarne anche meno di dodici. Non ne ha abbastanza per aprire i battenti.

Assente lei, i suoi vicini ne espongono poche dozzine al prezzo concordato di 10 dollari. John Madura finisce le scorte mentre parliamo e sono appena le 9. La colpa dell’emergenza è generalmente attribuita all’influenza aviaria: da quando è apparsa, nel 2022, ha ucciso (o fatto uccidere) 166 milioni di volatili, ma già 30 da inizio anno. Per Madura non basta a spiegare: “Ci sono grosse società che ci marciano, trattengono la merce, lasciano alzare i prezzi”. Non fa i nomi, ma quello sulla bocca di tutti è Cal-Maine Foods, una grossa azienda del Mississipi che mette in circolazione un quarto delle uova americane. Ai consumatori questo “scherzo” costerà 1,5 miliardi di dollari in più sugli scontrini della spesa. L’amministrazione ne ha stanziati 3 per aumentare i controlli. Dici che non è una questione politica? Hanno dovuto riassumere qualche migliaio di operatori licenziati dalla purga del “doge” Elon Musk.

A capo dell’opposizione aviaria si è messa la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, già candidata senza successo alla Casa Bianca e maestra di cerimonie per l’ingresso di Trump nel gennaio scorso. Le uova sono la sua ossessione, è convinta che possano essere (insieme con altri cibi colpiti da inflazione) l’arma per colpire il presidente. Qui come altrove la politica segue le regole del cabaret. Quattro parole, una battuta: “I repubblicani vorrebbero tirarmi le uova, ma non possono, perché costano troppo”. Quando il New York Times le ha chiesto quale sia il loro prezzo dalle sue parti ha risposto: “Non so, dovrei controllare dal droghiere, ma le ho comprate una settimana fa e sono certa che fosse alto, troppo alto”. Poi, sentito il droghiere, ha richiamato il giornale: “Nove dollari la dozzina! Se ricordo bene è due, forse tre volte il costo dell’estate scorsa. Credo”.

Il furgoncino che vende colazioni cucinate sul posto ha una sorprendente scelta di panini con “uova e formaggio”, “uova e salsiccia”, “uova e pancetta”. Ne ordino uno che non mangerò e chiedo al sudamericano che lo prepara dove trovi tutte queste uova: “Bodegas”, risponde, intendendo i piccoli negozi alimentari gestiti da suoi compatrioti. Il segreto è presto svelato: da qualche giorno puntano su uova di origine vegetale. Mostra il cartone, simile a quello del latte, da cui provengono: nei test alla cieca, assicura, questa marca ha “ingannato” nove assaggiatori su dieci. Gli chiedo se questa situazione passerà. Scuote la testa: “C’è chi, già l’anno scorso, ha triplicato i profitti e ci marcia su. Poi arriveranno i dazi, le rappresaglie. Chi ci rimetterà sarà, come sempre, l’uomo della strada e chi, come me, sulla strada vende”.

Ora le uova le propongono nella clinica di un fisioterapista, al prezzo speciale di 9 dollari la dozzina (uno meno del mercato). Su Internet circolano tutorial per fare la frittata con meno tuorli e uguale sapore. Basta chiudere gli occhi e illudersi che sia così, che l’età dell’oro sia appena cominciata, anche se non splende.

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