Mattarella difende l’Italia dai dazi: “Un danno per le nostre eccellenze”
di Concetto VecchioROMA – “Nuove nubi sembrano addensarsi all’orizzonte, portatrici di protezionismi immotivati, di chiusura dei mercati dal sapore incomprensibilmente autarchico che danneggerebbero settori di eccellenza come quelli del vino e dell’olio”. L’affondo anti-dazi arriva quasi alla fine un discorso di sedici minuti. Sabato mattina. Sergio Mattarella è all’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria, al forum dell’olio e del vino organizzato dalla Fondazione sommelier. Lo accoglie il presidente Franco Maria Ricci. Ci sono i ministri Lollobrigida e Giuli. Il tenore Francesco Grollo canta l’inno di Mameli.
Sala piena. Vivi applausi. L’ora è grave. Perciò sente l’urgenza di fare un richiamo, l’ennesimo, contro la politica trumpiana: “Misure come quelle che vengono minacci…
ROMA – “Nuove nubi sembrano addensarsi all’orizzonte, portatrici di protezionismi immotivati, di chiusura dei mercati dal sapore incomprensibilmente autarchico che danneggerebbero settori di eccellenza come quelli del vino e dell’olio”. L’affondo anti-dazi arriva quasi alla fine un discorso di sedici minuti. Sabato mattina. Sergio Mattarella è all’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria, al forum dell’olio e del vino organizzato dalla Fondazione sommelier. Lo accoglie il presidente Franco Maria Ricci. Ci sono i ministri Lollobrigida e Giuli. Il tenore Francesco Grollo canta l’inno di Mameli.
Sala piena. Vivi applausi. L’ora è grave. Perciò sente l’urgenza di fare un richiamo, l’ennesimo, contro la politica trumpiana: “Misure come quelle che vengono minacciate darebbero ulteriore spinta ai prodotti del cosiddetto italian sounding, con conseguenze per le filiere produttive italiane, non essendo immaginabile che i consumatori di altri continenti rinuncino a cuor leggero a rincorrere gusti che hanno imparato ad apprezzare”.
L’enogastronomia è la nostra bandiera nel mondo. Infatti dice: “Voi avete la responsabilità di rappresentare un modo di essere italiani”. Snocciola i nudi numeri: l’export dell’olio di oliva vale tre miliardi; quello del vino otto. Godiamo di 856 prodotti meritevoli di tutela. Nessuno nella Ue ne ha altrettanti. Ma cosa ne sarà di questo pezzo grande di economia se Trump porterà fino alle estreme conseguenze le sue minacce? “Produrre per l’auto-consumo ricondurrebbe l’Italia all’agricoltura dei primi del Novecento”, risponde. Del resto l’ha detto più volte. Lo ripete qui: i dazi possono portare alle guerre. Al contrario “i mercati aperti producono una fitta rete di collaborazioni che, nel comune interesse, proteggono la pace”.
La preoccupazione del Quirinale cela anche un monito garbato alla classe di governo: a difendersi, a proteggere il Made in Italy. Si sta facendo abbastanza per reagire alla Casa Bianca? Quando dice che “le istituzioni devono essere a fianco dei vostri sforzi e del vostro lavoro” si riferisce alla necessità a fare di più, con più coraggio. Poi c’è un altro passaggio che va sottolineato: “Il futuro non si costruisce vivendo di nostalgie. Varrebbe anche per gratuite tentazioni di nostalgia alimentare: oggi i cibi sono sicuramente più salubri e controllati di un tempo”. È un richiamo ai sovranisti alimentari di casa nostra. A cominciare dal ministro Lollobrigida. “Avete saputo mettervi insieme, saputo misurarvi con la crescente dimensione internazionale, senza timore di mercati prima sconosciuti e in cui, oggi, i prodotti italiani sono leader”. Non a caso ricorda che “l’innovazione non è nemica dell’agricoltura”. Che a sua volta è “motore dell’integrazione europea”. Il segreto - ammonisce - sta “nello stretto legame tra tutele e innovazione, che produce progresso”.
Insomma, i dazi rischiano di metterci in ginocchio. Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al giuramento degli Allievi ufficiali della Guardia di Finanza a Bergamo: “È un periodo di guerre commerciali e finanziarie aggressive attraverso l’utilizzo di dazi e criptovalute. Strumenti usati come delle vere e proprie armi economiche in grado di ridefinire gli equilibri e le dinamiche finanziarie e commerciali globali, ma che stanno influenzando profondamente la politica mondiale”.