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Scommesse, una fortuna che vale 157 miliardi

Giocatori alle slot machine  

 

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È l’ammontare delle giocate legali nel 2024, dai gratta e vinci alle lotterie on line. Un dato in costante crescita che porta bene anche al Fisco
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ROMA – Dentro ci stanno cinque finanziarie da 30 miliardi, come quella varata dal parlamento italiano per il 2025. Oppure, per restare su un tema che ha acceso il dibattito pubblico in questi ultimi giorni, tutto il prestito da 150 miliardi di euro che la commissione europea di Ursula von der Leyen punta a mettere sul piatto dei 27 Stati membri per finanziare, almeno in parte, il piano di riarmo. La somma giocata dagli italiani per solleticare la dea Fortuna – fra gratta e vinci, lotterie, slot machine e videolottery, virtuali e non – fa 157 miliardi di euro nel 2024, secondo le prime stime dell’Agenzia dei monopoli. Un dato in costante crescita, se si considera che nel 2020 la raccolta ha totalizzato 88,2 miliardi. E che nonostante le fibrillazioni geopolitiche in corso a ogni latitudine – dalla Russia al Medio Oriente passando per gli Stati Uniti – continuerà a salire ancora. Lo dimostra uno studio sul mercato italiano dell’entertainment&media pubblicato nell’ottobre scorso da P…

ROMA – Dentro ci stanno cinque finanziarie da 30 miliardi, come quella varata dal parlamento italiano per il 2025. Oppure, per restare su un tema che ha acceso il dibattito pubblico in questi ultimi giorni, tutto il prestito da 150 miliardi di euro che la commissione europea di Ursula von der Leyen punta a mettere sul piatto dei 27 Stati membri per finanziare, almeno in parte, il piano di riarmo. La somma giocata dagli italiani per solleticare la dea Fortuna – fra gratta e vinci, lotterie, slot machine e videolottery, virtuali e non – fa 157 miliardi di euro nel 2024, secondo le prime stime dell’Agenzia dei monopoli. Un dato in costante crescita, se si considera che nel 2020 la raccolta ha totalizzato 88,2 miliardi. E che nonostante le fibrillazioni geopolitiche in corso a ogni latitudine – dalla Russia al Medio Oriente passando per gli Stati Uniti – continuerà a salire ancora. Lo dimostra uno studio sul mercato italiano dell’entertainment&media pubblicato nell’ottobre scorso da PwC, una delle big four, le quattro società che si spartiscono il mercato mondiale della consulenza.

Filippo Schemoz, partner di PwC Italia, lo sa bene: «Il mercato delle scommesse e dei giochi online continuerà il proprio trend in aumento, con un tasso di crescita annuale composto rispettivamente del 12,4 e del 10%. In un contesto le cui dinamiche risultano fortemente influenzate dalle regolamentazioni e dagli sviluppi tecnologici, gli operatori si fronteggeranno nella sfida di offrire esperienze digitali di alto livello per un numero di utenti sempre più elevato e mobile-oriented. In tal senso, le esperienze di trasformazione digitale osservate in altri comparti del settore entertainment&media possono essere fonte di ispirazione per i player di questo mercato».

Insomma, l’industria del gioco sembra avere davanti a sé un futuro roseo, che naturalmente si riflette anche sulle entrate del Fisco. Del resto sono tutte le voci del business a crescere. Se la raccolta, quindi la somma delle puntate di chi sfida la sorte, è sulla cresta dell’onda da anni, altrettanto può dirsi per le vincite, ovvero per i denari che tornano nelle tasche dei giocatori, passati dai 75,3 miliardi di euro registrati nell’anno del lockdown ai 135,3 miliardi portati a casa l’anno scorso, quando i concessionari del gioco hanno messo in bilancio ricavi per quasi 22 miliardi (dato non ancora consolidato) e l’Erario ne ha incassati la metà: circa 11,6 miliardi, secondo i dati forniti dall’Agenzia dei monopoli.

A conferma delle prospettive positive per il gioco arrivano anche i numeri del Bollettino delle entrate tributarie, messo nero su bianco dai tecnici del ministero dell’Economia (Mef). Nel gennaio scorso, tasse e imposte (dirette e indirette) sulle attività di gioco hanno portato in dote 1.037 milioni di euro (375 milioni di euro in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente).

Ma quali sono i canali più “redditizi” per il grande business del gioco legale? Per l’Erario, il 50% degli introiti arriva dagli apparecchi installati in sale Bingo, agenzie di scommesse sportive e altri luoghi autorizzati. Tra le macchine più diffuse ci sono le videolottery, moderni terminali connessi a un cervellone centrale e privi della cosiddetta scheda di gioco al loro interno. Il costo della partita, in questo caso, varia da un minimo di 50 centesimi fino a un massimo di 10 euro. In monete, banconote e ticket di gioco, poco importa. La percentuale delle somme giocate destinate alla vincita non può essere inferiore all’85% ed è possibile vincere fino a 5mila euro. In ballo però, dove previsto, c’è anche la possibilità di vincere il jackpot nazionale (fino a 500mila euro) o un jackpot locale (che invece può toccare quota 100mila euro).

Un buon affare per l’Erario sono poi le lotterie, al secondo posto della classifica dei Monopoli (valgono il 17% di tasse e imposte versate alle casse dello Stato), seguito dal gioco del Lotto, che pesa per l’11% sugli introiti pubblici e che per i prossimi nove anni sarà affidato al vincitore della gara scaduta lunedì scorso. Se si guarda alla raccolta complessiva – dunque alla somma delle giocate – sono i giochi online ad avere la maggiore incidenza: il 46% delle puntate passa da Internet, evidenziano dall’Agenzia dei monopoli. Seguono gli apparecchi elettronici (21%).

È la Rete, dunque, il grande crocevia del gioco. Non a caso il mondo virtuale assorbe gran parte dei controlli delle autorità e drena importanti investimenti da parte dei concessionari. Stando alle stime dell’Agic (Associazione gioco e intrattenimento in concessione) «negli ultimi anni gli investimenti in tecnologia sono aumentati di circa il 50%, focalizzandosi in particolar modo nella cybersecurity sia per quanto riguarda la sicurezza infrastrutturale sia per quella applicativa e per quella relativa alla formazione».

Internet resta un territorio sorvegliatissimo, tanto che l’Ufficio controllo giochi dei Monopoli, diretto da Luca Turchi, ha chiuso oltre 11mila siti come risulta dalle 251 pagine dell’elenco pubblicato dalla stessa Adm e valido fino a venerdì. Il contrasto al gioco illegale comincia da qui, dai canali web, che alimentano un mercato nero da decine di miliardi di euro. Ma questa è un’altra storia.

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