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La spazzatura arriva dal cielo: dai pezzi di razzi piovuti a terra nuovi rischi per la sicurezza

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Parte dei vettori rientra nella atmosfera terrestre, che non li brucia del tutto. Incidenti tra Polonia e Usa, danni all’ambiente
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DI Komorniki in Polonia nessuno ha mai sentito parlare fino a quando - alle 4 e 32 del mattino del 19 febbraio - un misterioso oggetto piomba sulla cittadina tra un’azienda che noleggia fotocopiatrici e un’altra di materiali elettrici.

Il serbatoio caduto dallo Spazio (cortesia TVN24) 

Siamo a pochi metri da una strada (come Sycowska), parecchio trafficata fin dal mattino.

Un metro e mezzo di altezza per un metro di larghezza, questa specie di enorme frigorifero, ma nero come la pece, viene a lungo scrutato dai Vigili del fuoco senza che ne possano capire la provenienza.

Vigili del fuoco sul luogo dell'impatto (cortesia TVN24) 

Frammenti del Falcon 9

Poche ore dopo, i telegiornali rilanciano i sospetti dell’Agenzia Spaziale polacca (Polsa) sul frigorifero - che è nero perché carbonizzato - e su alt…

DI Komorniki in Polonia nessuno ha mai sentito parlare fino a quando - alle 4 e 32 del mattino del 19 febbraio - un misterioso oggetto piomba sulla cittadina tra un’azienda che noleggia fotocopiatrici e un’altra di materiali elettrici.

Il serbatoio caduto dallo Spazio (cortesia TVN24) 

Siamo a pochi metri da una strada (come Sycowska), parecchio trafficata fin dal mattino.

Un metro e mezzo di altezza per un metro di larghezza, questa specie di enorme frigorifero, ma nero come la pece, viene a lungo scrutato dai Vigili del fuoco senza che ne possano capire la provenienza.

Vigili del fuoco sul luogo dell'impatto (cortesia TVN24) 

Frammenti del Falcon 9

Poche ore dopo, i telegiornali rilanciano i sospetti dell’Agenzia Spaziale polacca (Polsa) sul frigorifero - che è nero perché carbonizzato - e su altri oggetti ritrovati tra l’oasi verde di Wiry, Sliwno, Szamotuly.

Sarebbero tutti frammenti di un Falcon 9, il razzo della SpaceX che porta in orbita i mini-satelliti targati Elon Musk.

Il “frigorifero nero”, il pezzo più pesante, è un serbatoio del secondo stadio, della parte subito sotto la punta acuminata del razzo.

Verso il Punto Nemo

Il secondo stadio è una porzione del Falcon 9 che - esaurito il suo compito nello Spazio - precipita naturalmente verso l’atmosfera terrestre.

Ora, questo secondo stadio ha un suo piccolo motore che permette a SpaceX di posizionarlo lungo una traiettoria di rientro a Terra, prefissata e teoricamente sicura.

Secondo questo schema, il secondo stadio brucia quasi per intero nell’impatto con l’atmosfera mentre eventuali frammenti si inabissano nell’Oceano Pacifico. Mirano in genere al Punto Nemo, il più lontano al mondo da terre emerse o abitate.

Sul Paese addormentato

Ma stavolta il motore si inceppa e il secondo stadio sfreccia fuori controllo lungo i cieli dell’Irlanda e poi della Germania, a 27 mila chilometri all’ora. Alla fine brucia comunque, certo; ma intanto scaglia frammenti anche pesanti sulla Polonia addormentata.

La pioggia di spazzatura celeste che ha investito la Polonia, e forse la vicina Ucraina, prefigura un problema nuovo nella storia dell’umanità che deve guardarsi da una colonizzazione dello Spazio senza precedenti.

Il mensile Le Scienze rivela che l’orbita bassa, compresa tra i 200 e i 2.000 chilometri dalla Terra, ospita già 10.500 satelliti di piccole dimensioni.

Oggetti volanti che diventeranno almeno 58.000 entro il 2030 quando SpaceX per conto di Starlink, Amazon (nell’operazione Kuiper) e altre società al mondo avranno lanciato o integrato le loro costellazioni, con partenza dagli Usa.

Le 447 missioni

Quanti razzi decolleranno nei prossimi mesi per poi rientrare a Terra? Il solo Falcon 9 - artefice dell’incidente polacco - tocca già le 447 missioni.

Il “bombardamento” della Polonia non è un caso isolato. A giugno del 2024, la Stazione Spaziale Internazionale - che orbita tra i 330 e i 410 chilometri dal nostro pianeta - scarica 2.500 chili di materiali (dopo aver ricevuto nuove batterie agli ioni di litio).

Peccato che un frammento da 700 grammi precipiti a tutta velocità su una casa di Naples in Florida (negli Stati Uniti) sfondando il tetto e il pavimento dei due piani sottostanti. Anche qui è solo la fortuna a evitare morti e feriti perché le telecamere della villa registrano l’impatto alle 14 e 34 del pomeriggio.

Vicino a un albergo

Nel 2024, un’altra buona stella indirizza sulle montagne disabitate della North Carolina - ma non lontano da un albergo di lusso - un pezzo di una navicella Crew Dragon, sempre di SpaceX.

Parliamo di un componente di 41 chili, parte del “vano bagagli” della navicella, piombato ad alta velocità verso di noi. Ricoperto di fibre di carbonio, il pezzo aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione.

I mezzi spaziali sono costruiti per resistere a stress eccezionali e quando poi impattano l’atmosfera non si distruggono del tutto liberando frammenti sempre più grandi verso il suolo terrestre.

Nel 2020, detriti spaziali - parti forse di un razzo cinese - colpiscono intanto un villaggio in Costa d’Avorio; e altri il Kenya nel 2021. In entrambi i casi, i due Paesi africani faticano perfino a individuare i responsabili della pioggia spaziale. Una tempesta ancora miracolosamente senza vittime, ma fino a quando?

Anidride e ossidi

Sulle Scienze, Moriba Jah - docente di Ingegneria spaziale all’Università del Texas, leggendario ambientalista - chiarisce che le cadute di detriti non solo l’unica incognita di questa corsa stellare.

I continui lanci di razzi rilasciano nell’atmosfera sostanze inquinanti, come anidride carbonica, fuliggine e ossidi di alluminio contribuendo ai cambiamenti climatici.

E materiali inquinanti sono diffusi anche dalla tecnica di bruciare - nell’impatto con l’atmosfera terrestre - sia parte dei razzi e sia alcuni mini-satelliti a fine vita.

L’orbita geostazionaria

Questo protocollo è inevitabile? Enormi satelliti - come quelli che aiutano nelle previsioni meteo - viaggiano lungo l’orbita geostazionaria, a ben 36.000 chilometri dal nostro pianeta.

Fin dai loro esordi nei cieli, questi giganti non vengono riportati verso la Terra, a missione celeste esaurita.

In genere - ricorda la Fondazione Leonardo in una inchiesta di inizio marzo - si preferiva e tuttora si punta a spostarli di alcuni chilometri verso l’alto parcheggiandoli in una specie di orbita cimitero, lontani e inoffensivi. Un’idea saggia, di quando le avventure spaziali emozionavano invece di spaventare.

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