Dazi sulle auto, Ferrari alza i prezzi per gli Usa: +10%. Musk: “Impatto rilevante per Tesla”
di Massimo Ferraro , Diego LonghinROMA – Una tassa “cattiva per le imprese, peggio per i consumatori”. Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito i dazi sulle auto al 25% annunciati da Donald Trump. Dal 2 aprile, con le tariffe reciproche con il resto del mondo e poi quelle sull’automotive, gli Stati Uniti sono pronti a fare sul serio con la loro guerra commerciale. E le case automobilistiche stanno studiando le contromisure, come la Ferrari che ha reagito alzando i prezzi del listino. La Casa di Maranello ha rivisto la politica commerciale con un aumento dei prezzi fino al 10%. Le condizioni rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli prima del 2 aprile e per gli ordini delle tre famiglie Ferrari 296, SF90 e Roma. Poi scatteranno i rincari.
"Una pessima notizia. Ci dispiace che l'amministrazione americana stia giocando contro il buon funzionamento del mercato globale. Dobbiamo capire in quali termini esattamente vogliono metterli in atto ma siate certi che risponderemo d…
ROMA – Una tassa “cattiva per le imprese, peggio per i consumatori”. Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito i dazi sulle auto al 25% annunciati da Donald Trump. Dal 2 aprile, con le tariffe reciproche con il resto del mondo e poi quelle sull’automotive, gli Stati Uniti sono pronti a fare sul serio con la loro guerra commerciale. E le case automobilistiche stanno studiando le contromisure, come la Ferrari che ha reagito alzando i prezzi del listino. La Casa di Maranello ha rivisto la politica commerciale con un aumento dei prezzi fino al 10%. Le condizioni rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli prima del 2 aprile e per gli ordini delle tre famiglie Ferrari 296, SF90 e Roma. Poi scatteranno i rincari.
"Una pessima notizia. Ci dispiace che l'amministrazione americana stia giocando contro il buon funzionamento del mercato globale. Dobbiamo capire in quali termini esattamente vogliono metterli in atto ma siate certi che risponderemo di conseguenza", aggiunge la vice presidente della Commissione Ue per la transizione, Teresa Ribera. A prendere posizione in Italia è il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Per l'auto, neanche per gli Stati Uniti sarà utile l'aumento dei dazi perché credo che aumenteranno i prezzi anche dell'auto in America, che sono realizzate con molta componentistica europea.
La risposta dell’Europa
il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nella conferenza stampa quotidiana dell'esecutivo europeo ha dichiarato: "Il punto non è se siamo sorpresi o meno. Il punto è se siamo preparati o meno. E qui la risposta resta sì: siamo preparati a salvaguardare i nostri interessi economici e, se necessario, forniremo una risposta ferma, proporzionata, robusta, ben calibrata e tempestiva a qualsiasi misura ingiusta e controproducente da parte degli Stati Uniti".
“Non facciamoci prendere da né dalle reazioni istintive né dal panico, credo che Sefcovic sappia come fare e sappia trattare nel modo migliore possibile, perché la prima trattativa è quella europea, noi possiamo indirizzare". Il ministro dell’Economia francese Eric Lombard sottolinea che i dazi di Trump sulle auto prodotte al di fuori degli Stati Uniti sono "una pessima notizia e un atto non cooperativo". Il governo tedesco ha invitato l'Unione europea a fornire una "risposta ferma" all'aumento dei dazi americani sulle automobili annunciato il giorno prima dal presidente Donald Trump. "Deve essere chiaro che non ci piegheremo agli Stati Uniti", ha dichiarato in un comunicato il ministro dell'Economia e vicecancelliere Robert Habeck.
Dal 2 aprile, o meglio dalla mezzanotte del 3, entreranno in vigore i dazi sulle auto completamente assemblate all’estero e importate negli Stati Uniti. È poi previsto un secondo livello di tariffe, che saranno introdotte non oltre il 3 maggio, sulle vetture assemblate con componenti – non di dettaglio – dall’estero, come motori e trasmissioni.
Intanto le Borse arrancano, trascinate dai titoli del settore colpito dai nuovi annunci, anche se il presidente minimizza: “Wall Street ne verrà fuori”. Ma i costruttori, europei e americani, non nascondono i timori.
I costruttori europei
La mattina dopo la conferenza stampa che ha certificato l’intenzione della Casa Bianca di procedere con dazi specifici contro le auto, a chiedere un “dialogo” per trovare una “soluzione immediata” per “evitare le tariffe e le conseguenze dannose di una guerra commerciale” è l’Acea, l’Associazione europea dei costruttori di automobili. “Siamo profondamente preoccupati, ammettono in un comunicato, le tariffe addizionali “arrivano in un momento spartiacque per la trasformazione del nostro settore e mentre aumenta la feroce competizione internazionale”.
I costruttori ricordano al presidente Usa di aver investito per decenni, creando posti di lavoro, promuovendo la crescita economica delle comunità locali e generando enormi entrate fiscali per il governo statunitense. Un messaggio che vuole ribaltare la narrazione trumpiana sui Paesi che per “secoli” hanno strappato agli Stati Uniti “milioni di dollari”.
“Esortiamo il presidente Trump a considerare l'impatto negativo delle tariffe non solo sulle case automobilistiche globali, ma anche sulla produzione nazionale statunitense – il monito di Acea – le tariffe non avranno solo un impatto sulle importazioni negli Stati Uniti, una sanzione che è probabile che i consumatori americani paghino, ma le misure sulle parti automobilistiche danneggeranno anche le case automobilistiche che producono automobili negli Stati Uniti per i mercati di esportazione”.
La mossa di Ferrari
Ferrari aggiorna la sua politica commerciale. “Nel riaffermare il proprio impegno per garantire la massima attenzione e tutela dei clienti e con l'obiettivo di garantire loro certezza: le condizioni commerciali rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli importati prima del 2 aprile 2025 e per gli ordini delle seguenti tre famiglie - Ferrari 296, SF90 e Roma - a prescindere dalla data di importazione. Per i restanti modelli, le nuove condizioni doganali si rifletteranno parzialmente sul prezzo, fino ad un massimo del 10 per cento di aumento, in coordinamento con la nostra rete di distribuzione”. Ferrari conferma che gli obiettivi finanziari per l'anno 2025 restano invariati, con un potenziale rischio di diluizione di 50 punti base sui margini percentuali di redditività (margini percentuali ebit ed ebitda)
Gli effetti per il settore in Italia
In Italia si producono modelli che vengono esportati all’estero, in parte anche negli Usa. D’altronde una delle gambe del gruppo Stellantis è statunitense e in Italia si producono alcuni modelli Jeep, come Compass e Renegade nello stabilimento di Melfi, oppure la Dodge Hornet a Cassino. E poi c'è la 500 a Mirafiori. Si tratta di veicoli, soprattutto Compass e Renegade, che sono alla fine del loro ciclo. L’impatto dovrebbe essere minimo e c’è molta più attenzione, per il gruppo automobilistico, rispetto agli effetti prodotti dal 25% extra alla dogana rispetto al Messico e al Canada. Incertezza anche nel mondo della componentistica. Non è chiaro quali saranno i sistemi colpiti dal balzello imposto da Trump e in che modo. Si tratta di una torta importante: fino a novembre 2024 le esportazioni verso gli Usa arrivano a 1 miliardo e 159 milioni, soprattutto nelle componenti meccaniche. Una quota del 5% rispetto alle esportazioni totali del comparto a livello mondiale.
I costruttori americani
Ma i timori sono gli stessi anche dall’altra parte dell’Oceano. A parlare sono Ford, General Motors e Stellantis, tramite un comunicato congiunto dell’Associazione professionale dei produttori americani. La preoccupazione è sempre la stessa: il costo al cliente. Se aumenta il cartellino, il rischio è di un impatto sulle vendite.
È “fondamentale”, scrivono i costruttori Usa, che i dazi voluti dal presidente “non facciano aumentare i prezzi per i consumatori”. Stellantis, GM e Ford continueranno a “lavorare con il governo” per “politiche sostenibili” che aiutino gli americani, ma è necessario “preservare la competitività della produzione nordamericana”. Compresi quindi Canada e Messico.
La corsa dei prezzi negli Usa
La preoccupazione più grande è che i dazi inneschino una corsa dei prezzi delle auto negli Usa dove sono già saliti negli ultimi anni fino una media di 48 mila dollari a vettura. Dinamica che ha fermato il mercato rendendolo ancora più stagnante. I diversi studi e scenari indicano rischi variabili con aumenti che possono oscillare dai 4 mila a 10 mila dollari a veicoli. Nel 2024 gli Usa hanno importato 290 miliardi di dollari in auto, prevalentemente da Messico, Giappone, Canada ed Europa, e 179 miliardi in componenti.
L’impatto su Tesla
Non è escluso dai dazi trumpiani neanche il braccio destro del presidente, Elon Musk. Sul suo social X, il super miliardario ha fatto sapere che "per esser chiari, questo influirà sul prezzo dei componenti delle auto Tesla che provengono da altri Paesi. L'impatto sui costi non è banale”. Nelle prime ore il titolo ha perso più del 6% in Borsa, ma in apertura a Wall Street Tesla è ripartita in positivo, guadagnando l’1,9%. Secondo Bloomberg, l’azienda di Musk è tra i pochi vincitori della guerra commerciale scatenata da Trump.
Trump, nuove minacce a Ue e Canada
Dopo la conferenza stampa alla Casa Bianca, forse anche in risposta a von der Leyen e alla resilienza mostrata dal primo ministro del Canada, Mark Carney, Trump ha voluto aggiungere una postilla che suona come minaccia. Per farlo, ha usato il suo social Truth. "Se l'Unione Europea collabora con il Canada per danneggiare economicamente gli Stati Uniti – avvisa il presidente statunitense – verranno imposti a entrambi dazi su larga scala, molto più grandi di quelli attualmente previsti, per proteggere il migliore amico che ciascuno di questi due Paesi abbia mai avuto (gli Stati Uniti, ndr)!”.